Tutti gli articoli di Simone Giusti

La vergogna dell’Italia

È successo un paio di giorni prima delle ultime elezioni regionali. Io al bar vado per leggere il giornale locale, per fare rifornimento di acqua – perché devo bere spesso e invece regolarmente me ne dimentico – e per prendere un caffè. Due clienti in piedi sulla soglia discutono animatamente, ma si capisce subito che la pensano allo stesso modo. Gli stranieri, dicono, gli immigrati, che ci rubano i soldi e il lavoro, sono la vergogna dell’Italia.
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Dal patrimonio culturale all’esperienza estetica

Insieme a Samira Dlimi, docente dell’École Normale Supérieure, Université Mohammed V di Rabat, ho scritto un articolo intitolato “Mobilità degli studenti: quali competenze per garantirne la qualità?”, appena uscito nel volume La didattica delle lingue nel nuovo millennio. Atti del IV Congresso della società di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa DILLE (Università Ca’ Foscari Venezia, 2-4 febbraio 2017).

“La mobilità – si legge nell’introduzione – necessita che lo studente abbia in possesso delle competenze esistenziali, emozionali e psicologiche, oltre a quelle linguistiche, che favoriscono la sua integrazione nel paese di accoglienza. Proprio partendo da questa convinzione ci siamo posti vari interrogativi: come preparare e accompagnare, allora, questi giovani studenti destinati alla mobilità prima, durante e dopo il loro soggiorno all’estero a ripensare i loro comportamenti, attitudini e interazioni sociali? Come sviluppare in loro competenze (di tipo interculturale) e attrezzarli con strumenti d’analisi utili a comprendere aspetti culturali altri per superare le incomprensioni dovuti alle differenze culturali? Come sensibilizzarli nei confronti di una lingua, cultura e modo di vita diversi, cioè come condurli ad una buona coscienza reciproca nel rispetto delle diversità? Come aiutarli a trasformare le loro conoscenze e le loro abilità in competenze personali che consentano loro l’inserimento in una nuova realtà sociale?”.

Nell’ultima parte dell’articolo, riportata di seguito, cerco di riflettere sulla necessità di adottare una visione della cultura, e della letteratura in particolare, centrata sulla dimensione cognitiva e sull’esperienza estetica.

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Ricomincio dalla fine (per cambiare la scuola)

Il mio insegnamento, ancora in fase di ristrutturazione, ricomincia da qui, dalla valutazione. Ricomincio dalla fine, che poi è anche la punta dell’iceberg, la parte visibile dell’educazione. I voti, ancora di più da quando abbiamo il registro elettronico, sono la moneta corrente della vita scolastica. E se io voglio cambiare l’atteggiamento degli alunni e la percezione della scuola da parte dei genitori e dei comuni cittadini, è dai voti che devo ricominciare, dalla valutazione, a partire dalla quale devo riconfigurare il mio modo di insegnare. 

Un nuovo articolo su «La ricerca» di Loescher editore.

 

Insegnare con Boccaccio nella scuola secondaria di primo grado

È uscito in questo giorni il settimo volume della collana “QdR / Didattica e letteratura” di Loescher editore intitolato Letterature e letteratura delle origini: lo spazio culturale europeo. Prospettive didattiche per la Scuola secondaria e per l’Università, a cura di Giuseppe Noto. Al suo interno è ospitato un mio articolo su Insegnare con Boccaccio nella scuola secondaria di primo grado (pp. 85-105). Ne pubblico qui un paragrafo dedicato nello specifico ai problemi linguistici (pp. 93-96), nel quale cito un piccolo gioiello di Ezio Sinigaglia: un libretto d’opera ricavato dalla novella di Lisabetta da Messina. Continua a leggere

È ancora possibile parlar bene della scuola? Qualcuno pensa di sì

Dopo aver letto l’ennesimo appello di insegnanti e intellettuali sulla scuola italiana non riesco a togliermi dalla mente l’idea che, in fondo in fondo, al di là dell’evidente volontà controriformista che accomuna le iniziative di questo genere, tutte volte a restaurare pratiche e consuetudini di un passato ormai reso mitico a forza di storielle, il vero problema del discorso sulla scuola consista proprio nella sua sostanziale negatività. Continua a leggere

Aiutanti di mestiere – Manuale di sopravvivenza per assistenti sociali

Per alcuni anni mi sono occupato della formazione di professionisti del settore socio-sanitario: assistenti sociali, logopediste, fisioterapiste. Solitamente venivo chiamato per lavorare sulla scrittura delle cartelle cliniche o delle relazioni tecniche, ma era facile sfociare poi in un lavoro più ampio, dai contorni più sfumati e di sicuro più interessante, almeno per me che ero e sono ancora affascinato dalla funzione sociale e cognitiva delle storie nella vita quotidiana. Continua a leggere

Ancora sulla didattica della letteratura

Nel settembre del 2015 fui invitato dall’Associazione degli Italianisti a tenere due relazioni nelle sessioni plenarie di apertura (“Metodologie della ricerca: Digital Humanities”, coordinata da Alberto Casadei) e di chiusura (coordinata dal gruppo di lavoro sulla Didattica della letteratura italiana).  È stato uno dei momenti di maggiore visibilità, almeno in ambito specialistico, del mio lavoro di ricerca. Nell’aula magna della facoltà di Lettere della Sapienza erano presenti i maggiori studiosi di letteratura italiana. Il mio intervento di chiusura, in particolare, fu ascoltato con grande attenzione, e non mancò di suscitare scandalo. Quando mai – hanno pensato (e perfino gridato!) – si era visto un insegnante di scuola parlare così di fronte a una platea di professori universitari? A che titolo? Intanto, molte di quelle sollecitazioni hanno dato i loro frutti, e il lavoro di ricerca e di formazione ha avuto modo di proseguire ininterrotto.
A questo link potete trovare gli atti di quelle giornate: L’Italianistica oggi: ricerca e didattica, Atti del XIX Congresso dell’ADI – Associazione degli Italianisti (Roma, 9-12 settembre 2015), a cura di B. Alfonzetti, T. Cancro, V. Di Iasio, E. Pietrobon, Roma, Adi editore, 2017.

Smartphone a scuola?

“Lo smartphone esercita una grande influenza – non necessariamente positiva – sugli alunni, e anche sugli stessi insegnanti, i quali, come tutti i lavoratori, sono costretti a fare i conti con il problema della connessione permanente, della reperibilità e, ovviamente, della gestione del tempo. Tutti, bambini, adolescenti e adulti, siamo continuamente sollecitati a essere collegati alla rete, connessi alle nostre reti di “amicizie” virtuali. Ciascuno di noi vive una vita moltiplicata: siamo qui e ora, seduti a tavola con i nostri familiari, e siamo anche altrove, pronti a ricevere una nuova notifica e a essere proiettati in uno spazio virtuale. E siamo bombardati da notizie e da storie con cui dobbiamo fare i conti quasi in tempo reale, senza però avere occasione di approfondire, di studiare, di dialogare. Condivido dunque le preoccupazioni, certo, e per questo ritengo fondamentale educare all’uso dello smartphone a scuola. E dove, sennò? La scuola è il solo spazio protetto in cui gli studenti possono fare esperienze educative e riflettere su sé stessi e sul mondo.”

È lo stralcio di un dialogo con Marco Gui e con la redazione della Ricerca sullo smartphone a scuola, sulla sicurezza, sul benessere e sull’uso consapevole dei media. Dall’ultimo numero di “La ricerca” di Loescher editore, dedicato a Come orientarsi tra le informazioni sul web.

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“noi in attesa di ricordarti di dimenticarti” (Bertolucci e Pasolini)

Qualche anno fa il Liceo Bertolucci di Parma mi chiese di scrivere qualcosa sul rapporto tra Attilio Bertolucci, il poeta a cui la scuola era intitolata, e Pier Paolo Pasolini. Accettai, e per approfondire quella relazione – fondamentale per la cultura italiana contemporanea – andai per archivi, lessi e rilessi le loro opere e andai a spasso per Roma, alla ricerca delle loro tracce. Continua a leggere