{"id":279,"date":"2016-08-16T10:19:05","date_gmt":"2016-08-16T08:19:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=279"},"modified":"2016-10-26T12:53:46","modified_gmt":"2016-10-26T10:53:46","slug":"16-agosto-1916-giuseppe-ungaretti-scrive-i-fiumi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/16-agosto-1916-giuseppe-ungaretti-scrive-i-fiumi\/","title":{"rendered":"16 agosto 1916, Giuseppe Ungaretti scrive I fiumi"},"content":{"rendered":"<p>Una delle poesie migliori di questi ultimi cento anni, una delle mie preferite tra quelle scritte in lingua italiana.<br \/>\nInizia cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>Mi tengo a quest\u2019albero mutilato<br \/>\nabbandonato in questa dolina<br \/>\nche ha il languore<br \/>\ndi un circo<br \/>\nprima o dopo lo spettacolo<br \/>\ne guardo<br \/>\nil passaggio quieto<br \/>\ndelle nuvole sulla luna<\/em><\/p>\n<p>Oggi possiamo riascoltarla dalla <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=mpN0lhY0wJA\" title=\"Ungaretti\" target=\"_blank\">voce<\/a> di Giuseppe Ungaretti, o rileggerla a schermo (scarica qui <a href=\"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/Ungaretti_I-fiumi.pdf\">Ungaretti_I fiumi<\/a>, meglio leggerla su un libro, comunque, a mio avviso). E poi, chi ne abbia voglia, pu\u00f2 confrontarsi con un mio esercizio di lettura.<!--more--><\/p>\n<p><strong>La linea e il cerchio<\/strong><br \/>\nSi inizia il racconto con il tempo presente: probabilmente \u00e8 sera, oppure notte, e il poeta osserva le nuvole che passano sulla luna (vv. 1-8). Da quella situazione, in quel preciso momento, egli racconta il recente passato: al mattino si \u00e8 disteso nel letto dell\u2019Isonzo, ha camminato nell\u2019acqua, poi si \u00e8 seduto accanto ai suoi vestiti e si \u00e8 asciugato al sole (vv. 9-26). A questo punto, con un notevole salto concettuale e narrativo, comincia a ripassare le epoche della sua vita, rivisitate e compitate attraverso il ricordo dei fiumi che hanno in qualche modo plasmato la sua esistenza: l\u2019Isonzo, la Serchio, il Nilo, la Senna (vv. 27-62). Attraverso il bagno nell\u2019Isonzo, in un momento di ritrovata armonia e quindi di \u00abrara felicit\u00e0\u00bb (vv. 39-40), il soggetto narrante riesce a vedere contemporaneamente l\u2019intera sua vita che prende forma, rivela i suoi punti cardinali e quindi, con estrema chiarezza e straordinaria evidenza, si racconta. Il momento dell\u2019immersione nell\u2019acqua e poi nella luce calda del sole sono rivissuti al presente, quasi fuori dal tempo. E dal quel presente, nelle lasse successive il poeta ci mostra il suo passato, dischiusosi per un istante alla comprensione. Nell\u2019ultima lassa si torna alla notte del 16 agosto 1916, nella dolina. Un\u2019ulteriore e finale rivelazione fa apparire la vita come una \u00abcorolla di tenebre\u00bb, metafora equivoca, non perfettamente decifrabile, che sembra volutamente esaltare la qualit\u00e0 analogica della lingua poetica, capace di inventare improvvisamente accostamenti inediti. \u00c8 come se, dopo aver speso gran parte della poesia a raccontare esattamente le fasi e i significati della propria vita, Ungaretti avesse voluto lasciare il lettore con una sensazione di indefinito, di indeciso tra la qualit\u00e0 positiva del fiore (la corolla) e quella ad un tempo negativa e positiva delle tenebre (spaventose e misteriose), tra la disposizione circolare e rassicurante dei petali e il colore scuro e inesplorato della notte.<br \/>\nQuello che \u00e8 certo \u00e8 che due forme si sovrappongono e convivono in questa poesia, la linea retta lungo cui si dispongono le tappe del cammino storico dell\u2019uomo e dei suoi luoghi, che richiama in qualche modo la linea sinuosa dei fiumi (i quali hanno sempre una direzione, un senso di marcia) e la lunga sequenza dei 69 versicoli sulla pagina bianca, e la forma circolare della dolina, del circo, della corolla di tenebre, analoga al movimento circolare del racconto, che si muove dal presente verso il passato, per chiudere ancora sul presente.<br \/>\nDopo aver viaggiato con la memoria e l\u2019immaginazione attraverso le fasi della sua vita, il poeta si ritrova al punto di partenza, ci mostra la sua nostalgia per il passato che non pu\u00f2 ripetersi e ci offre un\u2019immagine di ci\u00f2 che egli vede da quell\u2019albero in mezzo alla dolina, come fosse in mezzo a un catino: il cerchio delle tenebre. <\/p>\n<p><strong>La forma del racconto<\/strong><br \/>\n\u00c8 la poesia pi\u00f9 lunga dell\u2019<em>Allegria<\/em>: 69 versi articolati in 15 lasse fortemente scandite, ciascuna costituita da un periodo in s\u00e9 concluso. Il primo verso \u00e8 l\u2019unico endecasillabo, mentre gli altri sono tutti di misura inferiore. La ricorrenza dei verbi al participio passato arricchisce il testo di semplicissime rime grammaticali in \u2013ato (mutilato, abbandonato, riposato, andato ecc.). Solo nell\u2019ultima lassa, in una sede particolarmente evidente e apparentemente con lo scopo di preparare il lettore al finale, fa la sua comparsa la rima traspare \u2013 pare.<br \/>\nTutta la poesia sembra reggersi su pochi e fondamentali verbi, che contribuiscono a dare un effetto di essenzialit\u00e0 e semplicit\u00e0 al testo. Se estrapoliamo la sequenza dei verbi al passato prossimo, quelli che pi\u00f9 propriamente hanno la funzione di raccontare, notiamo come essi mantengano intatto il loro significato. I verbi potrebbero da soli costituire una narrazione di senso compiuto:<br \/>\nMi sono disteso &#8211; ho riposato &#8211; me ne sono andato &#8211; mi sono accoccolato &#8211; mi sono chinato &#8211; mi sono riconosciuto &#8211; ho ripassato &#8211; mi sono rimescolato &#8211; mi sono conosciuto<\/p>\n<p><strong>Raccontare, riconoscersi<\/strong><br \/>\n\u00c8 un racconto semplice, immediato ed essenziale come tutta la poesia dell\u2019Allegria. \u00c8 il racconto di un poeta che d\u2019improvviso ha trovato il bandolo della matassa, ha saputo scegliere i soli momenti e fatti salienti e li ha sintetizzati, offrendoli alla comprensione degli altri. Ci troviamo di fronte ad un uomo che sfoglia l\u2019album delle proprie fotografie e ce le illustra segnandole col dito: questo sono io durante la guerra, questo \u00e8 il mio matrimonio, questo \u00e8 mio figlio, ecc.: questo \u00e8 l\u2019Isonzo\u2026, questo \u00e8 il Serchio\u2026 ecc. E, come quell\u2019uomo, ha bisogno di riconoscersi e di essere riconosciuto.<\/p>\n<p><em>Finalmente mi avviene in guerra di avere una carta di identit\u00e0: i segni che mi serviranno a riconoscermi (e proprio nel momento in cui, dopo lungo peripezie vane, il reggimento pu\u00f2 balzare in avanti), i segni che mi aiuteranno a riconoscermi da quel momento e di cui in quel momento prendo conoscenza come i miei segni: sono fiumi, sono i fiumi che mi hanno formato. Questa \u00e8 una poesia che tutti conoscono ormai, \u00e8 la pi\u00f9 celebre delle mie poesie: \u00e8 la poesia dove so finalmente in modo preciso che sono un lucchese, e che sono anche un uomo sorto ai limiti del deserto e lungo il Nilo. E so anche che se non ci fosse stata Parigi, non avrei avuto parola; e so anche che non ci fosse stato l\u2019Isonzo non avrei avuto parola originale.<\/em> (<em>Ungaretti commenta Ungaretti<\/em>, 1963).<\/p>\n<p><strong>Le fasi della vita<\/strong><br \/>\nIn una prima versione di questa poesia, Ungaretti si era limitato ad elencare l\u2019intera serie dei fiumi che in qualche modo egli collegava alla propria vita: <\/p>\n<p><em>I miei fiumi si mettono in fila<br \/>\nchilometri e chilometri passo a passo<br \/>\nin batter d\u2019occhio millanni<br \/>\ne li riconosco<br \/>\na uno a uno<br \/>\ncome un accorto comandante<br \/>\nquest\u2019\u00e8 il Nilo<br \/>\ne quest\u2019\u00e8 l\u2019Arno<br \/>\nquest\u2019\u00e8 il Naviglio<br \/>\ne quest\u2019\u00e8 la Sesia<br \/>\nquest\u2019\u00e8 il Serchio<br \/>\ne quest\u2019\u00e8 il Po<br \/>\ne quest\u2019\u00e8 la Senna<br \/>\ne quest\u2019\u00e8 la mia vita<br \/>\nche in ognuno vi traspare<\/em><\/p>\n<p>La poesia, inviata all\u2019amico Papini nel mese di agosto del 1916, \u00e8 ancora lontana dal risultato finale. \u00c8 utile osservare come si parta da un elenco ben pi\u00f9 consistente e meno rappresentativo della vita di Ungaretti. Il lettore si perde tra i nomi dei fiumi e non ha neanche il tempo di collegarli ad un luogo o ad una fase della vita. Spariranno il Naviglio, simbolo di Milano, la citt\u00e0 in cui compose le sue prime poesie, l\u2019Arno, la Sesia (che scende dal Monte Rosa, vicina al fronte francese), il Po, e rimarranno invece i fiumi maggiori, quelli che hanno scandito le singole fasi di una biografia e di una mitologia personale che Ungaretti costruisce attraverso la sua poesia.<br \/>\nA questi fiumi si aggiunger\u00e0 idealmente il Tevere e quindi Roma, la citt\u00e0 dell\u2019et\u00e0 matura, che far\u00e0 la sua comparsa in una poesia successiva.<\/p>\n<p><strong>L\u2019acqua<\/strong><br \/>\nIn questa poesia possiamo osservare un graduale processo di fusione quasi sacra dell\u2019uomo con la natura, prima attraverso l\u2019antropomorfizzazione degli elementi naturali (l\u2019albero mutilato, l\u2019acqua come un\u2019urna per reliquie), poi attraverso l\u2019effetto dell\u2019acqua sull\u2019uomo, il quale sembra trasformarsi a sua volta in un elemento naturale. L\u2019uomo, levigato come se fosse un sasso, diviene una fibra dell\u2019universo.<br \/>\nIl processo avviene attraverso un rito di purificazione il cui valore sacrale \u00e8 esplicitato attraverso l\u2019utilizzo di metafore religiose: le reliquie, l\u2019inchino del beduino. L\u2019acqua, simbolo di rinascita fin dai primordi della civilt\u00e0 umana, ha la virt\u00f9 di condurre il poeta fuori dal tempo, al di l\u00e0 della contingenza della guerra, in una visione simultanea di tutto il passato rispecchiato nel fiume.<br \/>\n\u00c8 particolarmente significativo il fatto che il poeta sia come un sasso nel fiume. Il fiume, infatti, che \u00e8 fin dall\u2019antichit\u00e0 anche il simbolo dello scorrere del tempo, anzich\u00e9 portar via con s\u00e9 l\u2019uomo contribuisce a bloccarlo in una fissit\u00e0 fuori dalla storia. L\u2019uomo \u00e8 colpito dal tempo (levigato), ma non ne viene travolto. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle poesie migliori di questi ultimi cento anni, una delle mie preferite tra quelle scritte in lingua italiana. 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