{"id":226,"date":"2016-05-26T13:38:37","date_gmt":"2016-05-26T11:38:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=226"},"modified":"2016-10-26T12:58:24","modified_gmt":"2016-10-26T10:58:24","slug":"allievi-e-maestri-una-forma-di-vita-unidea-di-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/allievi-e-maestri-una-forma-di-vita-unidea-di-societa\/","title":{"rendered":"Allievi e maestri (una forma di vita, un\u2019idea di societ\u00e0)"},"content":{"rendered":"<p>La prima volta che ho incontrato un maestro avevo quattordici anni. Il mio insegnante di biologia, il professor Pianigiani, ha esercitato su di me un\u2019influenza profonda. Ricordo con esattezza cinematografica la prima interrogazione sul metodo galileiano, e ritengo di dovere a quel periodo di studio assiduo e devoto gran parte della mia passione per il pensiero scientifico. Una passione che negli anni universitari mi ha avvicinato al magistero di Paolo Rossi, uno dei pi\u00f9 grandi filosofi della scienza del nostro paese.<br \/>\nA quella mia prima avventura di \u201callievo\u201d, durata un paio d\u2019anni, \u00e8 seguito un lungo periodo di solitudine.<!--more--><br \/>\nHo continuato a studiare, certo, ma senza trovare grandi stimoli nei miei pur bravi docenti di allora. All\u2019universit\u00e0, poi, ho trovato quello che non esito ancora oggi a definire \u201cil mio maestro\u201d, il filologo fiorentino <a href=\"http:\/\/firenze.repubblica.it\/cronaca\/2011\/02\/18\/news\/de_robertis_ssss-12634442\/\" title=\"Dero\" target=\"_blank\">Domenico De Robertis<\/a>, col quale mi sono laureato. Alla sua scuola ho imparato cosa vuol dire lavorare in gruppo, cosa significa essere valutati e, soprattutto, a cosa serve lavorare assiduamente in modo autonomo e sapendo di poter contare sempre sul sostegno di una persona seria e competente.<br \/>\nPoi \u00e8 finito il tempo dei \u201ccompagni\u201d &#8211; come ebbe a scrivere in quegli anni l\u2019amico, compagno e poeta Massimiliano Chiamenti &#8211; ed \u00e8 iniziata l\u2019era dei colleghi: l\u2019attivit\u00e0 di ricerca, l\u2019insegnamento, la progettazione e la consulenza. Ma evidentemente io non ho smesso di cercare &#8211; e di trovare &#8211; dei maestri e delle maestre. La pi\u00f9 importante \u00e8 stata &#8211; ed \u00e8 ancora &#8211; Gabriella Papponi Morelli. La signora Morelli &#8211; questa \u00e8 la formula con la quale io mi rivolgo a lei e di lei parlo in pubblico e in privato &#8211; posso dire che sia stata la prima maestra. Potrei definirla una donna di potere: dirigente scolastica con importanti incarichi ministeriali, grande tessitrice di relazioni interistituzionali, dotata di un senso del dovere e di un rispetto per le istituzioni pubbliche che avevo gi\u00e0 ammirato in De Robertis, ma che in lei si coniugava, e si coniuga ancora, con un senso di iniziativa e con uno spirito di servizio che non avevo mai incontrato prima. Alla sua scuola sono diventato a mia volta un manager della formazione, un esperto di istruzione e di orientamento, e anche un insegnante che aspira alla creazione di una scuola profondamente democratica e antielitaria.<br \/>\nAl suo fianco (o forse nella sua scia) ho imparato a coordinare un gruppo di lavoro, ad assumermi delle responsabilit\u00e0 sapendo che sarei stato protetto (ma non risparmiato dalle critiche, se necessarie), a creare occasioni per me e per gli altri. Perch\u00e9 il segreto della politica &#8211; e di vera politica si tratta, in questo caso &#8211; consiste nell\u2019inventare mondi possibili: progetti, imprese, idee, utopie, non importa cosa purch\u00e9 sia chiaro lo scopo di aprire orizzonti per s\u00e9 e per gli altri. Gli psicologi di comunit\u00e0 lo chiamano empowerment: dare potere alle persone e alle comunit\u00e0, aumentare le opportunit\u00e0 e la capacit\u00e0 di scelta.<br \/>\nLo confesso, non avrei voluto occuparmi cos\u00ec tanto e cos\u00ec a lungo di scuola, di istruzione, di formazione professionale e di orientamento. Ma lei mi ha fatto diventare bravo e mi ha fatto sentire bene nel mio ruolo, e cos\u00ec eccomi qui, ancora oggi alle prese con le commissioni ministeriali, l\u2019insegnamento, la consulenza e la formazione dei docenti.<br \/>\nIl progetto pi\u00f9 importante della mia carriera non l\u2019ho scelto io. Non so chi l\u2019abbia inventato, ma di sicuro \u00e8 stato costruito grazie all\u2019iniziativa della signora Morelli, capace di mettere insieme persone e risorse messe a disposizione da enti locali e scuole. A me ha assegnato il ruolo di coordinatore didattico, un mestiere a me ignoto, da esercitare in un contesto tutto da inventare. Il \u201c<a href=\"http:\/\/www.diplomarsionline.eu\/\" title=\"dol\" target=\"_blank\">diploma onlin<\/a>e\u201d &#8211; questo era il nome del progetto &#8211;  \u00e8 stato una delle pi\u00f9 importanti iniziative di educazione degli adulti degli ultimi vent\u2019anni. Adottato come modello per l\u2019istruzione degli adulti dalla Regione Toscana nel 2009, ha influenzato la stesura dell\u2019attuale legge nazionale. E io, che nel frattempo sono entrato a far parte del gruppo ministeriale per la redazione delle linee guida, sono diventato professionista delle policy dell\u2019istruzione degli adulti, della formazione degli insegnanti e dell\u2019uso delle tecnologie digitali per la didattica.<br \/>\nNon \u00e8 una questione di gratitudine (per quanto io sia profondamente grato a tutti i miei maestri): se sento la necessit\u00e0 di dire certe cose \u00e8 perch\u00e9 in questa fase della vita politica italiana io soffro soprattutto la virulenza con cui certe persone &#8211; che si identificano con interi movimenti e partiti politici &#8211; sono propense a fare intorno a loro terra bruciata. I rottamatori e i vaffanculisti  &#8211; mi si perdoni il neologismo &#8211; turbano il mio senso di comunit\u00e0, e la mia cultura del \u201cpotere personale\u201d, per usare una definizione cara a Carl Rogers. Una visione dell\u2019uomo come organismo fondamentalmente degno di fiducia, e una visione della comunit\u00e0 come un ambiente di apprendimento in cui ciascuno dovrebbe poter sviluppare le proprie potenzialit\u00e0, mobilitare le proprie risorse. Si chiama anche solidariet\u00e0,  e si coltiva attraverso le relazioni interpersonali, con l\u2019istruzione, la formazione e l\u2019orientamento, e poi con il lavoro. E anche questo l\u2019ho imparato grazie alla mia maestra e a un altro maestro, Enzo Capitani, di cui ora non potrei e non saprei parlare.<br \/>\nDopo l\u2019esperienza del diploma online, che dal 2006 ha dato l\u2019opportunit\u00e0 di diplomarsi a centinaia di persone che non ne avrebbero avuto la possibilit\u00e0, la signora Morelli ha lavorato assiduamente alla creazione di corsi universitari che si avvalessero delle stesse metodologie. Adesso che lei \u00e8 presidente del Polo Universitario Grossetano, grazie all\u2019iniziativa dell\u2019Universit\u00e0 di Siena e alla collaborazione di molte persone che hanno creduto in quell\u2019intuizione, nella mia citt\u00e0 \u00e8 possibile frequentare corsi di laurea in modalit\u00e0 mista (si chiama blended learning) facendo ricorso a metodi tradizionali di insegnamento e alle tecnologie digitali. \u00c8 anche in questo modo che si aumentano le opportunit\u00e0 di scelta e di autodeterminazione dei cittadini.<br \/>\nA volte ho l\u2019impressione che sia un concetto difficile da far capire a coloro che conservano una visione elitaria dell\u2019istruzione. Cos\u00ec come c\u2019\u00e8 chi pensa che il liceo sia migliore del tecnico, e il tecnico del professionale, ancora oggi c\u2019\u00e8 chi pensa che l\u2019universit\u00e0 pi\u00f9 antica sia migliore della nuova, la pi\u00f9 grande della piccola, e la pi\u00f9 lontana di quella vicina. E poi ci sono quelli che credono che tutto sia da cambiare, e invece si tratterebbe solo di scegliere cosa salvare e cosa lasciare, e poi di smettere di resistere al cambiamento. Perch\u00e9 il cambiamento \u00e8 inevitabile, e non aspetta certo che qualche fanatico del rinnovamento o, peggio, dell\u2019antipolitica,  vinca le prossime elezioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima volta che ho incontrato un maestro avevo quattordici anni. 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