DUMAS (Poesie, 2020-2021)

Oggi inizio un nuovo lavoro poetico e pubblico qui una piccola raccolta inclusa nel volume Cut-off (Industria & Letteratura 2023).

SCUOLA DI MODESTIA

E così vorresti essere cattivo,

alzarti al mattino e prendere a calci

il tuo cane, libero di offendere e insultare

i deboli, umiliare, mettere alla gogna,

per sembrare autentico, onesto, fedele

alle tue origini imperiali, bravo figlio

e buon padre e padrone del tuo occidente

che ti piace immaginare in declino.

Ti aspetto qui, su questi schermi,

per l’allenamento quotidiano.

Avremo bisogno di tutte le tue frustrazioni, 

ti saranno di stimolo e d’ispirazione,

la tua indolente indifferenza, il tuo disimpegno 

ti faranno da guida e saranno sempre

la tua consolazione nei momenti più duri.

Benvenuto merda, iniziamo la lezione.

LA GROTTA

Di denaro e di virtù arricchito,

ingioiellato, odoroso e anche un po’ fumato

ricevo su appuntamento, seduto su un tappeto,

in testa il turbante d’ordinanza, la pipa in bocca,

e tu mi guardi e mi riguardi cercando d’inquadrarmi, 

ma chi ero più non sono, né sono stato mai,

e io ti guardo e ti riguardo, osservo

i tuoi bulbi oculari in movimento:

lo so chi sei, conosco la tua brama,

il modo in cui porti gli occhi sul bersaglio

alla ricerca disperata di informazioni

che non avrai mai mai mai.

UNO

I traffici illeciti del contabile, 

l’invidia del vicino ubriacone, le trame 

del rivale amoroso, gli interessi 

del procuratore, ti hanno rovinato la vita

e tu non lo sapevi che l’avevi sempre

saputo ma non riuscivi a raccontarlo,

a portare in primo piano fatti e parole

che credevi irrilevanti. Eri solo,

avesti bisogno di un interlocutore

affidabile, un vecchio saggio barbuto,

in grado di donarti esempio e ascolto,

rivelandoti a te stesso che ti sapevi

a memoria. E finalmente capisti.

Poi cercasti di cambiarli, i fatti,

eliminando uno a uno gli avversari

di un tempo, i nemici, gli avvelenatori

dei pozzi della vita, che uno a uno  

caddero, inesorabilmente.

Poi la pietà di sé e degli altri,

altri bisogni, la voglia di futuro

e di passato, tornare a essere

uno e uno solo, individuo,

lasciasti perdere la vendetta

per cominciare un’altra vita,

un’altra storia infine.

LISBETH

Me lo ricordo il tuo cazzo piccolo,

un ciondolo, uno straccio per pulire

le bambole, e tuttavia ci sei affezionato, 

lo difendi, ti arrabbi, piagnucoli,

vediamo un po’, senza fretta, e per favore

non gridare che è tutto inutile

oramai, che neanche riesco a odiarti,

mi fai solo pena, non compassione,

su, stai fermo, ora prendo il trapano

vedrai che bel lavoro, di punta

e anche di taglio, a percussione,

pazienza ci vuole, che è duro a morire

questo cazzo di patriarcato.

DONAZIONE

La verità, tutta la verità, parlate dunque

senza paura e senza odio,

io sono italiano, non francese, appartengo 

a Dio e non agli uomini,

state tranquillo, nessuna remora o censura,

io non conosco le persone

di cui mi parlerete, né mai le incontrerò,

ditemi dunque, fate i nomi,

andrete più leggero, con la coscienza 

finalmente libera, pulita, disinfettata.

Ecco, vi meritate un premio,

non per l’accaduto, per la storia,

ben raccontata, con dovizia di particolari,

tutto è svelato, coi protagonisti in primo piano,

le vittime nell’ombra, in agguato,

ma voi non lo dovete sapere, poveretto.

Un idiota, certo, per questo non capite,

non sapete del male che fate, di quello

che subite e subirete, e allora su

bevete, bevete, che il dado è tratto:

con questo dono io vi uccido,

diluvio o apocalisse non importa,

nella fine è il principio, nel principio la fine,

il tempo di cambiarmi e lo vedrete.

CHIASMO

Chiamami Edi, sarò la favorita,

un cenno, un richiamo, un gesto della mano

ed eccomi ai tuoi piedi, come a me piace,

come dovrebbe piacerti, ma se preferisci

che sia il tuo Edmond, allora dillo pure,

chiunque tu sia, ovunque tu stia andando,

ti sia lieve il movimento, l’approdo provvisorio,

in transito verso chissà chi, verso chissà dove.

IL TESORO

La tua benzina, la paglia, il gas,

l’innesco dell’incendio, l’esca,

la finestra, la scala, il precipizio.

Hai visto quel Conte che eleganza?

Un gran signore, né parsimonioso

né spendaccione, ricco a dismisura,

dicono che abbia trovato un tesoro,

poveretto, e ora è costretto a comandare:

ammazza, punisce e premia, ammannisce

pranzi e cene, intesse trame, investe,

specula, viaggia, studia senza posa

per realizzare la sua gran vendetta.

Ma non era meglio, trovato il tesoro,

intascare qualche moneta e un bel gioiello

da sfoggiare a qualche festa di paese,

imbarcarsi su una nave come marinaio,

lasciar perdere gli albatri, desiderarsi

e poi baciarsi di nascosto nella stiva,

scambiarsi dei doni, tenersi per mano

durante i conversari, mangiare insieme

ridere, toccarsi, poi ridere ancora, gratis?

FARIA

Non era un dio vi dico

non folgorava il lampo d’odio

lo sfrigolìo era lo schermo acceso

era Villefort, Danglars, un Caderousse

qualsiasi, Montego senza nome

l’occhio spento del vile

paura, interessi, invidia.

Non hai ascoltato le parole di Faria?

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