Nel 2005 pubblicai un libro intitolato “Linea meridiana – Editoria, critica, scuola e letteratura”. Il libro, uscito per Unicopli, si apriva con un “Promemoria” che riporto di seguito.
Questo libro nasce dalla frequentazione diretta di alcuni luoghi della produzione e della fruizione letteraria: la redazione, l’aula scolastica e universitaria, l’agenzia formativa, lo schermo dove si accampano ogni giorno le e-mail degli studenti, dei critici e dei poeti. Si tratta di un’origine poco accademica, che segna in profondità i singoli capitoli sia nella scelta degli argomenti sia nella loro trattazione, dominata da alcuni atteggiamenti e credenze acquisiti nel corso degli anni.
Dal lavoro editoriale svolto all’interno delle redazioni, dalla lettura critica delle riviste e dal dialogo costante coi redattori e con gli autori di molte riviste italiane ha preso corpo la convinzione che la letteratura contemporanea possa svolgere egregiamente una funzione di «produzione sociale del sociale» analoga a quella che alcuni sociologi attribuiscono al volontariato o più in generale al terzo settore. «Attraverso l’azione volontaria – ha scritto Bepi Tomai – centinaia di migliaia di cittadini fanno un’esperienza diretta, in prima persona, di organizzazione pro-sociale. Sono costretti a riunirsi, a convocare riunioni, ad assumere decisioni, a portare avanti azioni che durano nel tempo, a stabilire contatti con le pubbliche istituzioni, a trovare alleanze con altri soggetti. Crescono in questo modo delle capacità individuali che, diffuse, fanno crescere l’imprenditorialità sociale». Crescono, mi piace pensare, le capacità di scelta degli individui e delle comunità, che attraverso la partecipazione imparano a partecipare. La letteratura al di fuori delle biblioteche e delle università assume un rinnovato ruolo istituzionale: diventa motivo di ascolto e narrazione, di critica e confronto.
Il lavoro editoriale, inoltre, praticato in molti ruoli, dalla correzione di bozze alla consulenza e direzione di collane, ha posto le basi per un approccio concreto, fisico quasi, alla pagina scritta e quindi al libro. Al di là di ogni feticismo per l’oggetto, questa materialità costringe a porre attenzione ai cicli produttivi, ma anche ai passaggi di mano, all’intertestualità come pratica di lettura e scrittura che passa dal contatto fisico di libri, lettori e autori.
Dall’insegnamento, dalle attività di animazione culturale e di formazione professionale prende forma la vocazione pedagogica che tiene insieme i saggi del libro, giustificata poi e confermata in sede di ricerca e studio dalla predilezione per autori come Luciano Bianciardi o Vittorio Bodini, uomini capaci di coniugare nella loro scrittura limpida e meravigliosa l’amarezza della sconfitta e del disinganno con il coraggio dell’analisi e dell’aspirazione ad un senso, ad una ragione delle cose e della vita da trovarsi all’interno della vita stessa, nel racconto e nel canto della storia personale e collettiva dell’individuo e della sua comunità. La letteratura esiste in quanto aspirazione a un significato condiviso, ovvero in quanto narrazione, costruzione di sé e del mondo attraverso il racconto e il canto. Bisogna esserne consapevoli per dare un senso – una motivazione – all’esistenza stessa della letteratura, e in particolare, quindi, al suo insegnamento nella scuola o in altri luoghi dell’apprendimento, dove si è costretti a vivere un’esperienza insieme a altre persone, in gruppo, accompagnati da libri, storie, voci.
Infine, dalla sequela di co.co.co (collaborazioni coordinate e continuative), co.pro (contratti a progetto) e prestazioni occasionali – nemici tutti delle biblioteche, del loro pubblico silenzio – ha preso sostanza un pensiero ricorrente, suggerito dal romanziere Bianciardi, il quale nella Vita agra consigliava i suoi contemporanei di non produrre, non collaborare, non farsi dunque venire nuovi bisogni e sostituire all’attivismo milanese un nuovo cristianesimo a sfondo disattivistico e copulatorio: la letteratura – non la creatività ma la letteratura in quanto istituzione – è fondamentalmente meridionale, mediterranea, meridiana. Con quel suo irresistibile impulso alla pubblicazione essa ricorda il sole e il mare, spazi pubblici per eccellenza. E ci ricorda che negoziare un senso alle cose e alla vita è una forma di attrito e una valida alternativa alla fretta che ci consuma.