Tutti gli articoli di Simone Giusti

Il populismo antipedagogico, il controriformismo e il ruolo degli intellettuali

Siamo ancora in tempo, noi letterati, a collaborare alla costruzione della scuola democratica: ho l’impressione che il nostro vero lavoro debba ancora cominciare, e che debba necessariamente iniziare dall’abbandono definitivo di quella posizione egemonica che più o meno esplicitamente rivendichiamo ogni volta che attacchiamo gli esperti delle altre discipline.
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Tutti a Palermo!

Io a Palermo ci sono stato nel 1998. Stavo lavorando alla mia tesi di dottorato sul poemetto in prosa e avevo bisogno di trovare alcuni libri di Girolamo Ragusa Moleti e non so che altro. Avevo chiesto un passaggio a mio padre, che stava andando a Donnalucata con il camion per i suoi consueti acquisti di piante tropicali. Mi pare di aver preso un treno a Messina. Durante il viaggio, in una cabina telefonica all’autogrill di Eboli, avevo saputo che molto probabilmente sarei diventato padre. Camminavo per la città a diversi centimetri da terra e ancora oggi credo di poter ricordare ogni fotogramma di quell’esperienza.
Tornerò a Palermo il 10 giugno per partecipare al festival “Una marina di libri”, che si svolgerà nell’orto botanico.
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Copertina di Esperienze pastorali di don Lorenzo Milani, Lef, 1958

Il lavoro pastorale: don Milani a Kansas City

Qualche tempo fa Vanessa Roghi ha avuto l’idea di fare a Grosseto un’iniziativa sulle Esperienze pastorali di don Milani. D’altronde – ci siamo detti – sono trascorsi 50 anni dalla sua morte, sono usciti i due volumi delle sue opere, e poi il suo lavoro non ci è mai sembrato così attuale e ricco di significati per chi oggi si occupa di educazione. E poi, ha detto Vanessa, sono trascorsi 60 dalla pubblicazione del Lavoro culturale di Luciano Bianciardi, facciamo parte del collettivo Bianciardi 2022, non possiamo creare un cortorcircuito tra questi due capolavori della nostra storia repubblicana? Sì, possiamo.
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Storytelling e storia letteraria

È uscito su Treccani.it un mio articolo su La narrazione della storia della letteratura e la costruzione dei valori. Inizia così:
«Lo storytelling, l’arte di raccontare storie, “è una forma di discorso che si impone in tutti i settori della società e trascende i confini politici, culturali o professionali” (Salmon, 2007, p. 6). La stessa storia della letteratura italiana, una pratica didattica fondamentale della scuola dell’Italia unita, può essere considerata un’operazione di storytelling ante litteram. La tradizione letteraria, infatti, nel caso di una nazione come l’Italia, carente, al suo principio, di forti strutture economiche e statali, “è stata chiamata, dalle classi dirigenti del Risorgimento, a offrire un modello non solo al progetto di unificazione linguistica del paese ma a quello dell’educazione culturale.»
Consiglio di leggere tutto lo speciale dedicato a Scuola: lingua, letteratura, mondo.

Sull’ultimo romanzo di Teresa Ciabatti

Mi hanno molto impressionato, lo ammetto, le reazioni scomposte di alcuni critici e giornalisti di fronte all’uscita (e forse, chissà, alla lettura, ma a volte nutro dei dubbi sul fatto che chi scrive di libri abbia la pazienza di leggerli) dell’ultimo libro di Teresa Ciabatti, La più amata. Io l’ho letto perché mi era piaciuto il primo libro, Adelmo, torna da me (e già mi sento una persona brutta, perché sembra che i critici debbano dire che era bruttissimo), perché il libro parla della mia città (dice Vanessa Roghi che dovrebbero farlo leggere nelle scuole, per far capire chi siamo veramente, da dove veniamo) e perché i bulletti del web proprio non li sopporto. Questo è il risultato della mia lettura (su La ricerca online).