Oggi inizio un nuovo lavoro poetico e pubblico qui una piccola raccolta inclusa nel volume Cut-off (Industria & Letteratura 2023).
SCUOLA DI MODESTIA
E così vorresti essere cattivo,
alzarti al mattino e prendere a calci
il tuo cane, libero di offendere e insultare
i deboli, umiliare, mettere alla gogna,
per sembrare autentico, onesto, fedele
alle tue origini imperiali, bravo figlio
e buon padre e padrone del tuo occidente
che ti piace immaginare in declino.
Ti aspetto qui, su questi schermi,
per l’allenamento quotidiano.
Avremo bisogno di tutte le tue frustrazioni,
ti saranno di stimolo e d’ispirazione,
la tua indolente indifferenza, il tuo disimpegno
ti faranno da guida e saranno sempre
la tua consolazione nei momenti più duri.
Benvenuto merda, iniziamo la lezione.
LA GROTTA
Di denaro e di virtù arricchito,
ingioiellato, odoroso e anche un po’ fumato
ricevo su appuntamento, seduto su un tappeto,
in testa il turbante d’ordinanza, la pipa in bocca,
e tu mi guardi e mi riguardi cercando d’inquadrarmi,
ma chi ero più non sono, né sono stato mai,
e io ti guardo e ti riguardo, osservo
i tuoi bulbi oculari in movimento:
lo so chi sei, conosco la tua brama,
il modo in cui porti gli occhi sul bersaglio
alla ricerca disperata di informazioni
che non avrai mai mai mai.
UNO
I traffici illeciti del contabile,
l’invidia del vicino ubriacone, le trame
del rivale amoroso, gli interessi
del procuratore, ti hanno rovinato la vita
e tu non lo sapevi che l’avevi sempre
saputo ma non riuscivi a raccontarlo,
a portare in primo piano fatti e parole
che credevi irrilevanti. Eri solo,
avesti bisogno di un interlocutore
affidabile, un vecchio saggio barbuto,
in grado di donarti esempio e ascolto,
rivelandoti a te stesso che ti sapevi
a memoria. E finalmente capisti.
Poi cercasti di cambiarli, i fatti,
eliminando uno a uno gli avversari
di un tempo, i nemici, gli avvelenatori
dei pozzi della vita, che uno a uno
caddero, inesorabilmente.
Poi la pietà di sé e degli altri,
altri bisogni, la voglia di futuro
e di passato, tornare a essere
uno e uno solo, individuo,
lasciasti perdere la vendetta
per cominciare un’altra vita,
un’altra storia infine.
LISBETH
Me lo ricordo il tuo cazzo piccolo,
un ciondolo, uno straccio per pulire
le bambole, e tuttavia ci sei affezionato,
lo difendi, ti arrabbi, piagnucoli,
vediamo un po’, senza fretta, e per favore
non gridare che è tutto inutile
oramai, che neanche riesco a odiarti,
mi fai solo pena, non compassione,
su, stai fermo, ora prendo il trapano
vedrai che bel lavoro, di punta
e anche di taglio, a percussione,
pazienza ci vuole, che è duro a morire
questo cazzo di patriarcato.
DONAZIONE
La verità, tutta la verità, parlate dunque
senza paura e senza odio,
io sono italiano, non francese, appartengo
a Dio e non agli uomini,
state tranquillo, nessuna remora o censura,
io non conosco le persone
di cui mi parlerete, né mai le incontrerò,
ditemi dunque, fate i nomi,
andrete più leggero, con la coscienza
finalmente libera, pulita, disinfettata.
Ecco, vi meritate un premio,
non per l’accaduto, per la storia,
ben raccontata, con dovizia di particolari,
tutto è svelato, coi protagonisti in primo piano,
le vittime nell’ombra, in agguato,
ma voi non lo dovete sapere, poveretto.
Un idiota, certo, per questo non capite,
non sapete del male che fate, di quello
che subite e subirete, e allora su
bevete, bevete, che il dado è tratto:
con questo dono io vi uccido,
diluvio o apocalisse non importa,
nella fine è il principio, nel principio la fine,
il tempo di cambiarmi e lo vedrete.
CHIASMO
Chiamami Edi, sarò la favorita,
un cenno, un richiamo, un gesto della mano
ed eccomi ai tuoi piedi, come a me piace,
come dovrebbe piacerti, ma se preferisci
che sia il tuo Edmond, allora dillo pure,
chiunque tu sia, ovunque tu stia andando,
ti sia lieve il movimento, l’approdo provvisorio,
in transito verso chissà chi, verso chissà dove.
IL TESORO
La tua benzina, la paglia, il gas,
l’innesco dell’incendio, l’esca,
la finestra, la scala, il precipizio.
Hai visto quel Conte che eleganza?
Un gran signore, né parsimonioso
né spendaccione, ricco a dismisura,
dicono che abbia trovato un tesoro,
poveretto, e ora è costretto a comandare:
ammazza, punisce e premia, ammannisce
pranzi e cene, intesse trame, investe,
specula, viaggia, studia senza posa
per realizzare la sua gran vendetta.
Ma non era meglio, trovato il tesoro,
intascare qualche moneta e un bel gioiello
da sfoggiare a qualche festa di paese,
imbarcarsi su una nave come marinaio,
lasciar perdere gli albatri, desiderarsi
e poi baciarsi di nascosto nella stiva,
scambiarsi dei doni, tenersi per mano
durante i conversari, mangiare insieme
ridere, toccarsi, poi ridere ancora, gratis?
FARIA
Non era un dio vi dico
non folgorava il lampo d’odio
lo sfrigolìo era lo schermo acceso
era Villefort, Danglars, un Caderousse
qualsiasi, Montego senza nome
l’occhio spento del vile
paura, interessi, invidia.
Non hai ascoltato le parole di Faria?