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Ancora la didattica

Continua per me il periodo di congedo dall’insegnamento nella scuola secondaria: anche per questo anno accademico farò parte del gruppo di ricerca dell’Università di Perugia che si occupa del progetto Leggere: Forte!, e insegnerò Didattica della letteratura italiana all’Università di Siena.
Nel frattempo, in attesa che prendano forma gli articoli e i volumi a cui sto lavorando in questo periodo, e che usciranno nei prossimi mesi, ho iniziato a lavorare a una serie di recensioni a libri italiani di didattica che sono usciti negli ultimi anni e che ritengo siano utili da leggere e condividere. Si parla tanto di scuola e di università e troppo poco ci si confronta con i problemi dell’insegnamento e dell’apprendimento. Mi piace pensare che si possa ricominciare dalla lettura di opere importanti, che sono frutto di ricerche serie e di un atteggiamento critico e razionale nei confronti della realtà.
Le prime quattro recensioni sono uscite sulla rivista La ricerca.

È ancora possibile parlar bene della scuola? Qualcuno pensa di sì

Dopo aver letto l’ennesimo appello di insegnanti e intellettuali sulla scuola italiana non riesco a togliermi dalla mente l’idea che, in fondo in fondo, al di là dell’evidente volontà controriformista che accomuna le iniziative di questo genere, tutte volte a restaurare pratiche e consuetudini di un passato ormai reso mitico a forza di storielle, il vero problema del discorso sulla scuola consista proprio nella sua sostanziale negatività. Continua a leggere

Il populismo antipedagogico, il controriformismo e il ruolo degli intellettuali

Siamo ancora in tempo, noi letterati, a collaborare alla costruzione della scuola democratica: ho l’impressione che il nostro vero lavoro debba ancora cominciare, e che debba necessariamente iniziare dall’abbandono definitivo di quella posizione egemonica che più o meno esplicitamente rivendichiamo ogni volta che attacchiamo gli esperti delle altre discipline.
Per leggere l’articolo uscito su “Minima & Moralia clicca qui.

Che effetto fa l’insegnamento?

Mi è capitato di vedere sul sito di Rai Scuola un documentario girato nel 1968 su un incontro tra alcuni insegnanti italiani con il pedagogista brasiliano Paulo Freire. Freire insiste molto sulla necessità di sottoporre ad analisi critica qualsiasi pratica educativa nata in contesti diversi da quello di applicazione, in modo tale che sia l’insegnante ad avere il controllo sugli effetti del processo educativo, che non è mai neutro e porta sempre con sé una visione del mondo che dovrebbe essere il più consapevole possibile.
In un articolo uscito in due parti sul blog Il lavoro culturale ho cercato di rispondere ad alcune domande per me fondamentali per acquisire una maggiore consapevolezza didattica.
1. Che insegnante sono? Come dovrei essere?
2. Chi mi sta spingendo? Dove mi vogliono portare?
3. Dove sono? Fin dove posso arrivare?