L’importanza di insegnare con e senza le tecnologie (più vicini, anche da lontano)

Un po’ di anni fa, in un libro intitolato Didattica della letteratura 2.0  (ma il titolo originario è più noioso: Letteratura, educazione e tecnologie), ho cercato di illustrare la necessità di mettere in dialogo l’insegnamento letterario con le pratiche tecnologiche, soprattutto accettando l’idea che l’insegnante di italiano si dovesse far carico di aiutare gli alunni a orientarsi in questo mondo “misto”, che in cui è difficile se non impossibile distinguere le esperienze dirette da quelle mediate dalle tecnologie di comunicazione digitale.
Pensavo, ieri come oggi, che la frequentazione della letteratura potesse rappresentare un ottimo allenamento per esercitarsi a scegliere, a dare significato e valore, a condividere. Ovviamente, occorre mettere in atto alcune strategie di insegnamento puntuali. E, soprattutto, è necessario rimettere in discussione tutte le pratiche didattiche, anche quelle che non si avvalgono di tecnologie digitali, che hanno bisogno di essere ben selezionate  e addirittura, in certi casi, rese ancora più incisive.
Nella seconda parte del libro avevo individuato due aree su cui agire: “Pratiche didattiche con le TIC” e “Per una didattica post-tecnologica”. In questo secondo capitolo insistevo sull’urgenza di prestare maggiore attenzione, dal momento in cui viviamo in un mondo sempre più “mediato”, ad alcune attività didattiche senza le TIC, tra cui ritengo fondamentale la pratica della lettura ad alta voce. Riporto di seguito uno stralcio dal libro. Continua a leggere