{"id":941,"date":"2022-02-25T08:05:42","date_gmt":"2022-02-25T07:05:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=941"},"modified":"2022-02-25T11:03:03","modified_gmt":"2022-02-25T10:03:03","slug":"la-liberta-che-produce-conoscenza-a-scuola-e-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/la-liberta-che-produce-conoscenza-a-scuola-e-non-solo\/","title":{"rendered":"La libert\u00e0 che produce conoscenza (a scuola e non solo)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Racconto sempre nei miei corsi di didattica della letteratura, al momento in cui devo illustrare gli ostacoli che l&#8217;insegnante pu\u00f2 incontrare a scuola, il caso di una mia alunna che, anni fa, protest\u00f2 vivacemente contro la mia strategia d&#8217;insegnamento. &#8220;Prof&#8221;, mi apostrof\u00f2 con decisione: &#8220;La deve smettere di farmi fare tutti questi lavoro di gruppo, questi esercizi, io voglio sapere cosa studiare, leggo i libri, mi preparo e vengo alle interrogazioni!&#8221;. Sul piano formale aveva torto, poich\u00e9 frequentava un istituto professionale ed era mio compito specifico di insegnante di Lingua e letteratura italiana formarla a lavorare in gruppo e a scegliere strumenti di comunicazione adeguati a diverse situazioni, quindi io non avrei potuto fare altrimenti. Ma io capivo le sue ragioni, la sua difficolt\u00e0 a mettersi in gioco e a relazionarsi con me e con il gruppo dei pari in un contesto non sempre cos\u00ec sicuro, la sua resistenza al cambiamento, ovvero all&#8217;incontro con l&#8217;alterit\u00e0 delle opere letterarie e, anche, dei suoi interlocutori e delle sue interlocutrici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi torna in mente quest&#8217;episodio ogni volta che sento parlare delle difficolt\u00e0 che si incontrano nel praticare una valutazione educativa. &#8220;Gli studenti non la vogliono!&#8221;, ho sentito dire pi\u00f9 volte da colleghe e colleghi della secondaria. E anche: &#8220;preferiscono i voti, le interrogazioni e i compiti&#8221;, a sottolineare il valore implicito della tradizione, ovvero del continuare a fare come si \u00e8 sempre fatto. E anche questo \u00e8 comprensibile, perch\u00e9 autovalutarsi, riflettere sugli apprendimenti, fare i conti con le evidenze, con le prove del cambiamento che sta avvenendo a livello personale, e confrontarsi con le valutazione delle e dei docenti \u00e8 faticoso e impegnativo, e pu\u00f2 incidere anche profondamente sul proprio destino. A volte sottrarsi \u00e8 pi\u00f9 facile. Studiare, farsi interrogare, prendere il voto, andare avanti. Cosa hai fatto? Quanto hai preso? Bene.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il controllo sociale, la condivisione, l&#8217;esercizio del potere<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un capitolo del libro <em><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/laricerca.loescher.it\/comunita-di-pratiche-letterarie-giusti-tonelli\/\" target=\"_blank\">Comunit\u00e0 di pratiche letterarie<\/a><\/em> ho messo a confronto il Decameron di Boccaccio e alcuni tratti del pensiero pedagogico di Dewey per spiegare quali sono le condizioni che consentono di realizzare una comunit\u00e0 di persone che, grazie all&#8217;esercizio del racconto, del canto e della danza, attraverso la condivisione di storie e di cibo, produce una societ\u00e0 democratica. Lo riproduco, con leggere modifiche, qui di seguito, sperando di dare un contributo al dibattito sulla didattica laboratoriale e sulla valutazione educativa, la cui applicazione ritengo ormai irrinunciabile e che credo debba essere reclamata a gran voce soprattutto dalle e dagli studenti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Dewey,  a scuola \u2013 come nella vita quotidiana di una famiglia o sul lavoro \u2013, il controllo sociale dovrebbe essere esercitato non da un\u2019autorit\u00e0 personale ma da situazioni cui tutti prendono parte, in cui \u00e8 possibile che siano presenti persone pi\u00f9 esperte \u2013 il genitore, per esempio, o l\u2019insegnante \u2013 le quali possono esercitare un\u2019autorit\u00e0 non per manifestare la loro volont\u00e0 individuale ma in quanto esecutrici degli interessi del gruppo:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>in una scuola ben ordinata la principale fiducia di controllare questo o quell\u2019individuo deve essere riposta nel controllo esercitato sulle attivit\u00e0 che vi si esplicano e sulle situazioni di cui queste attivit\u00e0 fanno parte. L\u2019insegnante riduce al minimo le occasioni in cui deve esercitare un\u2019autorit\u00e0 personale. In secondo luogo, quando \u00e8 necessario parlare e agire fermamente, lo fa in nome e nell\u2019interesse del gruppo, non per far mostra di un potere personale. Ecco ci\u00f2 che differenzia l\u2019azione arbitraria da quel che \u00e8 giusto e leale.<br>Inoltre, non \u00e8 necessario che la differenza sia formulata con parole, tanto dall\u2019insegnante quanto dall\u2019allievo, per essere avvertita nell\u2019esperienza. Piccolo \u00e8 il numero dei ragazzi che non avvertono la differenza (anche se essi non la sanno formulare e ridurre a un principio intellettuale) fra un\u2019azione motivata dal potere personale e dal desiderio di imporla e l\u2019azione che \u00e8 giusta perch\u00e9 suggerita dall\u2019interesse di tutti. (J. Dewey, <em>Esperienza e educazione<\/em>, trad. it di E. Codignola, Milano, Cortina, 2014, p. 41.)<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fonte del controllo sociale, dunque, \u00e8 nella socialit\u00e0 dell\u2019impresa che si sta compiendo: \u00e8 sufficiente, perch\u00e9 funzioni, che ciascuno abbia la possibilit\u00e0 di prendervi parte sentendosi responsabile del lavoro da svolgere. \u00abQuando gli alunni erano una classe piuttosto che un gruppo sociale, \u2013 si legge ancora in <em>Esperienza e educazione <\/em>di Dewey \u2013 l\u2019insegnante era costretto ad agir in gran parte al di fuori e non gi\u00e0 in veste di direttore di processi di scambio in cui tutti hanno la loro parte\u00bb. Arrivati nella loro casa di campagna, i membri dell\u2019onesta brigata del <em>Decameron<\/em>, che hanno liberamente scelto di andare a costituire una comunit\u00e0 alternativa a quella ormai smembrata (e fondamentalmente diseducativa) della citt\u00e0 in preda al terrore, sanno di dover compiere un\u2019impresa comune: inventare una vita associata dignitosa. Non serve un padrone o una padrona di casa, n\u00e9 tantomeno una forza di polizia pronta a intervenire in caso di conflitto. \u00c8 l\u2019azione stessa \u2013 mangiare e dormire, ballare e cantare, conversare e raccontare storie \u2013 a dare vita a comportamenti moralmente ineccepibili, che consentono \u2013 lo vedremo nel prossimo capitolo \u2013 di allargare a dismisura le possibilit\u00e0 di fare esperienze significative. \u00abSe l\u2019educazione \u00e8 basata sull\u2019esperienza e l\u2019esperienza educativa viene concepita come un processo sociale, la situazione cambia radicalmente\u00bb, conclude il suo ragionamento Dewey: \u00abL\u2019insegnante perde la sua posizione esterna di padrone o di dittatore per assumere quella di direttore di attivit\u00e0 associate\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Come le narratrici e i narratori del Decameron<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il ruolo ricoperto, a turno, dalle regine e dai re della brigata boccacciana: direttrice e direttore di attivit\u00e0 associate. Attivit\u00e0 che, richiedendone in gran misura, producono socialit\u00e0 e reciprocit\u00e0. Qui e ora, durante la condivisione di storie, si impara l\u2019ascolto ascoltando, si impara la narrazione narrando, si impara l\u2019arte di conversare conversando. Non perch\u00e9 sia utile per il futuro, ma perch\u00e9 indispensabile per fare un\u2019esperienza significativa nel presente, nel qui e ora del lavoro di gruppo, che non potrebbe esistere senza la collaborazione attiva di ciascuno e ciascuna. Fare esperienze significative nel presente, secondo lo stesso Dewey, \u00e8 la condizione per desiderare di farne anche in futuro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la prima giornata, lo abbiamo visto, Pampinea invita i suoi \u2018sudditi\u2019 ad andare liberamente per i prati, conversando e passeggiando, per poi mangiare insieme e riposare. Se ha potuto farlo, se tutti hanno potuto godere di questa libert\u00e0, \u00e8 stato grazie alle risorse economiche disponibili e alla capacit\u00e0 di utilizzarle, organizzando il lavoro dei servitori in modo da garantire un buon governo della casa:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Pampinea, fatta reina, comand\u00f2 che ogni uom tacesse, avendo gi\u00e1 fatti i famigliari de\u2019 tre giovani e le loro fanti, che eran quattro, davanti chiamarsi; e tacendo ciascun, disse: \u2014 Acci\u00f2 che io prima esemplo d\u00e8a a tutti voi per lo quale, di bene in meglio procedendo, la nostra compagnia con ordine e con piacere e senza alcuna vergogna viva e duri quanto a grado ne fia, io primieramente costituisco Parmeno, famigliare di Dioneo, mio siniscalco, ed a lui la cura e la sollecitudine di tutta la nostra famiglia commetto e ci\u00f2 che al servigio della sala appartiene. Sirisco, famigliar di Panfilo, voglio che di noi sia spenditore e tesoriere, e di Parmeno s\u00e8guiti i comandamenti. Tindaro, al servigio di Filostrato e degli altri due, attenda nelle camere loro, qualora gli altri, intorno alli loro ufici impediti, attender non vi potessero. Misia, mia fante, e Licisca, di Filomena, nella cucina saranno continue e quelle vivande diligentemente apparecchieranno che per Parmeno loro saranno imposte. Chimera, di Lauretta, e Stratilia, di Fiammetta, al governo delle camere delle donne intente vogliamo che stieno, ed alla nettezza de\u2019 luoghi dove staremo. E ciascun generalmente, per quanto egli avr\u00e1 cara la nostra grazia, vogliamo e comandiamo che si guardi, dove che egli vada, onde che egli torni, che che egli oda o veggia, che niuna novella altra che lieta ci rechi di fuori.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per poter realizzare l\u2019utopia di una societ\u00e0 ideale, fondata sulla condivisione di storie liberamente scelte e altrettanto liberamente ascoltate e discusse, \u00e8 pur necessario disporre delle risorse necessarie ad agire. Affinch\u00e9 dieci persone diventino un\u2019onesta brigata, o una classe di studenti diventi un gruppo sociale, bisogna che gli individui abbiano la possibilit\u00e0 di agire liberi da vincoli e costrizioni. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Liberi da vincoli e da costrizioni<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dante, nelle straordinarie pagine proemiali del <em>Convivio<\/em>, per motivare il suo ruolo di mediatore e di divulgatore di conoscenza, parte dal presupposto che \u00abtutti li uomini naturalmente desiderano di sapere\u00bb, ma che molti, per ragioni personali, ma anche sociali ed economiche, sono impossibilitati ad applicarsi allo studio e alla scienza, che costituisce l\u2019\u00abultima perfezione della nostra anima, nella quale sta la nostra ultima felicitade. [\u2026] Da questa nobilissima perfezione molti sono privati per diverse cagioni, che dentro all\u2019uomo e di fuori da esso lui rimovono dall\u2019abito di scienza\u00bb. Si tratta perci\u00f2 motivi interni all\u2019uomo ed esterni a lui che ne limitano la libert\u00e0 di apprendere. Questi ultimi (esterni) soprattutto sono da compiangere:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Di fuori dall\u2019uomo possono essere similemente due cagioni intese, l\u2019una delle quali \u00e8 induttrice di necessitade, l\u2019altra di pigrizia. La prima \u00e8 la cura familiare e civile, la quale convenevolmente a s\u00e9 tiene delli uomini lo maggior numero, s\u00ec che in ozio di speculazione esser non possono. L\u2019altra \u00e8 lo difetto del luogo dove la persona \u00e8 nata e nutrita, che tal ora sar\u00e0 da ogni studio non solamente privato, ma da gente studiosa lontano (<em>Convivio<\/em> I, 1, 1-4).<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dewey distingue questa libert\u00e0 esterna \u2013 \u00abun mezzo in vista della libert\u00e0 di giudizio e del potere di eseguire fini liberamente scelti\u00bb \u2013 dalla libert\u00e0 interna: \u00ablibert\u00e0 di pensare, di desiderare, di fare progetti\u00bb. In assenza di libert\u00e0 esterna gli individui non riuscirebbero a manifestare i propri impulsi e desideri, n\u00e9 tantomeno a rivelarsi, attraverso le loro libere scelte, a s\u00e9 stessi e agli altri. L\u2019insegnante, spiega Dewey, non potrebbe conoscere le persone da educare, poich\u00e9 in assenza di libert\u00e0 esterna si comporterebbero in modo convenzionale o ipocrita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per per fare emergere i talenti di ciascuno dei membri dell\u2019onesta brigata e poterli condividere, \u00e8 necessario agire in un ambiente protetto e sicuro. \u00c8 cos\u00ec che una volta tornati a casa, dopo la passeggiata mattutina, i ragazzi e le ragazze trovano la tavola apparecchiata con la colazione, come previsto dalla regina Pampinea:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>E poi che in quello tanto f\u00fbr dimorati quanto di spazio dalla reina avuto aveano, a casa tornati, trovarono Parmeno studiosamente aver dato principio al suo uficio, per ci\u00f2 che, entrati in una sala terrena, quivi le tavole messe videro con tovaglie bianchissime e con bicchieri che d\u2019ariento parevano, ed ogni cosa di fiori di ginestra coperta; per che, data l\u2019acqua alle mani, come piacque alla reina, secondo il giudicio di Parmeno tutti andarono a sedere. Le vivande dilicatamente fatte vennero e finissimi vini f\u00fbr presti: e senza pi\u00fa, chetamente li tre famigliari servirono le tavole. Dalle quali cose, per ci\u00f2 che belle ed ordinate erano, rallegrato ciascuno, con piacevoli motti e con festa mangiarono; e levate le tavole, con ci\u00f2 fosse cosa che tutte le donne carolar sapessero e similmente i giovani, e parte di loro ottimamente e sonare e cantare, comand\u00f2 la reina che gli strumenti venissero: e per comandamento di lei, Dioneo preso un leuto e la Fiammetta una viuola, cominciarono soavemente una danza a sonare. Per che la reina con l\u2019altre donne, insieme co\u2019 due giovani presa una carola, con lento passo, mandati i famigliari a mangiare, a carolar cominciarono, e quella finita, canzoni vaghette e liete cominciarono a cantare. Ed in questa maniera stettero tanto che tempo parve alla reina d\u2019andare a dormire; per che, data a tutti la licenza, li tre giovani alle lor camere, da quelle delle donne separate, se n\u2019andarono, le quali co\u2019 letti ben fatti e cos\u00ed di fiori piene come la sala trovarono: e simigliantemente le donne le loro, per che, spogliatesi, s\u2019andarono a riposare.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La libert\u00e0 esterna produce conoscenza. \u00c8 grazie alla libert\u00e0 procurata dal siniscalco Parmeno, nominato per l\u2019occasione maestro di casa, che i componenti della brigata scoprono di essere tutti in grado di ballare, di suonare e di cantare. \u00c8 attraverso la valorizzazione del potenziale educativo della libert\u00e0 \u2013 esterna e interna \u2013 che una scuola democratica pu\u00f2 riuscire nell\u2019impresa di far compiere esperienze significative ad alunni e alunne: una scuola che ripone fiducia nella socievolezza degli individui e nel loro desiderio di vivere una vita degna di essere vissuta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Racconto sempre nei miei corsi di didattica della letteratura, al momento in cui devo illustrare gli ostacoli che l&#8217;insegnante pu\u00f2 incontrare a scuola, il caso [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[60,142,141,143,121,33,100,140],"class_list":["post-941","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-discorsi","tag-boccaccio","tag-comunita-di-pratiche-letterarie","tag-dante-alighieri","tag-dewey","tag-didattica-laboratoriale","tag-la-ricerca","tag-qdrdidattica-e-letteratura","tag-valutazione-educativa"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/941","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=941"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/941\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":945,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/941\/revisions\/945"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=941"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=941"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=941"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}