Viva Gobetti!

Oggi 15 febbraio ricorre l’anniversario della morte di Piero Gobetti (1901-1926). Per ricordare la sua lezione Massimiliano Coccia ha ideato un “Progetto Gobetti“: una serie di articoli che da oggi fino al 19 giugno, anniversario della nascita, usciranno sulla rivista «La ricerca» di Loescher editore.
Io ho collaborato con un articolo su Gobetti e la traduzione che inizia così:

Convinto che la pratica traduttoria abbia un ruolo fondamentale nella cultura d’un paese, fin dal 1919 Gobetti affronta il problema filosofico della traducibilità allo scopo di giustificare e trovare un terreno solido alla critica della traduzione, un esercizio necessario allo sviluppo del pensiero e della civiltà in un paese moderno.

Gobetti è interessato all’attività traduttoria nella sua interezza e complessità, dalla funzione socio-culturale (il progetto editoriale) alla prassi linguistico-stilistica (è egli stesso traduttore e fine lettore dello stile), dall’analisi critica alla riflessione estetica. Per questo sono particolarmente ampi i riflessi e le risonanze dei suoi ragionamenti, che, seppur non discussi esplicitamente, vanno a situarsi nel centro di un dibattito filosofico vivacissimo. Soprattutto, Gobetti dimostra di aver chiaro – assai modernamente – il carattere provocatorio del ragionamento intorno alla traduzione, utile ad esempio a rimettere in discussione il pensiero estetico idealista.

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Una nuova edizione di Didattica della letteratura 2.0

È uscita da Carocci una seconda edizione aggiornata di Didattica della letteratura 2.0, una “bussola” dedicata al rapporto tra tecnologie digitali, educazione e letteratura.

Per la didattica della letteratura, trovo particolarmente interessante le opportunità offerte dalle piattaforme per la gestione dei contenuti: sono infatti convinto che uno dei compiti dell’insegnante che lavora con la letteratura sia quello di dare agli studenti strumenti per orientarsi nel mare delle informazioni e per imparare a governare i diversi media. Un ruolo decisivo, in questo senso, dovrebbe averlo lo studio delle teorie e delle politiche della traduzione, e, anche, il rapporto con la cultura visuale e con le pratiche narrative.

Intervista completa su letture.org.

Ancora la didattica

Continua per me il periodo di congedo dall’insegnamento nella scuola secondaria: anche per questo anno accademico farò parte del gruppo di ricerca dell’Università di Perugia che si occupa del progetto Leggere: Forte!, e insegnerò Didattica della letteratura italiana all’Università di Siena.
Nel frattempo, in attesa che prendano forma gli articoli e i volumi a cui sto lavorando in questo periodo, e che usciranno nei prossimi mesi, ho iniziato a lavorare a una serie di recensioni a libri italiani di didattica che sono usciti negli ultimi anni e che ritengo siano utili da leggere e condividere. Si parla tanto di scuola e di università e troppo poco ci si confronta con i problemi dell’insegnamento e dell’apprendimento. Mi piace pensare che si possa ricominciare dalla lettura di opere importanti, che sono frutto di ricerche serie e di un atteggiamento critico e razionale nei confronti della realtà.
Le prime quattro recensioni sono uscite sulla rivista La ricerca.

Finalmente il futuro

Ho letto per la prima volta Gianni Rodari dopo la laurea in Lettere. Specializzato in letteratura italiano contemporanea (due esami all’attivo e una tesi su Camillo Sbarbaro), non mi era mai capitato di imbattermi nella sua opera, né avevo avuto la fortuna di avere maestre o insegnanti lettrici o lettori di Rodari. Niente di niente. Io Rodari l’ho conosciuto perché due amiche – Vanessa Roghi e Arianna Gaudio – mi regalarono, in occasione della mia laurea, il volume dei Cinque libri: un “millennio” Einaudi che raccoglie una scelta di opere illustrate da Munari. Ed è ancora grazie a Vanessa Roghi che, venticinque anni dopo, ho iniziato a occuparmi di Rodari da studioso. Poi è arrivato questo libro, Lezioni di fantastica, che di Rodari restituisce la figura intera. Una figura che non si colloca nel passato, ma che è ben presente davanti a me, nel mio e nel nostro futuro. Provo a spiegare perché in questa recensione sul «La ricerca».

Immagine di copertina: Gianni Cacciarini, Garibaldi, 1999 (particolare)

Leggenda e altri discorsi

Pulizie di Pasqua. Nel ripulire la memoria del computer ho ritrovato le ultime bozze del mio libro Leggenda e altri discorsi, impaginate e corrette con l’editore, poeta e musicista Guido Leotta all’inizio dell’estate del 2012, nella sede della casa editrice Mobydick di Faenza.
Un libro di 64 pagine per le poesie – in versi e in prosa – prodotte nell’arco di un ventennio. Lo pubblicai tardi, a tempo ormai scaduto, e senza un’introduzione. Non sentivo il bisogno di motivarne l’uscita: per me bastava a giustificarne la stampa l’ultima poesia, riprodotta nel risvolto di copertina:

Non scrivo da dieci anni, quasi undici ormai.
Il resto è dire, argomentare, interagire e divenire:
“passami quel libro, l’ha scritto il Giusti”
(il vescovo, il direttore, il letterato e l’attore).
Io dico incidere la cera, il tocco del metallo con la punta
versare l’acido che segna
“costruzione di me, di noi nel mondo”.
Io direi stare, essere, stare.

Poi ho ripreso a scriverne, sempre con molta parsimonia.
All’introduzione che mancava ha rimediato poi Riccardo Donati con una recensione che è stata sufficiente a dare un senso a tutto il mio lavoro di quegli anni. È uscita nel 2013 sulla rivista «Semicerchio» ed è leggibile a questo link. Diceva tra l’altro che Leggenda «è anche un libro di luoghi, di dimore esistenziali», tra cui la Maremma, l’ex vivaio in cui vivo adesso questo esilio forzato. Era il teatro di un conflitto, adesso, rubando un’espressione a Primo Levi, posso dire che è la dimora della pace raggiunta.
Insomma, alla fine delle grandi pulizie di Pasqua ho deciso di stendere al sole i panni e di rendere pubblico il libro, ormai fuori commercio. Chi vuole provare a farci un giro, può scaricarlo qui.

L’importanza di insegnare con e senza le tecnologie (più vicini, anche da lontano)

Un po’ di anni fa, in un libro intitolato Didattica della letteratura 2.0  (ma il titolo originario è più noioso: Letteratura, educazione e tecnologie), ho cercato di illustrare la necessità di mettere in dialogo l’insegnamento letterario con le pratiche tecnologiche, soprattutto accettando l’idea che l’insegnante di italiano si dovesse far carico di aiutare gli alunni a orientarsi in questo mondo “misto”, che in cui è difficile se non impossibile distinguere le esperienze dirette da quelle mediate dalle tecnologie di comunicazione digitale.
Pensavo, ieri come oggi, che la frequentazione della letteratura potesse rappresentare un ottimo allenamento per esercitarsi a scegliere, a dare significato e valore, a condividere. Ovviamente, occorre mettere in atto alcune strategie di insegnamento puntuali. E, soprattutto, è necessario rimettere in discussione tutte le pratiche didattiche, anche quelle che non si avvalgono di tecnologie digitali, che hanno bisogno di essere ben selezionate  e addirittura, in certi casi, rese ancora più incisive.
Nella seconda parte del libro avevo individuato due aree su cui agire: “Pratiche didattiche con le TIC” e “Per una didattica post-tecnologica”. In questo secondo capitolo insistevo sull’urgenza di prestare maggiore attenzione, dal momento in cui viviamo in un mondo sempre più “mediato”, ad alcune attività didattiche senza le TIC, tra cui ritengo fondamentale la pratica della lettura ad alta voce. Riporto di seguito uno stralcio dal libro. Continua a leggere

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La scuola è politica

Desideravo fare un libro sulla scuola, e siccome la scuola è un argomento complesso e importantissimo ho pensato di coinvolgere altre persone nella sua realizzazione: Federico Batini, Giusi Marchetta e Vanessa Roghi.
È un libro disordinato, aperto, organizzato in voci disposte in ordine alfabetico. Un argomento per ogni lettera dell’alfabeto, come in un abbecedario. Un abbecedario laico, popolare e democratico, che si rivolge a tutti coloro che sono interessati alla manutenzione di una scuola laica, popolare e democratica.
Qui di seguito potete leggere una breve introduzione al libro pubblicato da Effequ e una sintesi delle 21 voci che lo compongono.

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Ancora la didattica della letteratura

Domani, ultimo giorno di settembre, darò avvio a un corso di Didattica della letteratura italiana all’Università degli Studi di Siena. Fare il professore a contratto è ormai una consuetudine, ma da moltissimi anni non mi capitava di dover insegnare nei corsi di laurea, in questo caso della laurea magistrale, dove si tengono lezioni propriamente accademiche, che non sono rivolte, come nelle Scuole di Specializzazione, nei TFA e nei PAS, a insegnanti che sono in procinto di andare a lavorare o che già lavorano. Se quest’ultime attività, infatti, sono di fatto dei corsi di formazione professionale post laurea, la laurea magistrale è a tutti gli effetti un percorso accademico, che può condurre all’insegnamento, certo, ma che deve anche garantire innanzitutto una preparazione scientifica e culturale che consenta di prendere consapevolezza del valore e del significato degli strumenti di una disciplina.  Continua a leggere

Una poesia di Montale

Proprio questa mattina Giusi Marchetta, la scrittrice e insegnante che molti conoscono per i suoi libri e che, se già non ne siete al corrente, dovreste conoscere per il progetto Il tavolo delle ragazze, mi ha messo sotto gli occhi la poesia Bassa marea di Eugenio Montale, tratta dalle Occasioni del 1939. Una poesia sulla fuga del tempo, uno dei temi privilegiati del libro, soprattutto delle poesie del periodo 1927-1933, quello più ungarettiano. Continua a leggere

Non sai che parole / e resti parlato