Due conti (pezzi in prosa del signor G.)

Il signor G. amerebbe le parole così come si discorrono, per questo ha scarsa confidenza con le cose. Le cose rivendicano il loro primato sulle parole, sostenute dai discorsi dei linguisti. Ma forse è coi linguisti che ha poca confidenza il signor G., il quale l’altra notte si è sorpreso nell’atto di sognare di una lunga conversazione, assai confidenziale, con una brocca d’acqua.
Lontano dal domandarsi se il recipiente fosse pieno o vuoto, il giorno successivo egli ha scoperto che brocca rima con scocca, e acqua, etimologicamente, con risciacqua.
Adesso potete trovarlo di là nei suoi pensieri che tenta di narrare in versi – una quartina – la storiella di un tale che decide finalmente di lavare l’automobile.

***

La signora P. fa notare al signor G. quanto poco si addica una scrittura piana al suo carattere docilmente scontroso, contorto e irascibile. Poi, mentre il signor G. tenta di baciarla, lascia cadere la domanda, che rotolando travolge il signor G., la sua sedia e annessa scrivania, il vaso di fiori, mettendo infine a repentaglio la vita della signora Ester, suonatrice di pianoforte in pensione.
Se mai avesse un senso pensare che la signora Ester abbandonerebbe mai anche per un solo istante la sua musica.

2 pensieri su “Due conti (pezzi in prosa del signor G.)”

  1. Corre veloce la tua fantasia laddove nemmeno la ragione può reinventarsi: eppur è così muscale e visiva, come quesra giornata di sole nata da una tempesta invernale. Apprezzo anche la giusta lunghezza adatta a dislessici e disadattati …bravó!

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