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Con la letteratura, per la scuola, con la scuola (quasi un manifesto)

Con Natascia Tonelli ho scritto un libro di didattica della letteratura che si intitola Comunità di pratiche letterarie (Torino, Loescher, 2021). Nell’introduzione sono elencate nove idee o convinzioni che ci hanno guidato nella stesura del saggio. Questa è la prima:

1. La scuola è uno degli strumenti, se non il principale, di cui dispone lo Stato per «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3 della Costituzione). Non dobbiamo dare per scontato che a scuola si debba “fare letteratura”, semmai è fondamentale che chi si occupa di didattica della letteratura si domandi quale sia l’uso delle opere e degli studi letterari più utile a favorire l’uguaglianza sostanziale ed effettiva dei partecipanti alla comunità scolastica, a partire dalla scuola dell’infanzia, fino alla scuola secondaria di secondo grado.

Per continuare, leggi l’introduzione sulla rivista «La ricerca».

Viva Gobetti!

Oggi 15 febbraio ricorre l’anniversario della morte di Piero Gobetti (1901-1926). Per ricordare la sua lezione Massimiliano Coccia ha ideato un “Progetto Gobetti“: una serie di articoli che da oggi fino al 19 giugno, anniversario della nascita, usciranno sulla rivista «La ricerca» di Loescher editore.
Io ho collaborato con un articolo su Gobetti e la traduzione che inizia così:

Convinto che la pratica traduttoria abbia un ruolo fondamentale nella cultura d’un paese, fin dal 1919 Gobetti affronta il problema filosofico della traducibilità allo scopo di giustificare e trovare un terreno solido alla critica della traduzione, un esercizio necessario allo sviluppo del pensiero e della civiltà in un paese moderno.

Gobetti è interessato all’attività traduttoria nella sua interezza e complessità, dalla funzione socio-culturale (il progetto editoriale) alla prassi linguistico-stilistica (è egli stesso traduttore e fine lettore dello stile), dall’analisi critica alla riflessione estetica. Per questo sono particolarmente ampi i riflessi e le risonanze dei suoi ragionamenti, che, seppur non discussi esplicitamente, vanno a situarsi nel centro di un dibattito filosofico vivacissimo. Soprattutto, Gobetti dimostra di aver chiaro – assai modernamente – il carattere provocatorio del ragionamento intorno alla traduzione, utile ad esempio a rimettere in discussione il pensiero estetico idealista.

CONTINUA

Ancora la didattica

Continua per me il periodo di congedo dall’insegnamento nella scuola secondaria: anche per questo anno accademico farò parte del gruppo di ricerca dell’Università di Perugia che si occupa del progetto Leggere: Forte!, e insegnerò Didattica della letteratura italiana all’Università di Siena.
Nel frattempo, in attesa che prendano forma gli articoli e i volumi a cui sto lavorando in questo periodo, e che usciranno nei prossimi mesi, ho iniziato a lavorare a una serie di recensioni a libri italiani di didattica che sono usciti negli ultimi anni e che ritengo siano utili da leggere e condividere. Si parla tanto di scuola e di università e troppo poco ci si confronta con i problemi dell’insegnamento e dell’apprendimento. Mi piace pensare che si possa ricominciare dalla lettura di opere importanti, che sono frutto di ricerche serie e di un atteggiamento critico e razionale nei confronti della realtà.
Le prime recensioni sono uscite sulla rivista La ricerca.

Finalmente il futuro

Ho letto per la prima volta Gianni Rodari dopo la laurea in Lettere. Specializzato in letteratura italiano contemporanea (due esami all’attivo e una tesi su Camillo Sbarbaro), non mi era mai capitato di imbattermi nella sua opera, né avevo avuto la fortuna di avere maestre o insegnanti lettrici o lettori di Rodari. Niente di niente. Io Rodari l’ho conosciuto perché due amiche – Vanessa Roghi e Arianna Gaudio – mi regalarono, in occasione della mia laurea, il volume dei Cinque libri: un “millennio” Einaudi che raccoglie una scelta di opere illustrate da Munari. Ed è ancora grazie a Vanessa Roghi che, venticinque anni dopo, ho iniziato a occuparmi di Rodari da studioso. Poi è arrivato questo libro, Lezioni di fantastica, che di Rodari restituisce la figura intera. Una figura che non si colloca nel passato, ma che è ben presente davanti a me, nel mio e nel nostro futuro. Provo a spiegare perché in questa recensione su «La ricerca».

A che punto è l’educazione interculturale?

Voglio iniziare il 2019 con un articolo che è uscito alla fine del 2018 sulla rivista «La ricerca»: una lunga intervista dedicata all’educazione interculturale, ma anche un atto di fiducia nell’amicizia e nella scuola pubblica.
L’articolo si può leggere qui.
Il numero della rivista, interamente dedicato alla scuola e al razzismo, è leggibile e scaricabile qui.

Ricomincio dalla fine (per cambiare la scuola)

Il mio insegnamento, ancora in fase di ristrutturazione, ricomincia da qui, dalla valutazione. Ricomincio dalla fine, che poi è anche la punta dell’iceberg, la parte visibile dell’educazione. I voti, ancora di più da quando abbiamo il registro elettronico, sono la moneta corrente della vita scolastica. E se io voglio cambiare l’atteggiamento degli alunni e la percezione della scuola da parte dei genitori e dei comuni cittadini, è dai voti che devo ricominciare, dalla valutazione, a partire dalla quale devo riconfigurare il mio modo di insegnare. 

Un nuovo articolo su «La ricerca» di Loescher editore.

 

È ancora possibile parlar bene della scuola? Qualcuno pensa di sì

Dopo aver letto l’ennesimo appello di insegnanti e intellettuali sulla scuola italiana non riesco a togliermi dalla mente l’idea che, in fondo in fondo, al di là dell’evidente volontà controriformista che accomuna le iniziative di questo genere, tutte volte a restaurare pratiche e consuetudini di un passato ormai reso mitico a forza di storielle, il vero problema del discorso sulla scuola consista proprio nella sua sostanziale negatività. Continue reading È ancora possibile parlar bene della scuola? Qualcuno pensa di sì

Smartphone a scuola?

“Lo smartphone esercita una grande influenza – non necessariamente positiva – sugli alunni, e anche sugli stessi insegnanti, i quali, come tutti i lavoratori, sono costretti a fare i conti con il problema della connessione permanente, della reperibilità e, ovviamente, della gestione del tempo. Tutti, bambini, adolescenti e adulti, siamo continuamente sollecitati a essere collegati alla rete, connessi alle nostre reti di “amicizie” virtuali. Ciascuno di noi vive una vita moltiplicata: siamo qui e ora, seduti a tavola con i nostri familiari, e siamo anche altrove, pronti a ricevere una nuova notifica e a essere proiettati in uno spazio virtuale. E siamo bombardati da notizie e da storie con cui dobbiamo fare i conti quasi in tempo reale, senza però avere occasione di approfondire, di studiare, di dialogare. Condivido dunque le preoccupazioni, certo, e per questo ritengo fondamentale educare all’uso dello smartphone a scuola. E dove, sennò? La scuola è il solo spazio protetto in cui gli studenti possono fare esperienze educative e riflettere su sé stessi e sul mondo.”

È lo stralcio di un dialogo con Marco Gui e con la redazione della Ricerca sullo smartphone a scuola, sulla sicurezza, sul benessere e sull’uso consapevole dei media. Dall’ultimo numero di “La ricerca” di Loescher editore, dedicato a Come orientarsi tra le informazioni sul web.

Una compagna di strada

Docente di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, autrice di documentari per Rai Tre (tra cui uno, recentissimo, su don Milani), Vanessa Roghi si è occupata già in passato della storia attraverso il punto di vista del ruolo e dell’attività degli intellettuali, di preti e donne in particolare, come dimostra l’edizione delle lettere di don Giuseppe De Luca e Romana Guarnieri (Tra le stelle e il profondo – carteggio 1938-1945, a cura di Vanessa Roghi, Morcelliana, Brescia 2010). 
Tuttavia, non bisogna pensare che questo suo libro, appena pubblicato da Laterza, vada relegato nello scaffale dei volumi di storia del Novecento, né che interessi soprattutto o esclusivamente gli storici di mestiere. Il libro di Roghi, diciamolo chiaramente fin dal principio, è innanzitutto un libro sul 2017, l’anno della scomparsa di Tullio De Mauro, del cinquantesimo anniversario della pubblicazione di Lettera a una professoressa, dell’ascesa a Barbiana di papa Francesco, ma anche l’anno delle polemiche sul declino della lingua, della riforma dell’esame di Stato alla fine del primo ciclo e dell’introduzione della certificazione delle competenze. 

La recensione a “La lettera sovversiva – Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole” (Laterza 2017) continua su La Ricerca.