{"id":487,"date":"2017-07-15T11:52:53","date_gmt":"2017-07-15T09:52:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=487"},"modified":"2017-07-15T12:06:53","modified_gmt":"2017-07-15T10:06:53","slug":"il-sogno-di-un-luogo-comune-di-giovanni-nadiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/il-sogno-di-un-luogo-comune-di-giovanni-nadiani\/","title":{"rendered":"Il sogno di un luogo comune di Giovanni Nadiani"},"content":{"rendered":"<p>Il 27 luglio Giovanni Nadiani mancher\u00e0 alla cultura e alla vita civile italiana da\u00a0un anno. Mi preparo pubblicando un brano tratto da un libro sulla poesia degli Ottanta che uscir\u00e0 prossimamente. Ciao Giovanni.<!--more--><\/p>\n<p><em>E\u2019 sech\u00a0<\/em>\u00e8 il primo libro di poesia di Giovanni Nadiani (Faenza, Moby Dick, 1989). I libri precedenti sono quasi dei quaderni preparatori, che trovano compimento in questo volume del 1989 e poi, per le traduzioni, nell\u2019antologia dei poeti bassotedeschi del 1990, <em>Per abbandonati selciati<\/em>, e per le prose brevi in <em>Nonstorie<\/em>, 1992. Per quanto il libro di poesia pi\u00f9 importante, quello che connoter\u00e0 Nadiani come autore di poesia \u00abesistenziale\u00bb (M. Manganelli), \u00abetica\u00bb (G. D\u2019Elia), che parla \u00abdel nostro stare al mondo\u00bb (F. Santi), sia il secondo, <em>TIR<\/em>, del 1994, \u00e8 in <em>E\u2019 sech<\/em> che troviamo gi\u00e0 squadernati gli elementi fondamentali della poesia successiva. Intanto, in <em>E\u2019 sech<\/em> convivono forma breve \u2013 il quasi haiku, l\u2019aforisma in versi, che arriver\u00e0 a compiutezza nel 2000 con <em>Beyond the Romagna Sky \u2013 <\/em>e forma lunga, il poemetto, che trova la sua realizzazione in <em>Sens<\/em>, ancora del 2000. Inoltre, <em>E\u2019 sech<\/em> \u00e8 il libro che d\u00e0 a Nadiani la possibilit\u00e0 di far sentire, nel vero senso della parola, la propria voce. Accompagnato spesso dalla musica, Nadiani pratica la lettura ad alta voce nei contesti pi\u00f9 disparati, portando sulla scena ripetutamente, per molti anni, i suoni monosillabici e sibilanti di queste prime poesie e, poi, delle altre. Il successo di <em>E\u2019 Sech<\/em> \u00e8 tale da meritare, nel 2007, la stampa di una trasposizione orale, il cd intitolato <em>The best of e\u2019 sech<\/em>, con musiche composte ed eseguite dal gruppo jazz Faxtet.<\/p>\n<p>In un suo intervento del 2001 Nadiani afferma che la letteratura \u2013 la lettura di una determinata opera letteraria \u2013 ci consente di riconoscerci, noi lettori, in una \u00ab\u201cvoce\u201d che non ci lascer\u00e0 mai pi\u00f9, che indirizzer\u00e0 la nostra storia in un ben determinato stile di vita\u00bb. Anticipando di qualche anno le ricerche di Marielle Mac\u00e9 sul rapporto tra stile di vita e stili di lettura e sul ruolo orientativo della letteratura, Nadiani invita a riflettere sul potere dell\u2019esperienza estetica, sulla sua capacit\u00e0 di \u00abmediare un\u2019immagine, un modo di vedere le cose alternativo alla falsa realt\u00e0 comunicata dai mass-media\u00bb, di \u00abampliare la coscienza\u00bb. La fruizione della letteratura rende possibile l\u2019incontro con l\u2019altro, con un\u2019altra voce, e non solo in senso metaforico, sostiene Nadiani nel seguito del suo intervento.<\/p>\n<p>La voce in quanto <em>phon\u00e8, <\/em>comunione di fiato e discorso, implica un ascoltare, ed \u00e8 quindi di per s\u00e9 un fatto sociale: \u00abRadicalmente sociale al pari che individuale \u2013 ha scritto Paul Zumthor in un saggio ben presente a Giovanni Nadiani \u2013, la voce segnala il modo in cui l\u2019uomo si situa nel mondo e rispetto all\u2019altro. Parlare implica infatti un ascoltare [\u2026] \u00e8 una procedura duplice in cui gli interlocutori ratificano insieme dei presupposti fondati su un\u2019intesa, di solita tacita ma sempre (all\u2019interno di uno stesso ambiente) attiva\u00bb (<em>La presenza della voce. Introduzione alla poesia orale<\/em>, trad. it. Bologna, Il Mulino, 1984, p. 30). Per Nadiani, dunque, la presenza della voce \u00e8 un\u2019allegoria della sua personale utopia, poich\u00e9 \u00e8 in quella condizione, quando, sempre secondo Zumthor, gli ascoltatori sono co-autori, \u00abpronti a spartire con te [l\u2019autore, colui che legge] una storia comune in un luogo comune, in cui \u201cper chi parla o canta, si scioglie una solitudine, e si stabilisce una comunicazione\u201d\u00bb. Questo era, \u00e8 il <em>sogno<\/em> di Nadiani espresso nel suo articolo <em>Milano a Kansas City<\/em> (2001): \u00abMa se la letteratura ci anima, ci attraversa, \u00e8 nostra parte fondante, non hobby domenicale n\u00e9 soltanto mestiere, bens\u00ec quella passione di cui si diceva che contempera un\u2019esperienza\/visione del mondo e uno stile di vita afferenti alla libert\u00e0, alla gratuit\u00e0, alla solidariet\u00e0 dei testi, alla loro sobriet\u00e0 e lentezza nel maturare e nel maturarci, allora la domanda di dove radicare questa passione &#8211; e qui abbandonando i territori astratti, trasfigurati e misticheggianti vengo gradualmente alla vicenda personale che si vuole sentir narrare &#8211; pu\u00f2 avere solo una risposta: il sogno del luogo\u00bb., la costruzione di un \u00abluogo comune\u00bb, di \u00abUno spazio in cui possano crearsi i presupposti dell\u2019incontro che continua a segnarci, in cui venga abolita non solo quella separatezza tra s\u00e9, il testo e il lettore, ma anche quella tra un autore e l\u2019altro, in cui mettere in relazione autori con altri autori in una sorta di intertestualit\u00e0 di produttori inserentesi in un\u2019esile ma non per questo meno tenace trama di nuovi spazi di ricezione in un determinato territorio\u00bb. La voce \u00e8 lo strumento che rende possibile realizzare quel sogno:<\/p>\n<blockquote><p>\u00a0Ecco la \u00abvoce\u00bb, \u00e8 attorno ad essa che si crea in forme e misure diverse (a seconda che sia <em>dal vivo<\/em>, o <em>mediata<\/em> cio\u00e8 trasmessa da un supporto), il barlume di una sorta di <em>luogo di una comune diversit\u00e0<\/em>, di socialit\u00e0, altrimenti solo immaginarie; il luogo, in cui \u2013 come sostiene il filosofo Rocco Ronchi \u2013 \u00abquando una parola funziona, quando una comunicazione accade [&#8230;] sentiamo, per un istante almeno, il brivido di un\u2019esistenza condivisa\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 27 luglio Giovanni Nadiani mancher\u00e0 alla cultura e alla vita civile italiana da\u00a0un anno. 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