{"id":905,"date":"2021-12-31T11:04:04","date_gmt":"2021-12-31T10:04:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=905"},"modified":"2021-12-31T11:07:25","modified_gmt":"2021-12-31T10:07:25","slug":"ricordi-di-alzheimer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/ricordi-di-alzheimer\/","title":{"rendered":"Ricordi di Alzheimer"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2016, in un libro intitolato <em>Cambio verso. La poesia che ci serve a sopportare l&#8217;Italia <\/em>(<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.effequ.it\/saggipop_old\/cambio-verso\/\" target=\"_blank\">Effequ<\/a>), avevo iniziato a ragionare di demenza senile e degli effetti del morbo di Alzheimer a partire da alcune poesie di Alberto Bertoni e di Roberta Dapunt. \u00c8 per me ancora valido quel che scrivevo, e sempre pi\u00f9 attuale. Riporto di seguito il capitolo dedicato a una poesia di Bertoni. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Italia, un piccolo paese abitato da circa sessanta milioni di persone, \u00e8 popolato da una quantit\u00e0 impressionante di vecchi. Nel 2011 gli ultraottantenni erano il 5,3% della popolazione complessiva, e gli statistici prevedono che nel 2051, a duecento anni dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, saranno pressoch\u00e9 raddoppiati: 8,5 milioni, per una proporzione di quasi il 14% sul totale.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aumenta la speranza di vita alla nascita. Si prevede che un neonato del 2013 possa mediamente arrivare a 79,8 anni, una neonata a 84,6 anni. E con l\u2019aumento della speranza di vita, cresce l\u2019indice di vecchiaia della popolazione, il rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni. In Italia, che in questo senso \u00e8 uno dei paesi pi\u00f9 vecchi al mondo, raggiunge il valore di 151,4 per cento. Significa che, nel 2013, ogni 100 bambini e ragazzi fino a 15 anni si contano 151,4 anziani di oltre 65 anni. La media europea \u00e8 di 116,6.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Io, al momento in cui scrivo, ho 46 anni. I miei genitori hanno 76 e 77 anni, i miei figli 12 e 16. Mio padre, settantaseienne, sostiene che l\u2019et\u00e0 pi\u00f9 rischiosa sia tra i 70 e i 75. Una volta varcata questa soglia, diventa pi\u00f9 difficile morire. Poi, superati gli ottanta, \u00e8 la vita a farsi decisamente pi\u00f9 complicata. I \u201cgrandi anziani\u201d (cos\u00ec gli statistici chiamano gli ultraottantenni) sono i pi\u00f9 colpiti dai problemi di salute, e la loro situazione economica \u00e8 difficile, specialmente se vivono da soli. Cosa che capita soprattutto alle donne, pi\u00f9 longeve degli uomini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E le donne, anche per questo, sono pi\u00f9 soggette a contrarre il morbo di Alzheimer, una delle pi\u00f9 diffuse forme di demenza senile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se hai superato il cancro, se il tuo cuore resiste ai pericoli dell\u2019infarto, allora sei un buon candidato o candidata per l\u2019Alzheimer, condannato a perdere gradualmente la memoria a breve termine e l\u2019uso di alcune parole quotidiane, poi a dimenticare l\u2019identit\u00e0 di parenti e amici, che divengono cos\u00ec dei fantasmi che popolano un ambiente sconosciuto. Nell\u2019ultimo stadio, si legge nell\u2019enciclopedia Treccani \u201cil paziente non riconosce pi\u00f9 nessuno, non comprende le parole e ha difficolt\u00e0 a vestirsi, a mangiare e deglutire nonch\u00e9 a controllare la minzione e la defecazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alberto Bertoni tra il 1997 e il 2007 ha scritto una serie di poesie pubblicate nel libro <em>Ricordi di Alzheimer<\/em>. Sono poesie dure, oneste, perch\u00e9, sostiene il suo autore, \u201cla poesia \u00e8 l\u2019unico luogo nel quale non ho <em>mai<\/em> mentito\u201d, e perch\u00e9 \u201c\u00e8 noto che l\u2019Alzheimer tende a distruggere la vita non solo dei pazienti ma anche dei loro familiari\u201d. Questa \u00e8 la mia preferita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Sbucando dal suo male<br>si affaccia ogni tanto mio padre<br>dove dormo<br><br>Un passo ed \u00e8 qui<br>vicino al letto<br>ne riconosco l\u2019odore<br>i gesti non a fuoco<br><br>Si piega sul mio sogno<br>in un sussurro vuol essere sicuro<br>che l\u2019accompagno io, fra poco<br><br>\u2013 Il vicino, mio cugino, un amico<br>appena gli chiedo chi sono<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quattro brevi strofe di versi brevi irregolari, punteggiatura ridotta al minimo, ogni strofa una scena, una sola rima, \u201cfuoco\u201d e \u201cpoco\u201d, come per ricordare al lettore che esiste un legame con la tradizione poetica. E poi ci sono le parole forti, quelle pi\u00f9 significative, posizionate alla fine del verso, ben visibili, in evidenza. Sono la spina dorsale della poesia:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>male<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>padre<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>dormo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>qui<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>letto<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>odore&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>fuoco<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>sogno<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>sicuro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>poco<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>amico&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>sono.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio un verso quasi di speranza: \u201cSbucando dal suo male \/ si affaccia\u2026\u201d. Pare che esca dalla malattia, che per un momento ne sia fuori. E cos\u00ec il padre si avvicina al figlio, il figlio, che dorme, ne riconosce l\u2019odore e, aperti gli occhi, \u201ci gesti non a fuoco\u201d, non \u00e8 chiaro se per la vista ancora offuscata del poeta o per la scompostezza e insicurezza dei movimenti. Poi il padre parla, sussurra qualcosa all\u2019orecchio, chiede di essere accompagnato, non si sa dove. Infine, il figlio, evidentemente incerto sulla condizione mentale del padre, per verificare se davvero sia, in quel momento, fuori dal male, chiede \u201cchi sono?\u201d, ma la risposta \u00e8 sempre la solita, terribile e confusa: \u201cIl vicino, mio cugino, un amico\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rovesciamento dell\u2019ordine naturale della frase rende questi ultimi versi particolarmente efficaci. Prima si d\u00e0 la risposta, poi la domanda: \u201cchi sono\u201d?.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E il figlio, il poeta, scopre cos\u00ec di non esistere.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2016, in un libro intitolato Cambio verso. La poesia che ci serve a sopportare l&#8217;Italia (Effequ), avevo iniziato a ragionare di demenza senile e [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[123,92,5],"class_list":["post-905","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-discorsi","tag-alberto-bertoni","tag-cambio-verso","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/905","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=905"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/905\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":907,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/905\/revisions\/907"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=905"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=905"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=905"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}