Le traduzioni dei poeti, i poeti in traduzione

A scuola le lingue non s’incontrano, non dialogano, non si mescolano. E la traduzione, che fa dell’incontro tra le lingue e della negoziazione dei significati una pratica quotidiana e un modo di vivere, è utilizzata principalmente al fine di occultare l’alterità, come esercizio linguistico basato sulla mobilitazione di competenze logiche, analitiche. Anche quando si traduce, infatti, si cerca di farlo in modo da negare all’alunno lo status di traduttore, come se si trattasse di un mero esercizio logico e senza tener conto della storicità dell’evento, quindi senza mettere a frutto le potenzialità educative dell’incontro interculturale.
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Sono fascista, anzi no, fascisti siete voi che non mi fate esprimere

Sono residente, come molti di voi immagino, in una città amministrata da un consiglio, da una giunta e da un sindaco di destra. Si tratta di un’esperienza comune. Ci sono già passato anch’io, come molti di voi, che forse avete anche votato a destra. Ma forse l’ultima volta non c’era ancora Facebook, e poi il sindaco era un avvocato e aveva una sua precisa idea della cultura liberale e del conservatorismo. Stavolta invece siamo nell’epoca dei social network e il sindaco altro non sembra che un simulacro del suo ufficio stampa. I fatti spariscono dietro le parole e le immagini postate sui social. Il linguaggio della politica invade la vita quotidiana di tutti, inquinandola. Colpito da questo fenomeno, qualche tempo fa ho deciso di studiare il linguaggio di alcuni esponenti politici di questa particolare destra che non esita a definirsi fascista e che quotidianamente invade il web con le sue narrazioni tossiche di stampo omofobo e razzista. Inizio dal caso più penoso: un consigliere comunale che si dichiara fascista e scrive di “frogetti”. Continua a leggere

Un nuovo ruolo per la letteratura (omaggio a Remo Ceserani)

Ceserani io lo conoscevo dai suoi libri. L’ho incontrato forse tre volte, e solo in un’occasione ho avuto modo di passare del tempo con lui. Per me era e rimane un maestro, uno dei pochi intellettuali italiani che si è occupato di scuola con intelligenza e dedizione. Armato di questa convinzione, con il mio lavoro di ricerca e di studio ho cercato di prendermi cura del suo lavoro e delle sue idee, affinché potessero (e possano ancora) trasformarsi in azione, agire per il cambiamento della scuola e dell’università attraverso un rinnovato insegnamento della letteratura.
Pubblico qui un estratto dal libro Per una didattica della letteratura (Pensa Multimedia 2014), dal capitolo “Alle origini della didattica della letteratura in Italia”.