{"id":149,"date":"2015-10-12T15:15:16","date_gmt":"2015-10-12T13:15:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=149"},"modified":"2015-10-12T15:15:16","modified_gmt":"2015-10-12T13:15:16","slug":"fuori-prose-brevi-e-stravaganti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/fuori-prose-brevi-e-stravaganti\/","title":{"rendered":"Fuori (prose brevi e stravaganti)"},"content":{"rendered":"<p><em>Sabato scorso al Museo di storia naturale della Maremma ho pubblicamente conversato con il direttore del museo, Andrea Sforzi, e con lo storico dell&#8217;arte Mauro Papa. Tema affrontato: il paesaggio. Tra le altre cose ho letto una breve prosa paesaggistica scritta nel 2005, credo, per un libro fotografico sulla Maremma. Ho ritrovato il file integrale, che ripubblico di seguito. La serie si intitola Fuori.<\/em> <!--more--><\/p>\n<p>I. <\/p>\n<p>Stagioni: stazioni del sole, i suoi luoghi di sosta. Sono luce che si allontana, distende le ombre poi si avvicina, scalda, sta a picco sulle cose a scapito dell\u2019ombra.<br \/>\n\u00c8 il tempo che torna su se stesso, si avvolge e distende a scatti improvvisi \u2013 acquazzoni, brinate, il gelo, l\u2019afa, il tepore \u2013 si adagia nello spazio e prende possesso dei luoghi e degli uomini, delle percezioni.<br \/>\nVista e odorato sono i sensi delle stagioni. Si osservano i riflessi del cielo nelle pozzanghere, le striature grigie e, alzando gli occhi, i bagliori all\u2019orizzonte sul fondale nero delle nuvole. Gli azzurri invernali abbagliano. Il sole allora riscalda la pelle e illude, scopre il biancore delle carni, spoglia, ammala. Il tatto si consuma alle intemperie. I pappi degli ontani galleggiano sull\u2019acqua, costellazioni di bianco nella torba del fiume. Pi\u00f9 in l\u00e0, fanno il solletico ai nasi cittadini.<br \/>\nUn udito allenato alla campagna \u00e8 come un orologio in grado di scandire ogni stagione, ogni singola ora del giorno di ciascuna differente stagione. Il maschio del tarabuso muggisce a primavera, nelle paludi, poi si solleva pesante verso le nuvole all\u2019orizzonte. L\u2019autunno \u00e8 il pettirosso saettante. All\u2019estate spetta il silenzio dell\u2019ora meridiana, il frinire delle cicale, o, in montagna, le strida del falco alto sullo stormo. La notte l&#8217;assiolo traccia col suo singhiozzo il silenzio. Le croci dei germani segnano l\u2019azzurro, il grigio, il rosso, il nero di ogni cielo. La sera riluce nella coda di un jet.<\/p>\n<p>II.<\/p>\n<p>Sono labili i confini del mare. La linea frastagliata che disegna la costa conosce infinite mutazioni, lente, graduali. Non lasciano traccia nei ricordi, nei racconti. La terra ha migliore memoria e conserva i segni del cambiamento: le citt\u00e0 etrusche e romane coi loro porti interrati, le torri marittime a due tre chilometri dalla costa, laghi prosciugati, fiumi che sfociano al mare.<br \/>\nPi\u00f9 stabili le isole \u2013 rocce piantate in mezzo al mare \u2013 simulano l\u2019immobilit\u00e0 apparente delle stelle e dei pianeti.<br \/>\nDa questi poco frequentati margini \u00e8 penetrato, nel corso dei secoli, uno sguardo straniero capace di scalfire l\u2019inospitalit\u00e0 delle paludi, dei boschi, delle macchie. Uno sguardo saraceno, arabo, africano. Uno sguardo spagnolo, che ha saputo voltare le spalle alla terra e osservare l\u2019orizzonte, dall\u2019altra parte del Mediterraneo, verso casa, alla conquista di architetture di case e parole, abitudini e vizi, gli odori, le ragioni di una vita davanti al mare, distanti dai contadini e dai pastori.<br \/>\nAnche il vino qui, come il cibo, \u00e8 una figura dell\u2019ospitalit\u00e0, un movimento di avvicinamento all\u2019altro, allo straniero, l\u2019ospite. Il benvenuto. E il mare aperto \u00e8 uno spazio da esplorare, una risorsa da sfruttare, oltre le pendici selvagge delle isole e del monte Argentario.<br \/>\nLe antiche saline hanno lasciato il posto alle vasche per gli allevamenti di pesce, agli stabilimenti balneari. Rimangono i moli, i pontili, gli attracchi, le reti stese al sole ad asciugare, i cantieri navali. I mercati odorosi del pesce resistono all\u2019invadenza degli impianti di surgelamento, inodori e inservibili al turismo enogastronomico. <\/p>\n<p>III.<\/p>\n<p>Dove c\u2019\u00e8 una pianura, una volta c\u2019era una palude, una maremma. La pianura \u00e8 la povert\u00e0, la  malaria, lo spopolamento, poi il riscatto, la bonifica, la conquista della terra. Gli acquitrini sono il ricordo salmastro di un passato di malattia e abbandono. Il presente \u00e8 il tessuto variegato dei campi coltivati, le toppe di grano, granturco, girasoli, i filari dei frutteti, i giardini sparsi delle ville, i poderi dell\u2019Ente Maremma, le cantine sociali, gli oleifici, i silos e le stalle. L\u2019ontano nero, il sanguinello, il salice rosso costeggiano i canali, le pozze residue, fiumi a regime torrentizio che scorrono al mare: il Pecora, l\u2019Ombrone, il Bruna, l\u2019Albegna.<br \/>\nLa striscia costiera \u00e8 in gran parte sabbiosa, preceduta da dune e, al riparo dai venti marini, da una folta pineta. Al di qua degli ombrelli dei pini \u00e8 ora l\u2019argilla soda dei campi.<br \/>\nLa pianura \u00e8 la sede cittadina \u2013 Grosseto, Follonica, Orbetello \u2013 il mercato, le piazze, le istituzioni. Lungo la costa, da una pianura all\u2019altra, fiume dopo fiume, l\u2019Aurelia corre parallela alla ferrovia. Da un mondo a un altro il paesaggio scorre pressoch\u00e9 identico, mentre cambiano gli odori e i suoni, si trascorre da una lingua ad un\u2019altra, verso diverse vocali e consonanti.<br \/>\nUn odore tremendo di pomodori si leva dai campi sotto il sole, dai magazzini.<br \/>\nIntorno alle citt\u00e0, a parziale difesa delle pianure e colline retrostanti, si alternano tratti di costa rocciosa. Marne arenacee e calcari silicei a picco sul mare proteggono le barche dai fortunali, alimentano il turismo e l\u2019abusivismo, crescono alberi duri e saldi, ben piantati a tener ferma con le radici la terra.<\/p>\n<p>IV.<\/p>\n<p>Il lentisco, il mirto, l\u2019erica nel sottobosco. Il bosco: lecci, querce, frassini e ornielli, carpini, aceri, roverelle, ginepri, allori. Questa \u00e8 la macchia, il forteto passato alla storia, al pari della malaria, come simbolo della maremma, impenetrabile anche al cinghiale. Poi c\u2019\u00e8 la vigna, l\u2019oliveto, il pascolo, le fitte siepi di rovo, biancospino, olmo, prugnolo e corniolo. Dominano i verdi e i marroni, punteggiati di rossi e gialli autunnali o imbiancati di neve. \u00c8 quasi scomparso il nero del carbone.<br \/>\nIl seme della continuit\u00e0 ha attecchito sulle colline, pressoch\u00e9 immutate nei secoli. Si distinguono e nominano dalla materia che le costituisce, dalla consistenza della roccia ammantata del verde della macchia. Dal Libero Comune di Massa delle Maremme a Sovana, sulle colline si leggono le tracce della civilt\u00e0 medievale. Al riparo dalla malaria, gli uomini erano pronti a sfruttare la posizione dominante, a protezione di un confine, lungo le principali vie di comunicazione, capaci di beneficiare delle risorse naturali: i metalli del sottosuolo, la fauna, i terreni fertili, i legnami dei boschi.<br \/>\nLe colline metallifere \u2013 a tratti impervie e alte come montagne \u2013 si estendono da nord verso sud-ovest fino a penetrare in mezzo al mare. Una lunga striscia sempreverde interrotta dalle cesse antiincendio, dal morso degli scavi, dal metallo luccicante dei pozzi minerari, dalle colline artificiali dei detriti ferrosi, mucchi di giallo e di rosso striati e velenosi. Dall\u2019Amiata scende la dorsale dell\u2019Uccellina. A sud-est i tufi s\u2019incuneano nel Lazio, lungo la valle del Fiora. Il viaggio \u00e8 accompagnato da odori di mosto, di sansa, di caglio. L\u2019argento luccicante del caseificio riflette il viso del pastore, la camicia a quadri odorosa.<\/p>\n<p>V.<\/p>\n<p>La faggeta in inverno slancia il bruno dei tronchi sul bianco della neve verso il cielo. Dal leccio al castagno fino al faggio. Salendo anche gli alberi sembrano aspirare a una maggiore altezza. Le strade salgono a spirale, si arrampicano gli uomini attraverso le valli. La montagna \u00e8 vertice, fonte di ogni ascesa e discesa, innalzamento e sprofondamento. \u00c8 lo spirito, l\u2019interiorit\u00e0 che si oppone alla superficie, cerca di sconfiggerla immergendosi negli abissi della storia, della personalit\u00e0, della psiche. \u00c8 il vulcano che spara i suoi detriti fumanti verso il cielo, in attesa della ricaduta. \u00c8 l\u2019acqua che scende a sbalzi verso le colline e poi in pianura, dalla terra agli uomini, fonte della vita, sorgente, risorsa. \u00c8 il fuoco rituale che lambisce il nero della notte con le sue lingue rosse e blu, saettanti e strepitanti.<br \/>\nIl solco della valle accoglie il seme di ogni piangere, ogni gioire. Il suono attutito dell\u2019inverno cova paziente, accoglie e riscalda, cresce uomini e paesi come greggi assembrate sul foraggio. Qui si cambiava la malaria col lavoro, l\u2019afa malata con un fresco di fatica e lavoro.<br \/>\nLa montagna \u00e8 un cuneo nel cuore della terra. Il cielo la tocca incorniciandola di azzurri o di grigi, oppure la copre, escludendola allo sguardo bisognoso di orizzonti.<\/p>\n<p>VI.<\/p>\n<p>I crateri lunari sono il riflesso dei nostri continenti alla deriva. La terra si specchia nei riverberi notturni del sole, prende luce, si espone ai raggi lunari. Le ombre tenui \u2013 nettissime sotto il plenilunio \u2013 stagliano le cose dal buio, come rumori improvvisi che escono dal silenzio. Il canto notturno dell&#8217;assiolo, il tonfo della rana nell\u2019acqua ferma del canale, lo schianto della pigna nel fuoco.<br \/>\nIl buio e il silenzio sono le virt\u00f9 di una notte non ancora lacerata. Il barbaglio dei fanali, il riverbero cittadino, il rombo delle strade trafficate attenuano ogni singola vibrazione. Costringono al colpo di clacson, allo sportello sbattuto. Confondono la notte con il chiasso continuo del giorno.<br \/>\nLa notte \u00e8 differente. La notte \u00e8 la piccola serie di sbalzi, di dislivelli minimi tra distinti suoni, odori, visioni. \u00c8 la possibilit\u00e0 di riconoscere perfino l\u2019invisibile, l\u2019inudibile, l\u2019intoccabile. \u00c8 l\u2019occasione per ascoltarsi, mentre la luce lunare taglia radente le cannucce sui bordi del torrente, i cespugli bassi sui sassi delle Trasubbie, e un usignolo spacca il nero retrostante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato scorso al Museo di storia naturale della Maremma ho pubblicamente conversato con il direttore del museo, Andrea Sforzi, e con lo storico dell&#8217;arte Mauro [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-149","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-discorsi"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/149","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=149"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/149\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":150,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/149\/revisions\/150"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}