Un lupo vestito da agnello

Sulla viltà, sulla censura e sulla crudeltà ai tempi dei social network: una favola poco edificante sulla politica culturale della mia città.

Da piccolo, fino all’età di sedici anni, ero convinto che avrei fatto lo scienziato naturalista. M’immaginavo tra le provette e i matracci di un laboratorio, o a erborizzare in giro per le campagne. Poi ho capito che il mio interesse per l’uomo e per il suo pensiero superava di gran lunga quello per l’osservazione della natura, e così decisi di passare dalle scienze naturali allo studio della lingua e della letteratura.
Certo, mi sono laureato con una tesi su Camillo Sbarbaro, grande scrittore e lichenologo di fama mondiale, e per un periodo ho avuto una sbandata per la filosofia della scienza insegnata da Paolo Rossi alla Facoltà di Filosofia di Firenze, ma alla fine tutto si è risolto nella scrittura di un libro e in qualche articolo su Sbarbaro e su Rousseau.

Verso la fine del 2009, grazie alle chiacchierate con l’amico Andrea Sforzi, scienziato naturalista e direttore del Museo di Storia Naturale della mia città, la passione si è riaccesa. Entrambi armati delle nostre differenti esperienze di studio – lui dottore di ricerca in biologia, io in lettere –, accomunati dall’amore per Darwin, per gli scrittori naturalisti e per quella particolare divulgazione scientifica che si basa sulla precisione della parola e sulla conoscenza del mondo naturale, abbiamo deciso di unire le forze per inventare qualcosa di nuovo.

È nato così il format “DI SCIENZA E DI NATURA”, una sorta di dialogo in pubblico da tenere periodicamente nella sala conferenze del Museo. Questa è la descrizione dell’iniziativa:

Uno studioso di scienze naturali, ANDREA SFORZI, e un esperto di letteratura, SIMONE GIUSTI, leggono testi di scrittori che hanno dedicato le loro opere alla descrizione e alla narrazione della natura, e di scienziati-narratori capaci di raccontare la loro visione del mondo naturale. Alla lettura si accompagna il dialogo con scienziati e letterati in grado di approfondire i temi e di soddisfare le curiosità del pubblico.

Abbiamo iniziato nel 2010 (qui il programma). Il primo incontro era dedicato a Jean-Henri Fabre, il poeta degli insetti. Andrea invitò tre entomologi, io lessi e studiai le opere di questo straordinario scrittore della natura. Ci siamo divertiti, abbiamo trovato un nostro pubblico, e gradualmente abbiamo costruito quello che volevamo: l’abitudine a studiare e a ritrovarsi per ragionare insieme di argomenti nuovi, all’incrocio tra diverse discipline, nel tentativo di coinvolgere nel ragionamento gli altri. Siamo andati avanti per sette anni con tre o quattro appuntamenti all’anno, sempre al pomeriggio del sabato. Gli ultimi, quelli del 2016, dedicati al rapporto tra letteratura, scienze naturali e arte, hanno coinvolto ogni volta una cinquantina di persone di ogni età.

Va detto che non è stato sempre facile trovare il tempo da dedicare a quest’attività, tra l’altro volutamente non remunerata. Se ho resistito così a lungo è stato, oltre che per il piacere di conversare con una persona intelligente e colta come Andrea Sforzi, per la soddisfazione di costruire qualcosa di duraturo, e anche per contribuire nel mio piccolo all’affermarsi di un’istituzione che fin dal principio ho ritenuto degna di essere sostenuta: la Fondazione Grosseto Cultura, una fondazione pubblica creata dal Comune di Grosseto per gestire alcune strutture e attività culturali cittadine. 
All’inizio sono stato un socio sostenitore – credo di essere stato il primo e unico, all’epoca. Negli ultimi cinque anni, curiosamente, nessun membro del consiglio di amministrazione – o della giunta comunale – è mai venuto ad assistere a uno dei nostri incontri o si è mai interessato al loro contenuto, forse per fiducia nei due conduttori. Ho continuato l’attività in piena autonomia, diciamo così, anche se  il dubbio che quella libertà fosse frutto soprattutto dell’indifferenza mi è venuto.

Nel 2016, dopo le elezioni amministrative, ci sono stati dei cambiamenti ai vertici della Fondazione. D’altronde il consiglio è di nomina politica, risponde direttamente al socio di maggioranza, ed è naturale che ci siano degli avvicendamenti. In prima battuta è stato nominato presidente uno dei sostenitori della campagna elettorale del sindaco, che però dopo qualche settimana ha rassegnato le sue dimissioni. Poi il sindaco ha individuato per quel ruolo un certo Francesco Mori, calligrafo e miniatore, noto in città per essersi reso protagonista di una singolare protesta contro ZED1, uno dei maggiori street artist contemporanei, che era stato invitato proprio alla Fondazione Grosseto Cultura a realizzare una sua opera su un muro del centro storico.

Grazie alla sua protesta, che consisteva nell’esposizione di un cartello con su scritto “Scempio in corso”, Mori si è guadagnato un posto nell’arte contemporanea, in quanto immortalato dal generoso artista all’interno dell’opera stessa.
mori 2 nel murale

Così scrive ZED1 nel suo ultimo libro: “Venne con un cartello in mano in cui era scritto ‘Scempio in corso’ contrariato, a suo dire, da una forma d’arte moderna vicina a una antica (il Cassero). Solo più tardi si venne a sapere che il gesto nascondeva un bieco tentativo di pubblicizzarsi e mi parve dunque il soggetto ideale a accostare alla lampadina che recava il simbolo della (mala) Informazione” (Zed1,Tales from the wall, Crowdbooks, Roma 2016, pp.117-118).

Per approfondire la conoscenza del personaggio, che non avevo mai sentito nominare prima, cercai su internet. Sul suo sito si legge che è un dottore di ricerca in storia dell’arte medievale e un artigiano esperto di calligrafia e di miniatura medievale, tecniche sulle quali tiene dei corsi. Non sembra aver mai fatto mostre personali, ma ha ricevuto nel 2007 un incarico da Vittorio Sgarbi per realizzare le vetrate della cattedrale di Noto. Nel 2015 è vincitore del concorso riservato ai pittori nati o residenti in provincia di Siena per la pittura del drappellone del palio – perché Mori non vive a Grosseto, città che sembra conoscere e frequentare con parsimonia.

Poco legato al territorio, Mori esplicita la sua politica culturale soprattutto su Facebook, dove esprime opinioni molto nette su temi etici. Il suo profilo è pubblico: chiunque può leggere le sue esternazioni su donne e castità, sul divorzio, sull’immigrazione, sul decreto Cirinnà, su Carlo Giuliani e sulle adozioni da parte di coppie omosessuali. Posizioni vicine a quelle delle “sentinelle in piedi” e di Mario Adinolfi.

La carica omofobica di alcune frasi è davvero impressionante, e rivela una violenza inaspettata. Il politico Nichi Vendola è definito “sodomita” dai “porci capricci”. È una parola desueta, “sodomita”, e il suo uso non è neutrale. Nasce nel Medioevo, in un contesto religioso, e non è un sinonimo di omosessuale. È usata per indicare chi pratica il coito anale, ed è portatrice – ieri come oggi – di una forte connotazione negativa. Tradizionalmente, il “sodomita” che disperde il seme dev’essere punito – e per secoli il rogo è stata una delle punizioni praticate nel continente europeo. “Fosse per me…”, minaccia Mori, o anche “Verrà un giorno…”, sempre riferendosi a Vendola (si spera alludendo all’aldilà).

Contro Vendola

sodomita

Anche Vladimir Luxuria è vittima degli strali del futuro presidente, che condivide e commenta un fotomontaggio intenzionalmente offensivo di coloro che transitano da un sesso all’altro, tutelati dalla legge ma non altrettanto rispettati dai moderni Savonarola da social network.

luxuria

Confesso però che il post che mi ha colpito di più, e che maggiormente mi offende e mi spaventa per la sua crudeltà, è quello dedicato a Carlo Giuliani, il ragazzo morto a Genova durante il G8 del 2001. Un episodio che ancora oggi mi stringe il cuore e che da sempre mi suscita compassione per la sua famiglia e per tutta la mia generazione.

Giuliani

Farebbe sorridere per gli errori di ortografia e per la sintassi traballante, ancora, il post sui migranti, se non prevalesse lo sdegno per la malafede e per la faciloneria con cui sono accettate e divulgate notizie false da parte di una persona che tanto tempo ha dedicato allo studio nelle scuole e nelle università pubbliche italiane.

immigrati

Infine, tralasciando le pur significative affermazioni contro l’autonomia delle donne e contro il divorzio, mi preme oggi segnalare il post che criticava, pochi mesi prima della sua nomina a presidente, un’iniziativa proprio di Fondazione Grosseto Cultura, “La città visibile”, il cui manifesto, denuncia Mori, è “un composit di vagine e uteri”.

composit

Voglio continuare a collaborare con una Fondazione culturale presieduta da un uomo che si esprime in questo modo e che ha queste posizioni ideologiche? Confesso di essermi posto la domanda, e di essermi risposto di sì: in fondo, il presidente di una struttura pubblica altro non è che l’espressione di una parte politica, che democraticamente è stata eletta per amministrare. Se qualcuno tra i politici locali ha voluto scegliere un omofobo ultraconservatore dal curriculum professionale quantomeno scarno, renderà conto delle conseguenze di tale scelta ai suoi elettori e nelle sedi istituzionali. Così ho deciso di continuare, e mi sono anche associato alla Fondazione, soprattutto perché interessato a seguire il corso “D’istruzioni d’arte” sull’arte contemporanea.

Nel frattempo, dopo alcuni mesi di attesa, il presidente si è insediato e ha subito comunicato alla cittadinanza la cancellazione dell’edizione 2017 dell’iniziativa di arte partecipata “La Città visibile”, che diventerà biennale; i soldi destinati da anni a quell’iniziativa andranno a coprire una parte delle spese di una mostra curata da Vittorio Sgarbi – suo ex committente.
Significativo è anche il progetto di realizzare una rievocazione in costume dell’assedio di Ludovico il Bavaro, l’avvenimento storico che, nel 1328, segnò il definitivo passaggio di Grosseto sotto il dominio senese.

Per segnare la profonda discontinuità di metodo e di contenuti con il passato, Mori ha infine imposto un nuovo logo alla Fondazione (al posto del precedente, realizzato dagli studenti di una scuola in seguito a un concorso). Senza chieder niente a nessuno Mori ha mostrato la sua creazione – perché lui stesso è l’autore dell’immagine – durante una conferenza stampa e sui social network, suscitando reazioni che andavano dall’ilarità per la silhouette disegnata allo sdegno per i metodi autoritari.
Confesso di aver anch’io riso fino alle lacrime quando ho capito che il misogino Mori, censore del manifesto tutto uteri e vagine, aveva disegnato quella che a tanti è parsa fin da subito una vulva rovesciata. “È una foglia di alloro” ha dichiarato un commentatore su Facebook, “sei tu che vedi ciò che vuoi vedere!”. Per togliermi il dubbio ho chiesto ai miei contatti un parere, postando alcune immagini esplicative.

Ceci vagin

Vagina_1

Sono stato sarcastico e irriverente. Ho irriso il potente di turno che irride le più elementari regole democratiche, e l’ho fatto con gli strumenti a mia disposizione, apertamente e con un sorriso amaro sulle labbra. E il potente pare che si sia molto offeso, anche se non ho mai avuto occasione di avere un confronto di qualsiasi tipo con lui.

Una decina di giorni fa ho sentito Andrea Sforzi per preparare il programma della rassegna “Di scienza e di natura” del 2017. Eravamo in ritardo, siamo andati di fretta. Per parte mia, avevo già contattato il poeta Claudio Damiani e Marco Belpoliti, autore di un bellissimo libro sugli insetti.
Il giorno dopo ho ricevuto un messaggio di Andrea che mi chiede di aspettare. “Ci sono dei problemi”, mi dice poi al telefono, dalla voce mi sembra in imbarazzo.
Dopo qualche giorno, la conferma: vengo a sapere che la mia presenza non è gradita. Dice Andrea che il consiglio di amministrazione – la cui maggioranza è di nomina politica – ha “stigmatizzato” – parole loro – il mio comportamento su Facebook, e che pertanto la nostra collaborazione non può più continuare.

Dopo sette anni, quindi, “Di scienza e di natura” chiude. Un professionista riconosciuto a livello europeo come Andrea Sforzi è stato costretto dall’azienda per cui lavora a rinunciare a un progetto di successo, portato avanti con costanza nel corso del tempo e con la collaborazione gratuita di uno dei maggiori esperti italiani del settore – che sarei io, detto con la modestia, con la consapevolezza e con la serietà che caratterizzano il mio lavoro. 

Mi dispiace che abbiano costretto un uomo mite come Andrea a dover gestire questa situazione paradossale. E mi turba profondamente il fatto che la politica si permetta di limitare in modo così maldestro, senza motivazioni scientifiche, senza contraddittorio e senza alcun senso delle istituzioni, la libertà d’espressione dei cittadini. Da quest’anno, semplicemente, per una scelta politica che nasce da motivi squisitamente personali, una cosa bella che aveva un pubblico affezionato non ci sarà più. 

14 pensieri su “Un lupo vestito da agnello”

  1. Simone ha saputo tratteggiare da par suo il ritratto assai rispondente di quello che definisco “l’illuminato illuminante”.
    Che dire poi delle sue puntuali ed acute osservazioni? Tutte condivisibili! C’è una sola cosa che ancora mi lascia in dubbio: iscrivermi anche quest’anno ad una associazione il cui onnipotente presidente gestisce il denaro degli iscritti secondo criteri che ho ingrande spregio? Ma, d’altra parte, perché rinunciare alle piacevolezze che non è ancora riuscito ad abolire? Datemi un parere, mi interessa. Simone, complimentarmi con te risulterebbe ovvio. Ma sarebbe proprio rispondente al pensiero di molti come me.

    1. le persone che lavorano in Fondazione Grosseto Cultura sono senza dubbio migliori del loro datore di lavoro, che in questo momento è ostaggio della politica. E non è una questione ideologica, è un problema di qualità delle persone e di senso delle istituzioni

  2. Caro Simone, mi dispiace sapere che anche una iniziativa bella come “Di scienza e di natura” sia caduta vittima di tanta ottusità. Serbo ancora un bellissimo ricordo del pomeriggio in cui con te e con Andrea leggemmo a un pubblico pieno di curiosità una scelta di poesie pascoliane dedicate agli uccelli: fu uno scambio di competenze autentiche: scientifiche, letterarie e fatte di esperienze vissute in prima persona in campagna; forse un partecipato sentire da relegare nel nulla per alcuni incompetenti.

  3. Il Sigh* Mori mi sembra ossessionato da vagine e uteri……. S’impone un ciclo di conferenze patrocinato dalla Fondazione sul complesso d’Edipo.

    * onomatopea di un sospiro

  4. Come prima presidente di Fondazione Grosseto Cultura provo amarezza e incredulità difronte alla tracotanza e all’ottusita’ della nuova gestione. Come amica e estimatrice di Simone tutta la mia solidarietà

  5. Mi vanto di conoscere un intellettuale come Simone Giusti e quindi mi dispiace che la sua iniziativa culturale sia stata interrotta. Ho sempre in mente il suo racconto personale della zappa riposta nel bagagliaio dell’auo e spesso ne prendo spunto a mo’ di metafora per giustificare il senso di distacco che ho nei confronti di atteggiamenti arroganti, supponenti, pretenziosi e in generale violenti! Qualcuno potrebbe dire che non si ha più voglia di combattere, io rispondo che l’energia la devo conservare per quella zappa che tengo nel bagagliaio anch’io come Simone Giusti.

  6. Ringrazio tutte le persone che mi hanno manifestato la loro solidarietà. La risposta data dalla Fondazione Grosseto Cultura conferma l’intenzione di censurare le mie attività perché ho espresso opinioni che sono state giudicate “triviali” dal suo presidente, il quale ha appena chiuso un’attività di arte partecipata per avviare una collaborazione – retribuita – con Vittorio Sgarbi. Per leggere la risposta: articolo su Il tirreno.

  7. Tutta la mia stima per il tuo appassionato e instancabile impegno e la mia solidarietà per la censura ingiustificata e ottusa di cui sei stato oggetto, Simone.

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