Arrigo Bugiani e i libretti di Mal’Aria

Ho sentito nominare per la prima volta Arrigo Bugiani dal mio maestro Domenico De Robertis, quando mi regalò un suo libretto di Mal’Aria. Bugiani era ancora vivo, all’epoca, ma non ebbi la prontezza di chiedergli di presentarmelo. All’incirca un anno dopo la sua morte, tra il 1994 e il 1995, De Robertis mi convocò per chiedermi di dare una mano all’Archivio Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze a gestire i rapporti con la famiglia Bugiani, che avrebbe desiderato lasciare a quell’istituzione il patrimonio librario, i carteggi e gli autografi di Arrigo.

Ebbi modo di conoscere per prima Maria Teresa, la figlia primogenita, con la quale nacque un’amicizia speciale, intima, tra le più feconde di quella parte della mia vita. Cercai di far del mio meglio per favorire quel passaggio, per quanto non avessi un incarico ufficiale, né tantomeno una retribuzione. Era diventata una scusa per stare tra amici, per prendersi cura di una piccola comunità di cui cominciavo in qualche modo a far parte. Arrigo Bugiani, d’altronde, questo faceva: inventava comunità, le costruiva, attraverso l’arte e la letteratura, a colpi di penna e di torchio tipografico…
A Bugiani e ai sui libretti di Mal’Aria ho poi dedicato alcune iniziative, tra cui una mostra documentaria, realizzata a Follonica nel 2011 (qui potete vedere il libro che ne è scaturito), e poi, di recente, un’esposizione dei libretti di Mal’Aria, curata insieme a Mauro Papa a Città di Castello. Ora ho deciso di scrivere qualche articolo per far conoscere questa porzione di lavoro culturale che, a partire dai luoghi che amo, ha contaminato buona parte d’Italia. Per leggere gli articoli sulla rivista La ricerca:
- #1.
- #2

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