{"id":954,"date":"2022-03-20T07:46:35","date_gmt":"2022-03-20T06:46:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=954"},"modified":"2022-03-20T07:49:13","modified_gmt":"2022-03-20T06:49:13","slug":"un-poeta-ha-messo-le-mani-sulla-mia-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/un-poeta-ha-messo-le-mani-sulla-mia-citta\/","title":{"rendered":"Un poeta ha messo le mani sulla mia citt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, con un giorno di anticipo sulle celebrazioni della giornata mondiale della poesia, festeggiamo l&#8217;uscita di un libro di poesie di Luca Bonelli, che finalmente ha dato alle stampe un&#8217;antologia del suo quasi trentennale lavoro di scrittura. Si intitola <em><a href=\"https:\/\/www.pensamultimedia.it\/pensa\/prodotto\/alla-guerra\/\">Alla guerra (Poesie)<\/a><\/em> ed \u00e8 pubblicato da Pensa Multimedia di Lecce. Io ho scritto la postfazione al volume (titolo: <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em>), che riproduco di seguito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cominciamo da un luogo, anzi da un nome: Kansas City. Cos\u00ec lo scrittore Carlo Cassola, agli albori dell\u2019et\u00e0 repubblicana, impressionato dalla battuta di un soldato americano, aveva chiamato Grosseto, capoluogo di una delle province pi\u00f9 disabitate e malconce della penisola italiana. Quando il fuggiasco Luciano Bianciardi, emigrato a Milano dopo aver esercitato, a Grosseto, il mestiere di direttore della locale biblioteca e di animatore culturale della piccola citt\u00e0, si mise a scrivere il suo libro intitolato <em>Il lavoro culturale<\/em>, pubblicato da Feltrinelli nel 1957, non ebbe esitazioni: ormai Grosseto era diventata Kansas City, \u00abla citt\u00e0 tutta periferia, aperta, aperta ai venti ed ai forestieri, fatta di gente di tutti i paesi\u00bb. Una citt\u00e0 mitica, fondata non dagli etruschi, n\u00e9 dai longobardi, ma dagli americani che l\u2019avevano, d\u2019un balzo, proiettata nella modernit\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u2026 Kansas City era la nostra realt\u00e0, altro che storie! Le origini della citt\u00e0? L\u2019anno di fondazione? Ma era il 1944, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno. Prima di allora non esisteva, era stata fondata dagli americani, che, giungendo fra noi, avevano spianato un campo per farvi atterrare gli aerei, aperto rivendite di coca-cola, spacci di generi alimentari, dancings, depositi di materiale, creando all\u2019improvviso un centro di traffici nuovo.&nbsp;<br>Da ogni dove, allora, erano accorse folle di gente a quella nuovissima mecca: mercanti neri dal meridione, carichi di valigie d\u2019olio, affaristi del nord, decisi a fondare nuove industrie in una zona cos\u00ec di sicuro sviluppo, meretrici, lustrascarpe, girovaghi, cantanti di storie, venditori ambulanti di pettinini e di lacci di scarpe, indovini della fortuna col pappagallo e la fisarmonica, e poi, via via, tutti gli altri: gli impiegati del catasto, i questurini, gli agenti di assicurazioni, gli artigiani, le maestre di scuola e i preti\u2026<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Grosseto-Kansas City in quel lontano 1957, nel bel mezzo del boom economico italiano, era il simbolo di un paese pieno di speranza, abitato da un popolo meticcio e operoso, che sembra immune dai vizi che affliggono l\u2019Italia del nascente neocapitalismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cinque anni dopo, nel 1962, dopo aver trascorso migliaia e migliaia di ore a tradurre libri e aver sperimentato condizioni di \u201clavoro culturale\u201d umanamente insostenibili, Bianciardi pubblic\u00f2 <em>La vita agra<\/em>, il suo romanzo pi\u00f9 celebre. In questo passo, tratto dall\u2019ottavo capitolo, il narratore mette in scena i suoi sogni e racconta la triste scomparsa del mito di Kansas City:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Certe notti, quando non riesco a prendere sonno, mi sfilano in processione dinanzi agli occhi Salvatore Giuliano e le donne artificialmente feconde, il colonnello Maverick e il generale Sirtori, Ciascuno recando una sua parola sorda e irridente, Virginia Oldoini, Carl Solomon, Gad Dov Ygal, la testa mozza del povero Languille, Beverly ragazza di vita, Nikita Krusciov\u2026 Sidi-bel-Abb\u00e8s, l\u2019Ondulata Otto, Jack Andrus, l\u2019Astronomo Reale, i Cappellani, le Corone e i Giovani Turchi armati di pistole zip, mille idee per aumentare le vendite e Leonardo da&nbsp; Vinci detective ad Amboise.<br>Ciascuno di costoro m\u2019ha portato via un pezzo di fegato, e tutti insieme mi hanno dannato l\u2019anima, mi hanno stravolto persino l\u2019infanzia. Quando non riesco a prendere sonno, penso alle mie vacanze, bambino, su a Steetrock, o nei prati intorno a Plaincastle, a St. Flower, ad Archback, a Chestnutplain. Ripenso ai lunghi viaggi sulle strade verso Download, Hazely, Copperhill, Meadows, Bouldershill, Gaspings, e poi il ritorno, dalla parte del camposanto di Scrub, nella grande pianura open to the winds and to the strangers. Then from everywhere crowds had rushed to this newly-found Mecca: black dealers from the South, carryng suitcases filled with oil, speculators from the Nords\u2026<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A forza di tradurre, immergendosi nei mondi possibili di decine di romanzi e racconti, ore e ore al giorno per sei giorni a settimana, il narratore perde il filo della propria esistenza, fino a confondere i propri ricordi con quelli dei personaggi dei libri tradotti, che gli compaiono in sogno e gli infestano la memoria. E i propri ricordi d\u2019infanzia, a loro volta, vengono tradotti in inglese, come indicano i nomi dei paesi dei suoi luoghi d\u2019origine, tra Grosseto, le Colline Metallifere e il Monte Amiata, dove effettivamente Bianciardi trascorreva le vacanze estive: Roccastrada \u00e8 diventata <em>Streetrock<\/em>, Castel del Piano <em>Plaincastle<\/em>, Santa Fiora <em>St. Flower<\/em>, Arcidosso <em>Archback <\/em>e Piancastagnaio <em>Chestnutplain<\/em>. Il secondo gruppo di nomi si riferisce ai paesi e ai villaggi minerari delle Colline Metallifere, che possono essere identificati con Giuncarico, Niccioleta, Prata, Montieri, Monte Massi e Boccheggiano, dove Bianciardi andava a portare i libri con il Bibliobus della Biblioteca di Grosseto. Il viaggio si concludeva, passando dalla strada del cimitero di Sterpeto, proprio a Grosseto-Kansas City, la citt\u00e0 \u00abopen to the winds and to the strangers\u00bb. Nei sogni del personaggio narratore quella visione di giovent\u00f9, carica di ottimismo, viene trasfigurata in una lingua straniera e, quindi, allontanata in un tempo e uno spazio ormai irraggiungibili, che gli sono stati espropriati e adesso non gli appartengono pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1964, ormai diventato scrittore di successo, Bianciardi scrisse infine una postfazione alla seconda edizione di <em>Il lavoro culturale<\/em>. Il testo, intitolato <em>Ritorno a Kansas City<\/em>, testimonia la definitiva caduta delle illusioni del dopoguerra:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u2026 Kansas City si \u00e8 fermata, e pensa ormai quasi a \u201cvalorizzare\u201d la costa; spera negli svizzeri, negli svedesi, negli attori del cinema, nelle mogli dei presidenti.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 la Grosseto ormai definitivamente \u201cmontecatinizzata\u201d a colpi di giardinetti, di aiuole, di vialetti e di fontanine, perch\u00e9 \u00abMontecatini Terme \u00e8 il modello di tutte le \u201cPro Loco\u201d d\u2019Italia\u00bb, scriveva Carlo Cassola gi\u00e0 nel 1953, e perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che impone la mentalit\u00e0 dei <em>localisti<\/em>, cultori dell\u2019ordine e del decoro. Una citt\u00e0 \u00abtremendamente seria\u00bb tuttavia, si legge ancora in quella postfazione, da cui Bianciardi era fuggito nottetempo e senza chiedere il permesso. La citt\u00e0 a cui Bianciardi lasciava in eredit\u00e0 un toponimo di successo \u2013 usato nei decenni successivi da istituzioni pubbliche e private per dare il nome a iniziative culturali e associazioni, \u2013 e una serie di luoghi comuni \u2013 le quattro strade, la periferia in espansione, i villaggi minerari, la pianura bonificata \u2013 che hanno sostanziato il discorso pubblico della e sulla piccola citt\u00e0 degli ultimi cinquant\u2019anni, trascorsi in bilico tra nostalgia delle origini e autocompiacimento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci rimane, oggi, di quest\u2019esperienza letteraria, l\u2019esempio di uno scrittore che, mettendo in discussione in confine tra finzionale e non finzionale, tra invenzione e testimonianza, ha dimostrato come sia possibile, se non necessario, ricorrere alle parole per dare una forma e un senso ai luoghi, rendendoli abitabili.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un\u2019esperienza compiuta con ben altra consapevolezza \u2013 e con strumenti di ricerca pi\u00f9 raffinati \u2013 dalla storica Vanessa Roghi nel suo <em>Piccola citt\u00e0. Una storia comune di eroina<\/em> (Laterza, 2018), e prima ancora dal poeta Luca Bonelli, che a differenza di Bianciardi e Roghi non ha scritto \u2013 n\u00e9 ha smesso mai di farlo \u2013 da un pi\u00f9 o meno ideale esilio, ma direttamente ed esclusivamente dalle viscere di Kansas City, la citt\u00e0 in cui \u00e8 nato e ha vissuto dal 1963. Grosseto, teatro delle avventure dell\u2019io lirico di questo libro, \u00e8 la zona di guerra da cui l\u2019inviato Bonelli invia da decenni i suoi puntuali reportage, che rendono conto di ogni spostamento (incursioni alcoliche, poetiche o politiche in territori vicini, rigorosamente all\u2019interno dei confini nazionali), di ogni visita ricevuta (la pi\u00f9 proficua, quella di Remo Remotti del 2010), e poi di amori, incontri, vite incrociate per strada, sui libri o in tv, con una spiccata preferenza per i canali sportivi e per gli incontri di pugilato (che insieme al baseball e all\u2019hockey su pista ha contribuito a plasmare l\u2019immaginario della citt\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se Bianciardi ci ha messo a disposizione le parole che servono a guardare la citt\u00e0 (quella citt\u00e0) da lontano, con un misto di rimpianto e di sollievo, con la gioia di chi ricorda un\u2019epoca eroica, quando ancora si poteva inventare, con le parole, uno spazio abitabile,&nbsp; ma poi da quello spazio \u00e8 fuggito nottetempo, Bonelli ci ha sempre offerto, generosamente, l\u2019opportunit\u00e0 di restare, rimandendogli accanto a osservare senza rimpianti e senza nostalgie quell\u2019agglomerato di case e persone in continua e inesorabile trasformazione, che da oltre un secolo \u00absi allarga come una metastasi\u00bb (<em>Grosseto addio<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bonelli ha iniziato a pubblicare le sue opere a met\u00e0 degli anni Novanta, quando per la prima volta ha aperto il suo <em>quadernone <\/em>\u2013 un quaderno ad anelli formato A4 nel quale raccoglieva i suoi manoscritti, \u2013 e ha iniziato a leggere in pubblico. E in pubblico, da quel momento in avanti, ha continuato a scrivere, a leggere, a rileggere e a riscrivere, spesso davanti alle stesse persone, inesorabilmente, consapevole della responsabilit\u00e0 che gli era stata affidata da una piccola porzione \u2013 un grumo di cellule appena \u2013 di quella metastasi dai troppi nomi. Come un musicista jazz, Bonelli \u00e8 arrivato fin dove lo hanno portato le orecchie che sono state capaci di ascoltarlo, e che insieme a lui \u2013 l\u2019uomo che ha fatto dell\u2019ascolto il suo principale ferro del mestiere \u2013 hanno costruito un mondo poetico popolare, un universo narrativo la cui regola fondamentale \u00e8 il riciclo postmoderno di personaggi reali e di finzione, di situazioni tipiche e di luoghi comuni, trascorrendo senza soluzione di continuit\u00e0 dal fal\u00f2 sulla spiaggia all\u2019ennesima visione dello stesso incontro di pugilato, dall\u2019ascolto dei CSI alla sosta al bar lungo l\u2019Aurelia, dalla gita in montagna coi genitori alla manifestazione del Global Forum a Firenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi primi libri, stampati a Lecce dal Sud Write System nella seconda met\u00e0 degli anni Novanta, sono <em>Ritratti \u2013 <\/em>riprodotto con variazioni nella seconda sezione di questo volume \u2013 e <em>I Manierini<\/em>, una sequenza di microsceneggiature perfette per le performance bonelliane, durante le quali le voci dei due personaggi \u2013 quella del protagonista, il cacciatore di taglie Manierino Kill, e del suo fedele autista Roy Keynes, \u2013 sono interpretate con la maestria di un grande attore. A questo primo riconoscimento, che fa da innesco a un proficuo ciclo di lettere pubbliche per l\u2019Italia, segue la pubblicazione di <em>F.A.O (foramusementonli)<\/em>, ospitato nella collana \u00abAzione poetica\u00bb dell\u2019editore ligure Zona. I crimini compiuti dalla polizia durante il G8 di Genova del 2001 sono di l\u00e0 da venire, ed \u00e8 ancora nell\u2019aria lo spirito neoavanguardista del Gruppo 93 e del collettivo di pronto intervento poetico \u00abAltri luoghi\u00bb. Bonelli, che trova il suo posto tra Elisa Biagini e Mariano B\u00e0ino, Vitaniello Bonito e Florinda Fusco, assume il ruolo di poeta pop, \u00abdella specie\u00bb, scrivevo nella postfazione, \u00abdei poeti civili\u00bb, capace di mettere a frutto le risorse dell\u2019immaginario postmoderno per realizzare poesie e prose socievoli, divertenti e mai consolatorie. Come ebbe a scrivere Silverio Novelli su \u00abAvvenimenti\u00bb, \u00abIl killer di Bonelli \u00e8 maniera per distillazione e prosciugamento. Virtuosismo linguistico sull\u2019effetto fotocopia. Moralmente, dissuasione dal confidare nelle qualit\u00e0 oppiacee delle letterature non manieristiche ma manierate\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019inclusione nel catalogo <em>Cinematografie <\/em>di Gianni Cacciarini (1999) e poi nell\u2019antologia <em>Nodo sottile <\/em>(2000), accanto, tra gli altri, a Roberto Bal\u00f2, Elisa Biagini, Massimiliano Chiamenti e Marco Simonelli, colloca Bonelli tra i poeti toscani pi\u00f9 interessanti degli anni Zero, e conferisce una rinnovata autorevolezza al suo lavoro di scrittore e di attore-lettore, quest\u2019ultimo perfezionato grazie al lungo tirocinio con il Teatro Studio di Grosseto e alla collaborazione con il performer Fabio Galassi, che culmina nello spettacolo <em>Suoni per terra e per mare (poesia in scena)<\/em>, un reading poetico-musicale che integra l\u2019ascolto di canzoni della tradizione rock e letture poetiche originali, messo in scena per la prima volta al festival di teatro di strada <em>Mercantia<\/em> di Certaldo (1999).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 in questa fase che, accanto all\u2019autore, prende forma il personaggio-poeta Bonelli, il \u00abrinoceronte illetterato, scrittore con le movenze d\u2019un sumoka (e la sensibilit\u00e0)\u00bb (<em>Portrait<\/em>), che \u00e8 stato \u00abcampione del mondo dei pesi massimi\u00bb (<em>169<\/em>) e che di l\u00ec a poco, dopo la macelleria messicana della Diaz, e per i due decenni successivi, sarebbe diventato il poeta-reporter di guerra della \u00abGrosseto militare\u00bb, della \u00abGrosseto americana\u00bb, della \u00abGrosseto grassa, meschina, bottegaia\u00bb, da cui ha continuato a inviare i suoi dispacci e i suoi fondamentali <em>vademecum. <\/em>Si legge in <em>Guerra<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Comportarsi come se tutto fosse conosciuto<br>come se tutto fosse gi\u00e0 stato fatto<br>come se fosse gi\u00e0 provato<br>tutto gi\u00e0 d\u00e9j\u00e0 vu<br>Nulla sorprenda mai<br>Comportarsi come quello che lo sa prima<br>Come in tempo di guerra pensare a ballare,<br>meglio un bel film d\u2019amore che leggere poesie<br>Non perdere tempo con queste scemenze che il tempo \u00e8 denaro, dice<br>pensate piuttosto ad arraffare, ad accumulare.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver preso definitivo congedo da <em>Grosseto<\/em>&#8211;<em>Kansas City<\/em>, il cui mito viene definitivamente infranto nel 2010, in seguito a un fatale incontro con Remo Remotti, l\u2019autore della straordinaria <em>Mamma Roma addio<\/em> (\u00abE me ne andavo da quella Roma addormentata \/ Da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide \/ Quella Roma del, \u201cVolemose bene e annamo avanti\u201d\u00bb), Bonelli sembra essere rimasto il solo essere vivente in una citt\u00e0 popolata da mostri, novello Robert Neville, il protagonista di <em>I Am a Legend <\/em>di Richard Matheson. Mentre ogni progetto culturale veniva pi\u00f9 o meno lentamente obliterato e la citt\u00e0, definitivamente ossessionata dal decoro, diventava il simulacro di s\u00e9 stessa, Bonelli ha continuato e continua ancora a dare un nome a quei luoghi e ai loro abitanti, di anno in anno, inesorabilmente, costringendoli (costringendoci) a guardarsi nello specchio dei suoi occhi lucidi e sorridenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, con un giorno di anticipo sulle celebrazioni della giornata mondiale della poesia, festeggiamo l&#8217;uscita di un libro di poesie di Luca Bonelli, che finalmente [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":955,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[147,32,148,146,48,98,95],"class_list":["post-954","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-discorsi","tag-carlo-cassola","tag-grosseto","tag-kansas-city","tag-luca-bonelli","tag-luciano-bianciardi","tag-poesie","tag-vanessa-roghi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/DallaCopertina.png","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/954","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=954"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/954\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":957,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/954\/revisions\/957"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/955"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=954"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=954"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=954"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}