lascuolaepolitica_cover

La scuola è politica

Desideravo fare un libro sulla scuola, e siccome la scuola è un argomento complesso e importantissimo ho pensato di coinvolgere altre persone nella sua realizzazione: Federico Batini, Giusi Marchetta e Vanessa Roghi.
È un libro disordinato, aperto, organizzato in voci disposte in ordine alfabetico. Un argomento per ogni lettera dell’alfabeto, come in un abbecedario. Un abbecedario laico, popolare e democratico, che si rivolge a tutti coloro che sono interessati alla manutenzione di una scuola laica, popolare e democratica.
Qui di seguito potete leggere una breve introduzione al libro pubblicato da Effequ e una sintesi delle 21 voci che lo compongono.


La scuola non deve fare politica, dicono. Ma la scuola non potrebbe – anche volendo – non essere politica, innanzitutto perché obbliga ogni anno milioni di persone a stare insieme, condividendo esperienze e storie che inevitabilmente produrranno una trasformazioni intime, profonde e durature. La scuola, semmai, essendo politica ha il dovere di compiere delle scelte di campo e di decidere, per prima cosa, quali trasformazioni vuole ottenere, a quale scopo e al servizio di chi. Perché una cosa è lavorare al servizio degli studenti – i cittadini più giovani, quelli che stanno disegnando la società di domani – e un’altra è lavorare al servizio dei genitori o, come spesso accade, degli insegnanti. Cambiando l’obiettivo, si modifica anche il senso della scuola, la sua finalità politica.
Consapevoli che nulla, nella scuola, è neutro, poiché ogni piccola cosa è portatrice di un significato e di una visione del mondo, – dalla posizione dell’edificio nella città alla qualità degli infissi, dalla disposizione dei banchi all’accessibilità alla rete wifi, dal libro di testo al tono di voce del docente, – questo dizionario intende offrire ai cittadini uno strumento per capire politicamente la scuola e per aiutare i nuovi cittadini a costruire una scuola che sia davvero, un giorno non troppo lontano, laica, popolare e democratica.

ADULTI di Simone Giusti
Gli adulti fanno e disfanno la scuola ogni giorno, seduti in Parlamento o nelle loro auto mentre accompagnano a scuola i figli. Agli adulti appartiene ogni discorso sulla scuola – compreso quello che facciamo in questo libro – e da loro discende ogni decisione. In modo più o meno responsabile.

BULLI di Federico Batini
Di bullismo, di bullismo omofobico, di cyberbullismo bisogna parlare a scuola, occorre parlarne esplicitamente, occorre analizzare i comportamenti e i motivi possibili che li provocano con bambini e ragazzi. Il silenzio è complicità.

COMPETENZE di Federico Batini
È la parola tabù per eccellenza, invisa a intellettuali di destra e di sinistra. Una parola vuota, che ciascuno interpreta a suo piacimento e sempre in modo da confermare una sola certezza: si stava meglio prima. Qui si cerca di (ri)spiegarne il significato e il senso.

DISCIPLINE di Simone Giusti
Toccami tutto, ma non le discipline. La scuola cambia, si riforma e si trasforma, modificando i compiti e gli obiettivi ma senza mai mettere in discussione gli strumenti necessari ad attuarli. Si devono fare cose diverse ricorrendo alle stesse “materie”. Eppure a scuola si insegnano proprio quelle discipline non perché siano le migliori o le più sensate, ma perché sono quelle che abbiamo scelto quando la scuola è nata e si è strutturata. Discutiamone.

EMPOWERMENT di Simone Giusti
È l’unica parola inglese presente nell’abbecedario: perché è una parola intraducibile, perché è inevitabile e perché così è entrata nella nostra cultura politica, grazie soprattutto al femminismo. È la finalità ultima dell’insegnamento democratico, ed è la cartina di tornasole che ogni adulto dovrebbe usare per verificare se la scuola va nella giusta direzione.

FANTASTICA di Vanessa Roghi
La fantastica è l’arte di raccontare storie, ritenuta da Gianni Rodari «utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. “Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo».

GENERE di Giusi Marchetta
Uno degli obiettivi che l’ONU ha assegnato agli stati per garantire uno sviluppo sostenibile dice «Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze», perché donne e ragazze continuano a subire discriminazioni e violenze in ogni parte del mondo. E la parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace. A cominciare dalla scuola?

H di Giusi Marchetta
E se provassimo a considerare gli alunni che ci avrebbero assegnato come persone “in situazione di handicap”? Non si tratta di porre l’accento su quello che possono fare o che potrebbero fare diversamente, ma di riflettere sul contesto che impedisce loro di seguire le lezioni come gli altri e, in generale, di sentirsi parte dell’esperienza scolastica.

IDA di Simone Giusti
La scuola è fatta di acronimi. Questo è l’unico che vale la pena sciogliere davvero perché significa Istruzione degli Adulti e tocca uno dei temi più importanti e trascurati da politici e intellettuali. Una volta si chiama EDA (Educazione degli Adulti), poi qualcuno, nell’indifferenza generale, ha deciso di mettere fine a ogni ambizione di cambiamento.

LETTURA di Giusi Marchetta
Soli davanti alla complessità di questo mondo esteriore e interiore, questi adolescenti potrebbero trovare nella letteratura la conferma che qualsiasi dolore provino esiste, qualunque diversità sentano è già stata avvertita, che ogni lutto li abbia colpiti è stato compreso e raccontato.

MONDO di Simone Giusti
L’espressione “il mondo della scuola”, abusatissima, è sintomatica d’una particolare concezione dell’ambiente scolastico, che viene percepito spesso come un microcosmo sé stante da far frequentare per un certo periodo di tempo le persone più giovani – minori, mancanti, persone non intere – in modo da prepararle adeguatamente a entrare nel “mondo vero”, quello degli adulti.

NUMERI di Federico Batini
Il problema del rapporto con i numeri si ripercuote su tutta la popolazione e si allarga a strutturare un certo disprezzo nei confronti della scienza, con conseguenze immediate sulla vita sociale: si pensi alle polemiche relative ai vaccini o al permanere di teorie strampalate come quelle dei terrapiattisti.

ORIENTAMENTO di Federico Batini
Occorre sorvegliare affinché ai ragazzi non venga proposto come orientamento ciò che non è altro che marketing, ma non è sufficiente limitarsi a una funzione di controllo. Per rendere i ragazzi e le ragazze davvero protagonisti della propria vita occorre che si investa seriamente in azioni di orientamento formativo trasversali all’intero percorso di istruzione.

PARTECIPAZIONE di Federico Batini
Se chiedessimo a insegnanti e genitori di diversa estrazione e tipologia, di convinzioni diverse, per chi è fatta la scuola, non c’è dubbio che la quasi totalità risponderebbe che la scuola è pensata, progettata, costruita per gli studenti, anche se assistendo alle discussioni, leggendo i quotidiani, analizzando in modo neutrale le pratiche non sembra che sia così.

QUI PRO QUO di Simone Giusti
Equivoci e malintesi sulla scuola (e anche qualche bugia). In buona e in cattiva fede. Ma siccome la scuola è politica, l’ingenuità non è consentita ed è meglio sgombrare il campo da alcuni luoghi comuni (sulla valutazione, sulla disciplina, ecc.).

RISULTATI di Federico Batini
Solo se condividiamo, adulti e studenti, gli obiettivi, come sistema ma anche nella singola classe, e li comprendiamo davvero, potremo tradurli in risultati attesi, e di conseguenza progettare la nostra azione didattica per prenderci, indirettamente, cura dei risultati.

SCRITTURA di Giusi Marchetta
Sorge il dubbio che non si conceda agli studenti abbastanza tempo per esprimersi e per lavorare sul modo in cui si esprimono.

TECNICA di Simone Giusti
Se l’insegnante decide di essere un artigiano – un artigiano particolare, che non lavora in regime di libero mercato ma che percepisce dallo Stato uno stipendio – allora può accettare di condividere le proprie tecniche con i colleghi, insegnando insieme a loro, se capita l’occasione, oppure parlandone liberamente, spiegando le proprie e stimolando il racconto di quelle altrui.

UFFA di Giusi Marchetta
Chiunque entri alla fine dell’anno in una scuola deserta sentirebbe tutto quello che si è attaccato ai muri nel corso dei giorni e dei mesi, il bello e il brutto. Tra il bello e il brutto c’è la noia.

VOCE di Simone Giusti
Perché è evidente che, almeno a scuola, non esiste voce se non in presenza di qualcuno pronto ad ascoltarla e a comprenderne il significato. Ecco il punto. Una voce che, trovando ascolto, dà luogo a un evento sociale.

ZERO di Vanessa Roghi
Zero è un numero, i ragazzi, le ragazze sono identificati con un numero, si chiama voto, se è sopra il 6 è un buon voto, se è sotto il 6 è cattivo. I voti fanno media, per alcuni insegnanti la media è aritmetica, se prendi un 8 e poi un 2 allora ti meriti un 5. C’è chi mette anche i decimali nella valutazione. C’è chi scrive Zero.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>