{"id":491,"date":"2017-09-10T10:30:31","date_gmt":"2017-09-10T08:30:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=491"},"modified":"2017-09-13T11:02:57","modified_gmt":"2017-09-13T09:02:57","slug":"insegnare-con-la-letteratura-again","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/insegnare-con-la-letteratura-again\/","title":{"rendered":"Insegnare con la letteratura (again)"},"content":{"rendered":"<p>Ho iniziato l&#8217;anno scolastico immergendomi in alcuni corsi di formazione per insegnanti. In una settimana ho incontrato e frequentato assiduamente un centinaio di docenti di italiano, di inglese, di francese, di spagnolo, di arte, di musica (e perfino di economia aziendale) delle scuole primarie e secondarie: tutti intenti a cercare di capire cosa stia accadendo agli alunni che dovranno affrontare gi\u00e0 dalla prossima settimana, tutti impegnati nella ricerca di metodi, di strumenti e di consigli che possano in qualche modo aiutarli a fronteggiare il nuovo anno scolastico.<\/p>\n<p><!--more-->Da questi ed altri incontri (ne ricordo alcuni virtuali, avvenuti sul gruppo Facebook di<a title=\"IWT\" href=\"http:\/\/www.scuolaaumentata.it\/storia-di-una-comunita-di-insegnanti-affamati-e-folli\/\" target=\"_blank\"> Italian Writing Teachers<\/a>), oltre che dalla lettura del fondamentale libro <a title=\"Cometa\" href=\"http:\/\/www.raffaellocortina.it\/scheda-libro\/michele-cometa\/perche-le-storie-ci-aiutano-a-vivere-9788860309006-2540.html\" target=\"_blank\">Perch\u00e9 le storie ci aiutano a vivere <\/a>di Michele Cometa, \u00e8 rinato in me l&#8217;interesse per alcune proposte che ho elaborato tra il 2005 e il 2010, che hanno trovato una loro prima\u00a0formalizzazione nel libro <em>Insegnare con la letteratura<\/em> (2011), e che poi ho in parte trascurato per dedicarmi ad altri studi, ad altri interessi. Provo qui di seguito a sintetizzare alcune delle idee che sto riprendendo e sviluppando in questo periodo.<\/p>\n<p>Comincio con il constatare che nella scuola secondaria si \u00e8 abituati a studiare la letteratura e a leggere una scelta di opere letterarie allo scopo di acquisire conoscenze e capacit\u00e0 relative al funzionamento dei testi, alla vita degli autori, alla storia della letteratura e dell\u2019arte in generale. Lo scopo della pratica della lettura pu\u00f2 essere finalizzato \u2013 nell\u2019ultima parte del percorso di istruzione secondaria \u2013 alla costruzione di competenze linguistiche e culturali pi\u00f9 o meno avanzate, che possono spingersi fino all\u2019interpretazione di testi complessi e polisemici calati nel loro contesto storico. Non possiamo poi nascondere che la narrazione storica della letteratura e dei suoi \u201cmonumenti\u201d (gli autori e le loro opere) pu\u00f2 avere la funzione pi\u00f9 o meno dichiarata di costruire dei valori che richiamano all\u2019identit\u00e0 nazionale o, pi\u00f9 genericamente, al senso di appartenenza a una determinata comunit\u00e0.<br \/>\nLe opere letterarie, per\u00f2, se osservate con lo sguardo del lettore comune \u2013 come ha proposto Tzvetan Todorov nel suo libro <a title=\"Todorov\" href=\"http:\/\/www.garzanti.it\/libri\/tzvetan-todorov-la-letteratura-in-pericolo-9788811600732\/\" target=\"_blank\">La letteratura in pericolo<\/a>, \u2013 ovvero di quel lettore che legge per fare un\u2019esperienza estetica, possono anche essere usate come dei \u201csimulatori di volo\u201d. In questo caso occorre guardare alla lettura come atto concreto, psicologicamente e storicamente situato, che coinvolge la mente e il corpo del lettore, il quale, metaforicamente, \u00e8 stimolato dalle opere stesse ad andare ad abitare le storie narrate, ad assumere i punti di vista di narratori e personaggi, ad imitarne le azioni e, quindi, a provare autentiche emozioni. Non si tratta di rinnegare quel che ci hanno insegnato gli studi letterari, che ci hanno abituati a coltivare un\u2019idea di lettura ristretta al testo, alla catena di enunciati che lo compongono, come se il testo fosse un oggetto simile a un quadro posto sotto gli occhi del lettore, o a uno spartito da suonare, il quale non cambia a ogni nuovo sguardo o ad ogni nuova esecuzione. Si tratta semmai di allargare lo sguardo e con esso i confini del nostro sapere, includendo nel nostro orizzonte il lettore concreto, i cui atti di lettura devono essere intesi come dei fenomeni unici e irripetibili, che richiedono la partecipazione attiva del lettore e che per questo sono in grado di produrre cambiamenti significativi nel suo mondo, nella sua cultura, perfino nel suo corpo.<br \/>\nLo sanno i lettori forti, quelli che provano un bisogno quasi fisico di procurarsi un nuovo romanzo in cui immergersi: leggere \u00e8 pericoloso, \u00e8 destabilizzante, influenza la vita, le conferisce uno stile, traccia un percorso, una direzione. Conosco persone la cui vita \u00e8 stata sconvolta dalla lettura di un libro. \u00c8 il caso degli scrittori, certo, e anche molti studiosi e docenti di lettere, che a un certo della loro esistenza hanno incontrato un libro, probabilmente un romanzo, o un saggio, una raccolta di poesie che ha orientato la loro vita, indirizzandola verso un obiettivo, un metodo, un lavoro. Ed \u00e8 il caso di coloro che, come Don Chisciotte o Madame Bovary, modellano la loro vita \u2013 i desideri, le ambizioni, i comportamenti \u2013 su schemi di storia assimilati attraverso la lettura delle opere pi\u00f9 o meno grandi o memorabili della letteratura.<br \/>\nHa dichiarato Marielle Mac\u00e9, autrice del libro <a title=\"Mace\" href=\"http:\/\/www.laricerca.loescher.it\/letteratura\/1276-la-lettura-nella-vita-modi-di-leggere-modi-di-essere.html\" target=\"_blank\">La lettura nella vita (modi di leggere, modi di essere)<\/a>, che \u201cnon possiamo ripulire l\u2019esperienza della lettura della sua parte alienata, oppure, al contrario, ripulirla della sua libert\u00e0. Siamo continuamente presi in un corpo a corpo con dei modelli\u201d. La lettura non \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 separata dalla vita o in concorrenza con essa; essa \u00e8 semmai uno di quei comportamenti attraverso i quali le persone danno una forma, un gusto e uno stile alla loro esistenza.<\/p>\n<p>Forti di questa consapevolezza e delle conoscenze messe a disposizione dalla psicologia culturale, dalla sociologia della vita quotidiana e dalla linguistica cognitiva, oggi possiamo scegliere di assegnare alla letteratura e alle opere un ruolo educativo fin dai primi anni di vita, prima ancora che i bambini sappiano leggere e scrivere, grazie alla lettura ad alta voce. E possiamo usare le risorse della lettura anche al di fuori dell\u2019insegnamento della letteratura, con la finalit\u00e0 dichiarata di contribuire alla costruzione di life skills o di competenze chiave di cittadinanza, trasversali alle discipline e ai contesti di vita.<\/p>\n<p>La condizione necessaria a un insegnamento con la letteratura, basato sulla fruizione di opere letterarie con la finalit\u00e0 di favorire apprendimenti extraletterari, \u00e8 l\u2019attivazione delle opere, le quali devono interagire con i lettori \u2013 gli apprendenti \u2013 al fine di mettere in azione\u00a0alcune risorse cognitive ed emotive comuni, che sono gi\u00e0 a \u00a0loro disposizione e che devono essere mobilitate e combinate in modo particolare.<\/p>\n<p>Per questo mi piace proporre attivit\u00e0 didattiche si basano su tre pilastri:<\/p>\n<ul>\n<li>la lettura in comune delle opere;<\/li>\n<li>la &#8220;riscrittura&#8221; delle opere (esercizi a partire dal testo);<\/li>\n<li>la condivisione dei testi prodotti dagli studenti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste pratiche si basano sul presupposto che l\u2019insegnante sia in grado essere un<em> interlocutore affidabile<\/em> (espressione rubata a Paolo Jedlowski), cio\u00e8 che riesca a far circolare liberamente le storie all\u2019interno della comunit\u00e0 degli alunni, i quali devono mettere a disposizione le proprie risorse cognitive, culturali ed emotive senza opporre resistenza. \u00c8 l\u2019insegnante, infatti, l\u2019interlocutore che si presenta davanti agli alunni in veste di narratore per condividere una storia (l\u2019opera da leggere insieme), e che poi deve far s\u00ec che gli alunni producano a loro volte delle storie da mettere in comune con i compagni. Da molti anni si discute delle competenze sociali degli insegnanti, e dell\u2019ascolto come strumento di lavoro fondamentale per l\u2019insegnamento, confondendo a volte i compiti del consulente con quelli del docente. In questo caso la capacit\u00e0 di ascolto perde ogni sfumatura terapeutica per divenire esclusivamente uno strumento di lavoro utile a creare il clima adeguato. Consapevoli dell\u2019importanza della comunicazione narrativa e dell\u2019impatto che essa pu\u00f2 avere sulle persone, sul loro sistema di valori e sulla concezione di s\u00e9 e del mondo, i pedagogisti narrativi insistono sulla capacit\u00e0, da parte dell\u2019educatore, di creare un clima di rispetto del pudore ed eventualmente di gestire le crisi che possono essere causate dalle storie. Per questo dobbiamo riconoscere alla lettura di testi narrativi un significato che va ben al di l\u00e0 dei processi di comprensione. Essa \u00e8 un\u2019esperienza emotiva, cognitiva e sociale che merita un\u2019adeguata preparazione del set educativo e la condivisione di regole di comportamento che tutti \u2013 a partire dall\u2019insegnante \u2013 devono rispettare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho iniziato l&#8217;anno scolastico immergendomi in alcuni corsi di formazione per insegnanti. 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