{"id":751,"date":"2021-06-07T17:45:14","date_gmt":"2021-06-07T15:45:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=751"},"modified":"2021-10-26T17:40:09","modified_gmt":"2021-10-26T15:40:09","slug":"il-declino-la-fine-il-progresso-e-la-reazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/il-declino-la-fine-il-progresso-e-la-reazione\/","title":{"rendered":"Il declino, la fine, il progresso, la reazione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scrive Vanessa Roghi nel saggio <em><a href=\"https:\/\/laricerca.loescher.it\/una-storia-del-tempo-presente-la-lettera-sovversiva\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La lettera sovversiva<\/a><\/em>  che \u00abL\u2019opera di demolizione di don Milani e della <em>Lettera a una professoressa<\/em> inizia negli anni Sessanta e non \u00e8 mai terminata\u00bb, inizialmente a opera di riviste e quotidiani di destra, poi, a partire dagli anni Ottanta, anche \u00abda intellettuali che si percepiscono come di sinistra o quanto meno progressisti\u00bb. Soprattutto sulla stampa quotidiana don Lorenzo Milani e la Scuola di Barbiana diventano \u2013 e per alcuni sono ancora \u2013  il <em>donmilanismo<\/em>, un\u2019ideologia caricaturale, che nelle intenzioni dei detrattori \u00e8 sinonimo di lassismo, di odio di classe, di risentimento (sull&#8217;argomento si veda ancora <a href=\"https:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/altro\/sul-presunto-donmilanismo-ovvero-perche-mastrocola-studiare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Vanessa Roghi<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Grazie a un prezioso lavoro di Paolo Giovannetti (<em>L&#8217;istruzione spiegata ai professori<\/em>, Pisa, <a href=\"http:\/\/www.edizioniets.com\/scheda.asp?n=88-467-1473-3#tab1\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ets<\/a>, 2006) \u00e8 possibile ricostruire per grandi linee il \u00abdiscorso antiriformista\u00bb (ivi, p. 55) degli anni a cavallo del Duemila, in corrispondenza delle riforme che hanno condotto all\u2019autonomia scolastica e universitaria.  <\/p>\n\n\n<p><!--more--><\/p>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire da quel periodo, spiega Giovannetti:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u2026 \u00e8 la stessa distinzione destra\/sinistra non solo ad andare in crisi, ma anche a essere sottoposta a forme di rielaborazione confusiva, entro le quali posizioni francamente reazionarie vengono praticamente spacciate per progressiste, e comportamenti intesi a rendere pi\u00f9 abitabile la scuola sono oggetto di critica da parte di chi si dice difensore della scuola pubblica<\/em> (ivi, p. 54).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono cinque i punti o i temi fondamentali che, sempre secondo Giovannetti, ricorrono in quei testi che si propongono di attaccare \u2013 \u00abdi solito in chiave \u2018progressista\u2019\u00bb (ivi, p. 55) \u2013 la progettazione della nuova scuola e universit\u00e0. Il primo \u00e8 la \u00absindrome dell\u2019ignoranza\u00bb, che si manifesta attraverso la preliminare ammissione dello scrivente di non capire bene quel che sta succedendo. Le riforme, che non sono comprese a fondo nelle loro motivazioni e nelle loro conseguenze, sono attaccate anche perch\u00e9 causano confusione. Il secondo tema ricorrente nel discorso antiriformista \u00e8 l\u2019antiburocraticismo, che sposta tutta l\u2019attenzione dai contenuti delle riforme al loro modo di realizzarsi, che viene definito, appunto, \u00abburocrazia\u00bb. All\u2019accusa di aziendalizzazione, riassunta dall\u2019autore nel motto \u00abla scuola sta diventando un\u2019azienda\u00bb \u2013 rivelatrice di una sostanziale estraneit\u00e0 dei detrattori delle riforme alla gestione razionale della scuola come organizzazione \u2013, segue quella di educare gli studenti al consumo, in osservanza di tendenze didattiche di origine americana e tradendo la missione originaria della scuola italiana di tramandare la \u00abvera cultura\u00bb. A quest\u2019ultimo argomento si aggancia l\u2019ultimo dei motivi individuati da Giovannetti, quello del degrado culturale: il dilagare dell\u2019ignoranza che sarebbe causato proprio dalle riforme scolastiche e universitarie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il pi\u00f9 recente dibattito sulle riforme di stampo europeista che, tra il 2007 e il 2012, hanno ulteriormente modificato l\u2019impianto normativo della scuola italiana, non modifica sostanzialmente quest\u2019elenco, come rivela un significativo articolo uscito a firma dello storico Piero Bevilacqua sul quotidiano \u00abIl manifesto\u00bb alla fine del 2019, in cui ricorrono soprattutto i temi della burocratizzazione \u2013 \u00abControllo autoritario e nuove burocrazie soffocano oggi la scuola\u00bb, \u2013 dell\u2019aziendalizzazione \u2013 \u00abNon bisogna dimenticarlo: la scuola-azienda reclama controllo dei risultati finali, come accade in qualunque impresa nata per fare profitto\u00bb, \u2013 e del degrado culturale, espresso con frasi che lasciano trasparire un sentimento nostalgico per il passato:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>la scuola cos\u00ec come l\u2019abbiamo conosciuta, luogo di formazione culturale, civile, spirituale \u00e8 quasi andata distrutta. Al suo interno la cultura, l\u2019insieme di discipline in cui si articola il sapere \u00e8 subordinata a una logica di apprendistato, un campo neutro e frantumato di \u201ccompetenze\u201d, di cui gli studenti devono appropriarsi per accedere al lavoro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pur in assenza di un\u2019analisi estesa e approfondita di tutte le fonti, ricorrono nel discorso pubblico sulla scuola alcune costanti e, soprattutto, uno schema di storia che sembra dominare l\u2019immaginario contemporaneo. Intanto, \u00e8 una storia che finisce male, anzi che in qualche modo \u00e8 gi\u00e0 finita, poich\u00e9 il presente \u00e8 il punto di arrivo, il risultato di una serie di errori compiuti nel recente passato. La storia di un \u00abdeclino\u00bb che ha gi\u00e0 compiuto il suo corso e che deve essere ratificato per poter in qualche modo ricominciare daccapo. Tutto l\u2019impianto del libro <em>L\u2019aula vuota <\/em>di Ernesto Galli della Loggia (Marsilio 2019), per esempio, si fonda su quest\u2019idea: \u00abIl declino del paese \u00e8 andato di pari passo con quello dell\u2019istruzione. La scuola \u00e8 diventata sempre di pi\u00f9 un organismo burocratizzato, sottoposto a una frenesia inconsulta di riforme, di continui aggiustamenti di quelle gi\u00e0 fatte, di proposte strampalate sempre nuove, [\u2026]\u00bb (ivi, p. 17; per una lettura di questo aspetto del libro si rinvia a una recensione di <a href=\"https:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/altro\/laula-vuota-ernesto-galli-della-loggia-un-libro-pessimo-punto-vista\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Christian Raimo<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo percorso in discesa \u00e8 popolato da personaggi gi\u00e0 noti ai lettori di narrativa scolastica: gli insegnanti, afflitti da mille disgrazie e tuttavia ancora vivi e vivaci, verso i quali il narratore-opinionista tende a manifestare una sorta di solidariet\u00e0 compassionevole, assurti al ruolo di vittime; i dirigenti scolastici, anelli di congiunzione tra la scuola-azienda e lo Stato-burocrate, chiamati a recitare la parte dei nemici; gli studenti, rappresentati come soggetti passivi, vittime a loro volta del cambiamento, di cui portano il marchio indelebile dell\u2019ignoranza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dunque, in sintesi, il narratore \u2013 l\u2019adulto intellettuale, scrittore, giornalista, \u2013 racconta la storia di un mondo in declino, in cui lo Stato (sobillato o costretto dall\u2019Europa), con l\u2019aiuto dei dirigenti, inizialmente opprime e combatte i docenti e gli studenti, che vengono sconfitti. Il solo possibile riscatto sembra essere nelle mani dei docenti, i quali, grazie all\u2019aiuto degli intellettuali, possono, <em>combattendo lo Stato<\/em>, rimuovere i suoi malefici e salvare almeno una parte degli studenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questa storia sembra di poter ricondurre buona parte delle opinioni e delle rappresentazioni della scuola che circolano sul web e in quei quotidiani e riviste che sembrano rincorrere contenuti, forme e stile dei social. Una narrazione che risponde probabilmente a un bisogno diffuso di dare senso al disagio di tanti adulti, i quali riconoscono in quei personaggi e in quelle trasformazioni un racconto verosimile e coerente con il proprio sistema di valori, con la propria percezione di s\u00e9 nel mondo, ma che non giova, \u2013 o almeno cos\u00ec pare a chi scrive \u2013 alla crescita e allo sviluppo dello Stato democratico, n\u00e9 tantomeno al lavoro quotidiano di studenti e docenti che a scuola devono trascorrere migliaia di ore ogni anno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(In questo articolo rielaboro e sintetizzo quanto espresso in mio breve saggio intitolato <em>Storie di scuola, scuola di storie<\/em>, in <em>Vero, falso, web. Attendibilit\u00e0, autorevolezza e democraticit\u00e0 in rete, a scuola<\/em>, a c. di A. Nesti e S. Giusti, Cosenza, Pellegrini Editore, pp. 89-100)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scrive Vanessa Roghi nel saggio La lettera sovversiva che \u00abL\u2019opera di demolizione di don Milani e della Lettera a una professoressa inizia negli anni Sessanta [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[106,105,38,95],"class_list":["post-751","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-discorsi","tag-christian-raimo","tag-paolo-giovannetti","tag-scuola","tag-vanessa-roghi"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/751","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=751"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/751\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":823,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/751\/revisions\/823"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}