{"id":913,"date":"2022-01-11T10:03:37","date_gmt":"2022-01-11T09:03:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=913"},"modified":"2022-01-11T10:03:37","modified_gmt":"2022-01-11T09:03:37","slug":"elisa-biagini-e-filippo-gatti-un-dialogo-sulla-poesia-e-sulla-canzone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/elisa-biagini-e-filippo-gatti-un-dialogo-sulla-poesia-e-sulla-canzone\/","title":{"rendered":"Elisa Biagini e Filippo Gatti: un dialogo sulla poesia e sulla canzone"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono trascorsi quasi dieci anni dalla realizzazione di questo dialogo tra Elisa Biagini e Filippo Gatti, che ripubblico di seguito. In coda a un lungo lavoro di produzione, culminato con la pubblicazione di <em><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Intreccio-ciglia-Dialogo-poesia-canzone\/dp\/B01BY1TWLG\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Intreccio di ciglia<\/a><\/em>, un album di canzoni e poesie scritte da Elisa Biagini e musicate da Filippo Gatti,  \u00e8 nato un dialogo che rende conto della genesi del progetto, del suo significato e della situazione della cultura musicale e poetica contemporanea. Il testo che segue \u00e8 uscito a mia cura sulla rivista \u00abPer leggere\u00bb, n. 24, primavera 2013.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un album di canzoni<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO Per scrivere questo album sono partito dalla lettura del libro. A una prima lettura, sono rimasto molti impressionato da <em>Acqua smossa<\/em>:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Volto la testa da te<br>verso un altro mare,<br>lascio tracce di parole<br>scie dei nostri ricordi:<br>il cappotto mi tiene la forma<br>senn\u00f2 sarei neve al sole.<\/p><p>E come acqua smossa<br>nella mia testa<br>con ogni tua parola<br>mi fai cerchi nel lago del cuore.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho preso la chitarra, lo strumento per me pi\u00f9 istintivo, con cui ho pi\u00f9 confidenza e ho scritto il pezzo per chitarra e voce. In sintesi, fin dal principio ho agito molto istintivamente a partire dal testo. Poi ho mantenuto questo modo di lavorare per il resto dell\u2019album. Quando \u00e8 venuto il momento opportuno ho letto la seconda poesia, nel rispetto della disposizione dei pezzi nel libro, e ho ripetuto l\u2019operazione. Nel caso della terza poesia \u00e8 stato fatto un lavoro comune con Elisa Biagini. \u00c8 proprio la poesia-canzone che d\u00e0 il titolo all\u2019album, <em>Intreccio di ciglia<\/em>. In questo caso sono partito da un archetipo: la canzone napoletana. Ho preso le mosse da alcuni accordi classici che ho poi variato. Fino alla sesta poesia ho replicato questo metodo di lavoro, registrando i pezzi sul cellulare, in forma di appunto. Da quel punto in avanti sarebbe stato troppo difficile fare delle canzoni. Il linguaggio si fa pi\u00f9 complesso, era necessario dare una svolta anche all\u2019album. Quindi \u00e8 nata l\u2019idea di introdurre la voce di Elisa. A questo punto \u00e8 di nuovo intervenuta l\u2019autrice per scegliere i pezzi e per ridefinire una scaletta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  E per decidere di introdurre una nuova poesia, che non si trovava nel libro e che ha dunque contribuito a dare una fisionomia nuova a questa produzione, che a tutti gli effetti vuole essere un album.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Un album di dieci brani di cui sei sono canzoni e quattro composizioni di musica e testo. Anzi, per l\u2019esattezza, due composizioni di musica e testo, un pezzo musicale (musica senza testo) e un pezzo vocale (testo senza musica). Le canzoni tentano vari linguaggi musicali. Ferma restando la relazione tra testo e suono, si sperimentano varie soluzioni: il rock, la musica etnica, la canzone napoletana, l\u2019improvvisazione eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  \u00c8 un disco enciclopedico. E vuole essere anche un progetto volutamente pop, fatto per arrivare a un pubblico diverso da quello della poesia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  S\u00ec, ritengo fondamentale mantenere la centralit\u00e0 dei testi. La musica, che in questo caso \u00e8 venuta dopo la lettura, deve rendere profonda la comprensione del testo. D\u2019altronde si tratta di un modo di scrivere e di concepire il rapporto tra musica e testo pi\u00f9 tipici della tradizione italiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  A questo punto \u00e8 bene ricordare che il progetto dell\u2019album si basa su un libro preesistente. \u00c8 un volumetto di trenta pagine, intitolato <em>Fiato. Parole per musica<\/em>, pubblicato da Edizioni d\u2019If nel 2006. Il libro \u00e8 nato con l\u2019obiettivo di sperimentare nuove forme di scrittura e indagare le potenzialit\u00e0 della canzone, con la consapevolezza che si tratta di un\u2019arte che ha le sue regole e che, quindi, richiede l\u2019umilt\u00e0 di rimettersi in discussione. Sono partita da due poesie di <em>Uova<\/em>, un mio libro precedente, e le ho \u2018stese\u2019, come si fa con la pasta della pizza. Ho conservato le mie immagini, le mie metafore, i miei temi, che sono stati rimessi in gioco per tentare qualcosa di nuovo. Volevo scrivere delle storie che potessero essere messe in musica. Ne sono risultate delle ballate che vertono su temi tradizionali: amore o solitudine. I modelli sono soprattutto Fabrizio De Andr\u00e9 e Leonard Cohen. La musica dei cantautori italiani e francesi, grazie a mia madre, \u00e8 stata il sottofondo della mia infanzia. Da adulta poi ho scelto, prima De Andr\u00e9 e poi Cohen. Due autori sobri, distanti dagli abbandoni liricizzanti tipici di molta canzone.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Storie<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA Ho scritto delle storie. Io di solito procedo per frammenti. Qui invece ho abbandonato la frammentazione per privilegiare una certa narrativit\u00e0, che ho maggiormente quando scrivo in inglese perch\u00e9 appartiene di pi\u00f9 a quella cultura. Visto che comunque ogni singola canzone, essendo legata alla musica, crea uno spazio, un microcosmo, all\u2019interno di questo spazio ho dovuto creare una storia. C\u2019\u00e8 dunque un viaggio che avviene all\u2019interno del testo, si procede in una determinata direzione. Inoltre c\u2019\u00e8 il ritmo, il suono. Ho preferito andare in direzione dell\u2019esplorazione dell\u2019uso della rima, che di solito non uso per privilegiare l\u2019assonanza. Volevo dare risalto alla musica interna al testo. Mi divertiva l\u2019uso del ritornello. Anche per la ripetitivit\u00e0, l\u2019ossessione che \u00e8 tipica anche dell\u2019ossessivit\u00e0 di tipo amoroso, della sofferenza. Nelle prime quattro, cinque poesie questi sono elementi pi\u00f9 evidenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO Li hai scritti velocemente?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  Non particolarmente. La stesura \u00e8 durata un anno. Dal novembre 2004 al novembre 2005. Ho poi aggiunto due bonus track, pi\u00f9 legati alla scrittura poetica. Come se la poesia fosse un bonus della canzone. Il primo dei bonus voleva essere poi un manifesto dell\u2019intero progetto. Il tema del corpo, dell\u2019intruso, dell\u2019ospite, del respiro\u2026 Un\u2019altra chiave di lettura \u00e8 data dalla dedica: \u00abTi aspetto \/ zanzara nel palmo\u00bb. \u00c8 una frase ricca di senso, che pu\u00f2 essere variamente interpretata e che sintetizza i temi della minaccia e dell\u2019attesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Una cosa che mi ha stupito della prima canzone, \u00e8 che all\u2019interno di una composizione cos\u00ec breve ci fossero tanti modi di descrivere il liquido e il suo spostamento. La buona scrittura di una canzone \u00e8 una scrittura che permette la ripetizione e il riascolto continuo. La canzone funziona nel riascolto. Mi ha colpito questa scrittura che parte da una prima visione che sembra assolutamente semplice e che, progressivamente, rivela un nuovo livello a ogni riascolto. La mia domanda \u00e8: come hai lavorato sulle metafore del liquido della prima canzone? Le hai trovate o le hai cercate?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA La terza strofa era una poesia gi\u00e0 scritta in precedenza:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Mi perdo nei liquidi<br>sgonfiandomi di pianto<br>bicchiere d\u2019acqua sar\u00f2<br>arriver\u00f2 dal mare una mattina.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora ho detto: tutta la storia deve essere legata alla liquidit\u00e0. E quindi \u00e8 arrivata l\u2019immagine del cappotto come neve al sole e tutto il resto di conseguenza. Ho cominciato a costruire \u2018sopra e sotto\u2019 la strofa da cui sono partita. Due strofe prima:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Volto la testa da te<br>verso un altro mare,<br>lascio tracce di parole<br>scie dei nostri ricordi:<br>il cappotto mi tiene la forma<br>senn\u00f2 sarei neve al sole.<\/p><p>E come acqua smossa<br>nella mia testa<br>con ogni tua parola<br>mi fai cerchi nel lago del cuore.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi la strofa conclusiva:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Bevimi a gocce,<br>bevimi a sorsi<br>che io sia in te<br>in ogni tuo passo.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Mi colp\u00ec molto il fatto che questi livelli interni del testo fossero completamente celati. Si tratta di qualcosa di non immediatamente visibile al primo sguardo. Di sicuro, in questi testi, il rapporto tra segreti interni e invisibilit\u00e0, al primo sguardo, \u00e8 altissimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  Nella seconda poesia invece, Perdersi, arriva il vero e proprio ritornello. Ci sono ancora i liquidi: il sudore soprattutto.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Perdersi,<br>perderci:<br>essere il nero inchiostro<br>che ci scrive.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Una cosa che ho trovato nei testi \u00e8 proprio l\u2019asciugamento progressivo nelle parole. Il passaggio dall\u2019acqua al sasso. A me \u00e8 servito da guida per individuare una narrazione nel disco. Ho deciso di passare da un certo pathos iniziale a una certa durezza, freddezza, e quindi rallentamento del tempo e scarnificazione degli elementi musicali nella seconda parte del disco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  Tra l\u2019altro questo liquido non si asciuga ma si solidifica, si ghiaccia e diventa una superficie pericolosa nella poesia centrale che d\u00e0 il titolo al libro:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Adesso non c\u2019\u00e8 luogo dove andare,<br>non c\u2019\u00e8 ragione per rimanere:<\/p><p>il tuo fiato<br>si fa il ghiaccio<br>su cui cado.<\/p><p>Ho stretto i pugni per trattenere odori,<br>ho chiuso gli occhi ai frammenti di sonno:<\/p><p>ma \u00e8 sempre al freddo<br>del tuo fiato<br>che io cado.<\/p><p>Ritorni come spugna rilasciata<br>sputi i semi lontano e stringi i polsi:<\/p><p>il ghiaccio dove cado<br>\u00e8 soffiato<br>dal tuo fiato.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono tre finti ritornelli che ribadiscono un fenomeno un po\u2019 dantesco. C\u2019\u00e8 latente la minaccia che questo ghiaccio si spacchi e, soprattutto, c\u2019\u00e8 l\u2019idea che il movimento sia impedito. Come nei sogni, in cui tenti di camminare e invece non \u00e8 possibile muoversi, raggiungere la meta. Attraverso il fiato, il soffio \u2013 n\u00e9 parola n\u00e9 dialogo \u2013 il ghiaccio si solidifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Questa cosa del movimento di liquidi mi \u00e8 piaciuta subito perch\u00e9 \u00e8 una buona metafora della relazione uomo-donna. Consente un\u2019analisi quasi scientifica del rapporto amoroso. Inoltre, il rapporto che ci pu\u00f2 essere tra lettura e ascolto pu\u00f2 essere interpretato allo stesso modo. La parte sonora che bagna la parte asciutta della scrittura. Fare una composizione musicale da un testo \u00e8 come immergere il testo dentro un liquido.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA Riguardavo l\u2019ultimo testo, L\u2019occhio. Di nuovo tornano le gocce, i cocci e le parole. Sono sempre questi i tre elementi in gioco: il liquido, il frammento, la comunicazione.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>L\u2019occhio si \u00e8 rotto<br>e mi sono svegliata:<\/p><p>sono scesa nel cuore<br>per la luce ma era<br>buio che spande, tubo rotto.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  L\u00ec finisci con un sasso e una scintilla: \u00absasso di luce \/ che col tuo sasso fa scintilla\u00bb. Siamo agli antipodi della prima parte della raccolta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  Si tratta piuttosto di un\u2019apertura. Rispetto a Fiato, dove non si va da nessuna parte perch\u00e9 si continua a cadere e quindi \u00e8 negata ogni possibilit\u00e0 di movimento, nel testo conclusivo si dice \u00abbasta, ora risalgo, incollo l\u2019occhio che si \u00e8 rotto, torno su, a pelo d\u2019acqua, dove \u00e8 possibile riprendere fiato\u00bb. E poi c\u2019\u00e8 un altro, il cui sasso riesce a fare scintille col mio sasso d\u2019occhio. La raccolta si chiude aprendosi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Somiglianze<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  C\u2019\u00e8 una forte somiglianza tra il lavoro di Elisa e il mio, sia sul piano tematico e emotivo, sia sul piano formale. D\u2019altronde, non sarebbe possibile cantare una cosa che non senti. \u00c8 una finzione che non dura nel tempo. Questo lavoro si fonda su una consonanza di sensibilit\u00e0, che mi pare trovi riscontro a livello formale nel nostro modo di scrivere. Io ho riconosciuto in questi testi degli elementi familiari al mio lavoro precedente. <br>Anche io, ad esempio, in <em>Tutto sta per cambiare<\/em> avevo fatto un percorso analogo sul rapporto tra parola e musica. Non mi andava di distruggere la forma della canzone, tuttavia trovavo che il rapporto tra testo e musica non fosse adeguato al livello della ricerca poetica e musicale contemporanea e rispetto all\u2019evoluzione compiuta dai cantautori degli anni Sessanta e Settanta. Io ho scelto di portare all\u2019estremo il rapporto mettendo in primo piano il testo rispetto alla musica. Ho costruito un album di canzoni in cui qualsiasi tipo di emozione portato dalla musica arrivava dopo la comprensione del testo. Mentre di solito si preferisce il contrario, facendo s\u00ec che la canzone arrivi prima emotivamente con la musica e poi col testo. Nel mio disco, invece, se ti accorgi del testo, poi riesci a comprendere il lavoro sulla composizione musicale rispetto al testo.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>La strada \u00e8 pi\u00f9 difficile<br>La notte fa paura<br>Tu vedi grandi numeri<br>Ma io vedo la polvere.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Reduce da questo tipo di esperienza, quando ho letto i testi di Elisa ho pensato che la sua ricerca e la nostra eventuale collaborazione fossero in linea col mio lavoro. Mi trovavo di fronte a dei testi straordinari dal mio punto di vista, e quindi particolarmente interessanti se uno li avesse messi in primo piano e non coperti con la musica\u2026 se uno avesse usato la musica per svelarli e non per imburrarli o addolcirli per farli arrivare al pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  Quando ci siamo conosciuti, Filippo mi ha regalato il suo disco <em>Tutto sta per cambiare<\/em>, che ho avuto modo di ascoltare molte volte. Io ho sentito una sensibilit\u00e0 comune nel guardare il mondo e questo probabilmente parla di scelte, priorit\u00e0, curiosit\u00e0 di un certo tipo. Quando ci siamo incontrati io non cominciavo un lavoro dal nulla ma proseguivo un percorso iniziato. Quindi dovevo decidere se affidarmi proprio a lui. Dovevo scegliere se fidarmi di Filippo Gatti, nel rispetto delle sue competenze sulla canzone, sulla costruzione del disco, sull\u2019armonizzazione del rapporto tra le canzoni. Credo, infatti, che il disco, l\u2019album, come il libro di poesie, non sia una somma di testi ma un progetto complesso. Purtroppo capita spesso di ascoltare album che altro non sono che accrocchi di canzoni. Trovo che sia un modo di lavorare disonesto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Tempo<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO Questa \u00e8 un\u2019epoca in cui il senso di fare musica e il senso di fare poesia sono messi in discussione. Effettivamente, con la quantit\u00e0 di musica e di parole prodotte nel mondo in ogni minuto, che senso ha perdere del tempo a fare una buona composizione in forma di canzone o di poesia? Ha senso fare tante composizioni da immettere sul mercato, che seguano quindi le regole del mercato. Per fare questo esistono moltissime persone competenti, che possiedono la professionalit\u00e0 necessaria a creare suoni e parole adeguate. Tutto il resto sembra non avere senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA Vedo anche il problema della professionalit\u00e0. Occorre tener conto dell\u2019\u2018incultura\u2019 di questo paese, dove tutto ci\u00f2 che \u00e8 \u2018artistico\u2019 \u00e8 concepito come un hobby e non come lavoro o professione, con le sue regole. Quest\u2019idea autorizza chiunque a fare qualsiasi cosa. E autorizza i cosiddetti intellettuali a essere dei cialtroni, perch\u00e9 invece di percepire il proprio lavoro come una cosa seria, con tutte le gioie e le fatiche del caso, questi si sentono in grado di poter scrivere su tutto con competenza\u2026 Si tratta di un cambiamento di atteggiamento in corso da venti, trent\u2019anni\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO \u00c8 una questione di quantit\u00e0. Ti faccio un esempio sulla critica. Tu non puoi essere pagato sufficientemente per scrivere un solo articolo che parla di una sola opera. Per vivere del tuo lavoro di critico, devi scrivere cento articoli a settimana che parlano di altrettante opere. Se tu scrivi cento articoli a settimana, non puoi conoscere e analizzare le opere. Ti occupi di ciascun\u2019opera in modo da lasciare il tempo e lo spazio per le altre novantanove. Di conseguenza, le opere che vengono veicolate dalla critica sono opere che possono essere comprese e descritte in questo contesto, da persone che devono giudicare cento opere a settimana. Il resto \u00e8 fuori dal mondo, quindi dal mercato. Ci\u00f2 che richiede approfondimento e ricerca anche da parte di chi ascolta si autoesclude.<br>L\u2019unico senso che trovo in questo lavoro sta nel ribadire che l\u2019attenzione e l\u2019approfondimento necessari alla comprensione del linguaggio \u2013 di qualsiasi linguaggio \u2013 non sono spariti dalla storia. L\u2019opera che si permette il lusso di esistere pur non essendo omogenea a ci\u00f2 che viene pubblicato e pubblicizzato in questo momento, ha in qualche modo al suo interno la parte critica, e ha una fondamentale funzione di rialfabetizzazione delle competenze di ascolto.<br>Facciamo i conti col fatto che in quest\u2019epoca non c\u2019\u00e8 tempo per la poesia, non c\u2019\u00e8 tempo per l\u2019ascolto. N\u00e9 di Filippo Gatti, n\u00e9 di Vivaldi, n\u00e9 di Leonard Cohen. Non c\u2019\u00e8 tempo per la poesia di Eliot, n\u00e9 per quella di un giovane poeta di Taranto, n\u00e9 per la poesia di Dante. <br>O accettiamo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per questo, oppure lavoriamo per sottolineare che dobbiamo ritrovare il tempo, a partire dalla capacit\u00e0 di ascoltare. \u00c8 a partire dall\u2019alfabetizzazione dell\u2019ascolto che possiamo ritrovare il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  Imporsi un rallentamento. Questo dobbiamo fare! E questo avviene ogni volta che scegliamo di aprirci al dialogo con persone che hanno altre competenze, che usano altri linguaggi. Aprirsi all\u2019altra competenza obbliga a rallentare, perch\u00e9 devi occuparti di qualcosa che non conosci. Per creare uno spazio di dialogo dobbiamo rallentare. Prima di tutto dobbiamo farlo noi stessi, perch\u00e9 noi critichiamo questo contesto culturale ma ne siamo parte. Esce un libro e dopo sei mesi cominciano a domandarti: \u00abQuando esce il prossimo libro?\u00bb. Anche se rifiuti questo tipo di atteggiamento, perch\u00e9 se hai scelto la poesia non \u00e8 questo che ti interessa, tuttavia lo avverti profondamente. Abbiamo bisogno di tempo per la concentrazione, per scendere in noi stessi, ma poi ci sono le pressioni editoriali, questioni di prestigio, che esulano dalle esigenze della scrittura\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Il recupero del tempo dell\u2019ascolto e della lettura \u00e8 in controtendenza rispetto a questa accelerazione che stiamo vivendo e che \u00e8 destinata comunque a scomparire\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA \u2026 noi andiamo verso l\u2019estinzione\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  No! L\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 sempre mossa per fasi di crescita e decrescita e noi ora ci troviamo in una fase di decrescita sana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA Sana? Secondo me no. Opinioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO Una decrescita sana. Certamente. E la cosa che pi\u00f9 mi entusiasma di questo lavoro, di <em>Intreccio di ciglia<\/em>, \u00e8 che \u00e8 frutto dell\u2019incontro di due persone che istintivamente si sono entrambe sottratte al meccanismo di accelerazione, mettendo al riparo il loro materiale\u2026 <br>\u00c8 altrettanto interessante che la questione del recupero del tempo riguarda anche il tema, i contenuti del lavoro: il rapporto interpersonale tra uomo e donna. A questa velocit\u00e0 scomparir\u00e0 la poesia, la musica, e scompare anche il rapporto. <br>Quando Elisa scrive \u00ababbandonarsi e scoprire che c\u2019\u00e8 un mondo intero che devi capire\u00bb \u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA \u2026 che non mi piace un granch\u00e9 come verso\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO &#8230; e invece centra esattamente il tema e ci ricorda che il tempo che scegliamo di dedicare all\u2019ascolto e alla visione di ci\u00f2 che abbiamo di fronte \u00e8 il tempo che dedichiamo all\u2019altro ed \u00e8, di conseguenza, il tempo che dedichiamo a noi stessi. Se tu non dedichi quel tempo, quel tempo non c\u2019\u00e8, tu non ci sei. Sei sparito.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Musicisti<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Per lavorare al disco ho scelto due musicisti con cui collaboro abitualmente: Cristiano De Fabritiis, alias \u2018Defa\u2019, batterista e compositore di grande talento che ha lavorato negli ultimi anni nell\u2019ambiente dell\u2019improvvisazione di Roma e di Bologna. L\u2019altro \u00e8 Francesco Gatti, mio fratello, che non \u00e8 solo un musicista ma anche un sound designer. \u00c8 una nuova espressione che descrive quel professionista che si occupa dell\u2019elaborazione del suono al di l\u00e0 del mezzo o strumento utilizzato. Sono due musicisti con cui collaboro stabilmente da dodici anni e con cui continuer\u00f2 a collaborare. A loro si \u00e8 aggiunto Renato Ciunfrini, un musicista assolutamente unico, che suona principalmente strumenti a fiato ma che \u00e8 in grado di suonare qualunque oggetto che gli passi tra le mani. Non \u00e8 facile inquadrarlo in una corrente. Come il De Fabritiis, anche Ciunfrini viene dall\u2019ambiente romano dell\u2019improvvisazione. Abbiamo approfondito la nostra conoscenza perch\u00e9 parlando, durante il nostro primo incontro, abbiamo scoperto di essere entrambi appassionati dei <em>Quattro quartetti <\/em>di T.S. Eliot, sui quali abbiamo anche tentato di scrivere una composizione musicale. Non ne abbiamo poi fatto niente, ma da quell\u2019idea e da un paio di sedute di lavoro a Villa Pamphili \u00e8 nata la nostra collaborazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA \u00c8 una persona molto delicata, un osservatore attento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Racconto un episodio avvenuto durante una delle performance pubbliche dedicate al progetto, a Cortona. Eravamo seduti in un prato, in un agriturismo. Io e Elisa stavamo parlando animatamente, quando lui si \u00e8 presentato davanti a noi, ci ha interrotto e ha detto, con grande gentilezza: \u00abSiete ancora immersi nel vostro delirio antropocentrico, oppure avete gi\u00e0 notato lui\u00bb. E ha indicato un albero mastodontico che ci sovrastava e che noi non avevamo neanche notato. Effettivamente, Renato ha svelato la presenza di un essere straordinario proprio accanto a noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA \u00c8 stata una bella esperienza, l\u00ec a Cortona. Forse \u00e8 stata la prima volta che ho incontrato i musicisti. Era una lettura organizzata da Federico Batini dell\u2019associazione Nausika, in un antico edificio nel centro del paese. Abbiamo sperimentato questa particolare forma di performance con musica, canzone e poesia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Poi abbiamo avuto modo, al Festival di Letteratura di editori indipendenti a Villa Gordiani a Roma, di perfezionare la formula. Ricordo che nella prima parte abbiamo fatto una improvvisazione strumentale sulla lettura di <em>Osso<\/em> e poi, nella seconda parte della performance, abbiamo eseguito alcuni dei brani del disco facendo prima leggere a Elisa le poesie. Ma si trattava di esperimenti utili soprattutto a conoscersi e a capire meglio come realizzare il prodotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA Un modo per conoscerci, per vedere come funzionavamo sul palco\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Ma solo a disco pubblicato sar\u00e0 possibile pensare davvero a come portarlo sul palco in forma di spettacolo. Con gli stessi musicisti naturalmente. <br>Queste esperienze, le performance, soprattutto quella romana, sono state fondamentali per la produzione del disco, che ha un disegno molto preciso, netto, che \u00e8 stato riempito da un colore che definirei impressionistico, ricco di improvvisazioni. Questo \u00e8 importante per la successiva realizzazione spettacolare dell\u2019opera. \u00c8 un disco che non va rappresentato cos\u00ec com\u2019\u00e8 ma che lascia spazio alla ricerca di un rapporto sonoro tra la voce di Elisa e il suono dei musicisti. Sar\u00e0 quindi possibile eseguire le canzoni, ma anche improvvisare e leggere. La seconda parte del disco vuole proprio essere generativa di un reading musicato basato sulla improvvisazione strumentale e la voce di Elisa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Voce<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA Ho trovato molto interessante l\u2019elemento \u2018spettacolare\u2019. Io sono abituata, quando faccio le mie letture, a pensarle come dei piccoli spettacoli. Mi pare doveroso nei confronti di chi viene ad ascoltare. Di solito mi preparo a grandi linee, poi lascio molto al calore che c\u2019\u00e8 nell\u2019ambiente. Ultimamente uso anche l\u2019elemento visivo. Faccio delle lezioni-presentazioni in cui mostro il rapporto tra le mie poesie e le arti visive, proietto delle immagini\u2026 ed \u00e8 una cosa che funziona con un certo tipo di pubblico. Si tratta quindi di alternare letture, racconto, commento\u2026 adeguando di volta in volta il registro della voce. Ormai lo faccio da molti anni e ho conquistato una certa serenit\u00e0 nell\u2019affrontare questo tipo di esperienza. Quando sono entrata in studio di registrazione ho incontrato delle esigenze diverse. E delle regole specifiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  In questo disco ho chiesto a Elisa di fare tre diverse voci. Una voce che potremmo definire \u2018media\u2019, che \u00e8 stata usata per il brano <em>L\u2019occhio<\/em>, e che possiamo considerare esemplare di un modo neutro, asciutto di leggere la poesia. Poi le ho chiesto di fare una voce sussurrata per <em>Noise Reduction<\/em>. E poi una voce che io definirei \u2018da strega\u2019 per <em>La schiena<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA Da strega? Alla fine l\u2019hai detto! E dire che prima di leggere i miei testi, se non sbaglio, mi avevi sentito leggere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  \u00c8 vero. Ci siamo conosciuti a una tua lettura in un teatro a Ostia. Quando sei salita sul palco ho pensato: finalmente una poetessa che non sembra una poetessa! Ritengo fondamentale il rapporto tra il modo di presentarsi e di rappresentare la propria opera e il contenuto dell\u2019opera. E ho subito apprezzato il tuo modo. D\u2019altronde anche un vero cantautore non fa altro che prendersi la responsabilit\u00e0 di rappresentare ogni propria composizione scegliendo il modo pi\u00f9 autentico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA  Ritengo sia un discorso principalmente politico. Chi fa certe interpretazioni che alterano il testo, \u00e8 scorretto nei confronti del testo, che ha una sua autonomia, e verso il quale si deve essere responsabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO Ma si tratta anche di un fenomeno rivelatore!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ELISA Nel senso che pu\u00f2 svelare la fragilit\u00e0 di un testo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">FILIPPO  Quando sono venuto a sentire la tua lettura, io ho avuto la certezza che quella scrittura fosse la tua. Cio\u00e8 che fosse vera. Se avessi sentito recitare quei versi in un altro modo, forse mi sarei ritirato verso il fondo della sala e avrei finto di non essere arrivato in tempo all\u2019appuntamento\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono trascorsi quasi dieci anni dalla realizzazione di questo dialogo tra Elisa Biagini e Filippo Gatti, che ripubblico di seguito. In coda a un lungo [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[108],"tags":[128,127,22,129,130,5],"class_list":["post-913","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-dialoghi","tag-canzone","tag-elisa-biagini","tag-filippo-gatti","tag-intreccio-di-ciglia","tag-per-leggere","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/913","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=913"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/913\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":917,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/913\/revisions\/917"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=913"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=913"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=913"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}