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Viva Gobetti!

Oggi 15 febbraio ricorre l’anniversario della morte di Piero Gobetti (1901-1926). Per ricordare la sua lezione Massimiliano Coccia ha ideato un “Progetto Gobetti“: una serie di articoli che da oggi fino al 19 giugno, anniversario della nascita, usciranno sulla rivista «La ricerca» di Loescher editore.
Io ho collaborato con un articolo su Gobetti e la traduzione che inizia così:

Convinto che la pratica traduttoria abbia un ruolo fondamentale nella cultura d’un paese, fin dal 1919 Gobetti affronta il problema filosofico della traducibilità allo scopo di giustificare e trovare un terreno solido alla critica della traduzione, un esercizio necessario allo sviluppo del pensiero e della civiltà in un paese moderno.

Gobetti è interessato all’attività traduttoria nella sua interezza e complessità, dalla funzione socio-culturale (il progetto editoriale) alla prassi linguistico-stilistica (è egli stesso traduttore e fine lettore dello stile), dall’analisi critica alla riflessione estetica. Per questo sono particolarmente ampi i riflessi e le risonanze dei suoi ragionamenti, che, seppur non discussi esplicitamente, vanno a situarsi nel centro di un dibattito filosofico vivacissimo. Soprattutto, Gobetti dimostra di aver chiaro – assai modernamente – il carattere provocatorio del ragionamento intorno alla traduzione, utile ad esempio a rimettere in discussione il pensiero estetico idealista.

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Tradurre le opere, leggere le traduzioni

Il magazine di Treccani dedicato alla lingua italiana ha pubblicato uno “speciale” che porta il titolo del mio ultimo libro pubblicato da Loescher editore.  La compagnia è davvero straordinaria , il risultato notevole. Io ho partecipato all’impresa con un articolo sulla didattica delle lingue classiche e sulla versione dal latino. Potete leggere tutti gli articoli qui.

Poeti traduttori di poeti

Valerio Magrelli cura una rubrica intitolata Seuils poétiques su «La Revue italienne d’études française», una rivista di letteratura francese online. Prima dell’estate mi ha chiesto di collaborare alla realizzazione di un omaggio alla letteratura francese da parte di un piccolo gruppo di poeti italiani che si sono distinti nell’esercizio della traduzione: Antonella Anedda, Franco Buffoni e Maurizio Cucchi. Ciascuno di loro aveva tradotto una poesia dal francese all’italiano (un testo di René Char dedicato a Georges Braque, L’Albatros di Baudelaire, Au Cabaret-vert di Rimbaud) e aveva accompagnato la traduzione con una breve riflessione in prosa. A me è toccato il compito di analizzare e commentare le traduzioni. Questo è il risultato: un breve saggio intitolato Trois poètes traducteurs de poètes.
Per leggere l’intero numero della rivista e le traduzioni dei poeti puoi andare direttamente al numero 6/2016.

Le traduzioni dei poeti, i poeti in traduzione

A scuola le lingue non s’incontrano, non dialogano, non si mescolano. E la traduzione, che fa dell’incontro tra le lingue e della negoziazione dei significati una pratica quotidiana e un modo di vivere, è utilizzata principalmente al fine di occultare l’alterità, come esercizio linguistico basato sulla mobilitazione di competenze logiche, analitiche. Anche quando si traduce, infatti, si cerca di farlo in modo da negare all’alunno lo status di traduttore, come se si trattasse di un mero esercizio logico e senza tener conto della storicità dell’evento, quindi senza mettere a frutto le potenzialità educative dell’incontro interculturale.
Per leggere l’articolo, clicca qui.