Riassunti (alcune note a margine di un corso di formazione)

Spesso mi capita di tornare a riflettere sugli argomenti affrontati durante i corsi di formazione, specialmente se sono stati intensi e dibattuti (come spesso accade). Così, dopo una settimana trascorsa insieme agli insegnanti del Mugello, ripenso alle domande sul “riassunto”, una tecnica didattica su cui il Miur ha insistito molto, negli scorsi mesi, soprattutto grazie alla consulenza del linguista Luca Serianni.  Pubblico di seguito un paragrafo che avevo scritto sull’argomento nel mio Tradurre le opere, leggere le traduzioni (Loescher 2018).

Riassunto

Il filologo Domenico De Robertis, principale editore e commentatore delle Rime di Dante, ha ritenuto utile – e sicuramente piacevole – riscrivere sotto forma di brevi prose tutte le liriche dell’Alighieri, tra cui il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare:

Il saluto di madonna lascia ognuno senza parola. Passa tra le benedizioni degli astanti, ed è semplicemente un miracolo quello a cui si assiste. La dolcezza che tocca il cuore la sa solo chi la prova: l’impressione è di uno spirito che muova da lei e inviti a sospirare.

Con una lingua assai precisa, attenta a conservare le parole chiave della poesia amorosa medievale (“madonna”, “saluto”, “miracolo”, “spirito”), De Robertis ci mette a disposizione quelle poche frasi che sono necessarie a raccontare quest’opera a un parlante italiano del ventunesimo secolo. Siamo al di là della parafrasi comunemente intesa, è evidente; più vicini al riassunto, ossia, secondo il linguista Luca Serianni, “la sintesi di ciò che altri hanno detto o scritto o il racconto di qualcosa che è avvenuto”. Scarsamente considerato nella tradizione scolastica, – scrive ancora Serianni – “il riassunto rappresenta in realtà un’operazione complessa, che ha alla base la corretta interpretazione del testo di partenza e l’individuazione dei suoi contenuti informativi”. Tenendo conto del fatto che non tutti i testi sono riassumibili – non lo è, per esempio, il testo regolativo, che ha la funzione di fornire istruzioni o norme di comportamento, dovrebbe di per sé già contenere tutte le informazioni essenziali, mentre è riassumibile con profitto un testo narrativo – è possibile lavorare sulla riduzione o compressione delle informazioni contenute in un testo al fine di produrre un altro testo di dimensioni minori.
Si possono usare diversi metodi usati per conseguire questo risultato di traduzione o trasncodifica del testo. Serianni fa riferimento al concetto di “unità informative”, mentre Dario Corno ricorre al più tradizionale “paragrafo”, inteso come “un’unità di pensiero chiara e distinta, dotata di una propria struttura interna unitaria (esattamente come il testo globale al cui interno ricorre) e in cui è riconoscibile uno sviluppo di significato preciso e continuo”. Per i testi narrativi spesso si parla, ricorrendo a una metafora cinematografica, di divisione in sequenze del testo. La pratica della “divisione in sequenze”, assai diffusa nella scuola del primo ciclo e nel primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, compare nei documenti ministeriali, in particolare nelle Indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo, a proposito dell’insegnamento di Arte e immagine e di Musica (fin dalla scuola dell’infanzia). Tra gli obiettivi di apprendimento di Arte e immagine alla fine della primaria, per esempio, si legge che l’alunno deve “Individuare nel linguaggio del fumetto, filmico e audiovisivo le diverse tipologie di codici, le sequenze narrative e decodificare in forma elementare i diversi significati”. È evidente anche il collegamento con Educazione fisica, laddove si parla del “Linguaggio del corpo come modalità comunicativa espressiva” e di “Elaborare ed eseguire semplici sequenze di movimento o semplici coreografie individuali e collettive”.
Ogni racconto, come un film, si sviluppa nello spazio e nel tempo. I personaggi raccontati si muovono e possono passare da un luogo ad un altro. Possono uscire di scena, o essere raggiunti da altri personaggi. Possono “saltare” da un tempo ad un altro: da un giorno all’altro, da un mese o da un anno all’altro. Può anche accadere qualcosa che cambia bruscamente il corso delle cose. Ogni volta che si verifica un cambio di ambiente, di personaggi, di tempo o di azione si assiste ad un cambio di sequenza. A partire dall’individuazione delle sequenze, dunque, e dalla riscrittura ordinata, è possibile comporre un nuovo testo che contenga tutte le informazioni necessarie alla comprensione: operazione non solo complessa, ma anche molto utile e applicabile a diversi ambiti della vita quotidiana.
A scuola, dunque, è importante far riassumere, ed è anche utile usare i riassunti già fatti – tra cui quelli, a volte eccellenti, proposti dai libri per bambini – soprattutto per condividere il senso complessivo delle tante storie narrate dai classici della letteratura, i quali rischiano altrimenti di essere conosciuti soltanto fatti a brani.
Un libro come Trame del teatro moderno e contemporaneo di Roberto Alonge e Guido Davico Bonino, per fare un esempio, è una lettura quasi obbligata per un insegnante che voglia disporre di una serie di storie da fornire agli alunni:

La vicenda si svolge su un palcoscenico vuoto, su cui una compagnia di attori sta provando un testo teatrale (che è poi il pirandelliano Giuoco delle parti). Sopravvengono sei misteriose figure, che si presentano come “personaggi” (il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, il Giovinetto, la Bambina), portatori di un dramma che propongono al Capocomico. Il nucleo di tale dramma è un incontro semi-incestuoso fra il Padre e la Figliastra, bloccato peraltro dalla Madre: l’uomo si è recato in una casa di appuntamenti ed è stato su punto di unirsi con la Figliastra, che non vedeva da anni e che dunque non ha riconosciuto. Quando il Capocomico ha chiaro il senso della vicenda – che i personaggi gli espongno a spizzichi e bocconi –, accetta di esaminare la possibilità di ricavarne un testo teatrale. Si ritira pertanto nel suo camerino per concordare le linee generali con i personaggi, mettendo in libertà gli attori per quindici-venti minuti. Scatta, a questo punto, la prima interruzione, che funziona praticamente da intervallo. Alla ripresa i personaggi espongono la scena fra il Padre e la Figliastra nella casa di appuntamenti. La scena è però interrotta per lasciare spazio al Primo Attore e alla Prima Attrice di rifarla. La vicenda pone così in rilievo anche la difficoltà degli attori a calarsi nelle parti dei personaggi: quando il Primo Attore e la Prima Attrice ripetono la scena cruciale fra Padre e Figliastra, risultano, sia pure in perfetta buona fede, caricaturali. Dopo una seconda interruzione, più breve, emerge il dramma del Figlio, che si vede arrivare in casa, improvvisamente, tre fratellastri e una madre di cui aveva perso la memoria. Le tensione all’interno della strana, improvvisata famiglia sono tali che il Giovinetto si spara un colpo e la Bambina annega nella vasca del giardino, mentre la Figliastra si avvia per sempre sulla sttrada della prostituzione. I teatranti non capiscono se quelle morti sono realtà o finzione, ma comunque il Capocomico scaccia i personaggi, lamentando di aver perso una giornata di lavoro.

Ma è il docente, ovviamente, il primo a dover essere un abile autore, oltre che di parafrasi, di riassunti: un professionista capace di transcodificare artigianalmente opere letterarie, per scritto ma anche, se non soprattutto, sotto forma di racconto orale. Per questo è necessario far ricorso agli strumenti artigianali della divisione in sequenze, dell’individuazione dei nuclei informativi, dell’analisi dei mondi narrati e di ogni altro strumento che possa essere di supporto al lavoro del docente-narratore.

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