Tutti gli articoli di Simone Giusti

I piani di studio svizzeri: un’occasione per riflettere sulla didattica della letteratura

È online l’ultimo numero della rivista Forumlecture Suisse (n. 3 del 2018), interamente dedicato a “Didattica della lettura e della letteratura e nuovi piani di studio”. Ospita un mio intervento intitolato Imparare dalla letteratura nella scuola delle competenze, nel quale prendo in esame il Piano di studi della Svizzera italiana e cerco di fornire indicazioni utili sul valore formativo della letteratura nell’insegnamento, soffermandomi in particolare sull’approccio narrativo e sulla didattica integrata di lettura e scrittura.

Tradurre le opere, leggere le traduzioni

Il magazine di Treccani dedicato alla lingua italiana ha pubblicato uno “speciale” che porta il titolo del mio ultimo libro pubblicato da Loescher editore.  La compagnia è davvero straordinaria , il risultato notevole. Io ho partecipato all’impresa con un articolo sulla didattica delle lingue classiche e sulla versione dal latino. Potete leggere tutti gli articoli qui.

Riassunti (alcune note a margine di un corso di formazione)

Spesso mi capita di tornare a riflettere sugli argomenti affrontati durante i corsi di formazione, specialmente se sono stati intensi e dibattuti (come spesso accade). Così, dopo una settimana trascorsa insieme agli insegnanti del Mugello, ripenso alle domande sul “riassunto”, una tecnica didattica su cui il Miur ha insistito molto, negli scorsi mesi, soprattutto grazie alla consulenza del linguista Luca Serianni.  Pubblico di seguito un paragrafo che avevo scritto sull’argomento nel mio Tradurre le opere, leggere le traduzioni (Loescher 2018). Continua a leggere

La vergogna dell’Italia

È successo un paio di giorni prima delle ultime elezioni regionali. Io al bar vado per leggere il giornale locale, per fare rifornimento di acqua – perché devo bere spesso e invece regolarmente me ne dimentico – e per prendere un caffè. Due clienti in piedi sulla soglia discutono animatamente, ma si capisce subito che la pensano allo stesso modo. Gli stranieri, dicono, gli immigrati, che ci rubano i soldi e il lavoro, sono la vergogna dell’Italia.
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Dal patrimonio culturale all’esperienza estetica

Insieme a Samira Dlimi, docente dell’École Normale Supérieure, Université Mohammed V di Rabat, ho scritto un articolo intitolato “Mobilità degli studenti: quali competenze per garantirne la qualità?”, appena uscito nel volume La didattica delle lingue nel nuovo millennio. Atti del IV Congresso della società di Didattica delle Lingue e Linguistica Educativa DILLE (Università Ca’ Foscari Venezia, 2-4 febbraio 2017).

“La mobilità – si legge nell’introduzione – necessita che lo studente abbia in possesso delle competenze esistenziali, emozionali e psicologiche, oltre a quelle linguistiche, che favoriscono la sua integrazione nel paese di accoglienza. Proprio partendo da questa convinzione ci siamo posti vari interrogativi: come preparare e accompagnare, allora, questi giovani studenti destinati alla mobilità prima, durante e dopo il loro soggiorno all’estero a ripensare i loro comportamenti, attitudini e interazioni sociali? Come sviluppare in loro competenze (di tipo interculturale) e attrezzarli con strumenti d’analisi utili a comprendere aspetti culturali altri per superare le incomprensioni dovuti alle differenze culturali? Come sensibilizzarli nei confronti di una lingua, cultura e modo di vita diversi, cioè come condurli ad una buona coscienza reciproca nel rispetto delle diversità? Come aiutarli a trasformare le loro conoscenze e le loro abilità in competenze personali che consentano loro l’inserimento in una nuova realtà sociale?”.

Nell’ultima parte dell’articolo, riportata di seguito, cerco di riflettere sulla necessità di adottare una visione della cultura, e della letteratura in particolare, centrata sulla dimensione cognitiva e sull’esperienza estetica.

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Ricomincio dalla fine (per cambiare la scuola)

Il mio insegnamento, ancora in fase di ristrutturazione, ricomincia da qui, dalla valutazione. Ricomincio dalla fine, che poi è anche la punta dell’iceberg, la parte visibile dell’educazione. I voti, ancora di più da quando abbiamo il registro elettronico, sono la moneta corrente della vita scolastica. E se io voglio cambiare l’atteggiamento degli alunni e la percezione della scuola da parte dei genitori e dei comuni cittadini, è dai voti che devo ricominciare, dalla valutazione, a partire dalla quale devo riconfigurare il mio modo di insegnare. 

Un nuovo articolo su «La ricerca» di Loescher editore.

 

Insegnare con Boccaccio nella scuola secondaria di primo grado

È uscito in questo giorni il settimo volume della collana “QdR / Didattica e letteratura” di Loescher editore intitolato Letterature e letteratura delle origini: lo spazio culturale europeo. Prospettive didattiche per la Scuola secondaria e per l’Università, a cura di Giuseppe Noto. Al suo interno è ospitato un mio articolo su Insegnare con Boccaccio nella scuola secondaria di primo grado (pp. 85-105). Ne pubblico qui un paragrafo dedicato nello specifico ai problemi linguistici (pp. 93-96), nel quale cito un piccolo gioiello di Ezio Sinigaglia: un libretto d’opera ricavato dalla novella di Lisabetta da Messina. Continua a leggere

È ancora possibile parlar bene della scuola? Qualcuno pensa di sì

Dopo aver letto l’ennesimo appello di insegnanti e intellettuali sulla scuola italiana non riesco a togliermi dalla mente l’idea che, in fondo in fondo, al di là dell’evidente volontà controriformista che accomuna le iniziative di questo genere, tutte volte a restaurare pratiche e consuetudini di un passato ormai reso mitico a forza di storielle, il vero problema del discorso sulla scuola consista proprio nella sua sostanziale negatività. Continua a leggere