{"id":1330,"date":"2026-07-04T09:25:46","date_gmt":"2026-07-04T07:25:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=1330"},"modified":"2026-07-04T09:25:50","modified_gmt":"2026-07-04T07:25:50","slug":"piccole-guerriglie-culturali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/piccole-guerriglie-culturali\/","title":{"rendered":"Piccole guerriglie culturali"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi anni mi \u00e8 capitato pi\u00f9 volte di essere oggetto di interventi pubblici che non contestavano tanto le idee che sostengo quanto la persona che le sostiene. Non si tratta di episodi particolarmente gravi, n\u00e9 credo di essere vittima di qualche forma di persecuzione. Al contrario: mi sembrano sintomi di una modalit\u00e0 di discussione sempre pi\u00f9 diffusa nel mondo della scuola, dell&#8217;universit\u00e0 e della cultura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questa ragione vale forse la pena osservare da vicino due episodi recenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un caso, un collega universitario ha commentato alcune mie prese di posizione sulla scuola attribuendole a un presunto conflitto di interessi. Le mie idee sull&#8217;orientamento, sul curriculum dello studente o sulla formazione degli insegnanti non venivano discusse nel merito. La spiegazione era un&#8217;altra: sostengo quelle idee perch\u00e9 ne ricavo un vantaggio economico e professionale. Dunque non \u00e8 necessario confrontarsi con le argomentazioni; basta individuare l&#8217;interesse che le avrebbe prodotte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un secondo caso, un altro collega ha pubblicato lo screenshot di un mio post informativo dedicato ai percorsi abilitanti per insegnanti organizzati dall&#8217;universit\u00e0 di cui sono delegato rettorale e coordinatore del centro di formazione. Il post veniva inserito in una rappresentazione sarcastica dei percorsi abilitanti delle universit\u00e0 pubbliche, senza precisare che si trattava di corsi per una seconda abilitazione, previsti dalla normativa ministeriale e proposti a costi inferiori alla media nazionale. Anche qui il punto non era discutere il sistema della formazione insegnanti, ma trasformare una comunicazione istituzionale in occasione di dileggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I nomi dei protagonisti contano relativamente. Ci\u00f2 che mi interessa \u00e8 il meccanismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il meccanismo \u00e8 semplice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima si individua una persona. Poi si attribuiscono alle sue posizioni motivazioni nascoste: interessi economici, ambizioni di carriera, desiderio di visibilit\u00e0, appartenenze ideologiche. A quel punto il confronto sulle idee diventa superfluo. Non occorre pi\u00f9 discutere ci\u00f2 che viene detto, perch\u00e9 si presume di avere gi\u00e0 scoperto perch\u00e9 viene detto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;argomentazione lascia il posto alla psicologia. O meglio: a una psicologia improvvisata che pretende di conoscere le intenzioni altrui meglio di quanto gli interessati conoscano le proprie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente questa strategia non \u00e8 nuova. La si ritrova in molte polemiche politiche e culturali del Novecento. Ma i social network sembrano averne amplificato alcune caratteristiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo screenshot sostituisce la citazione. La caricatura sostituisce la sintesi. Il sarcasmo sostituisce l&#8217;argomentazione. Il pubblico non \u00e8 pi\u00f9 chiamato a valutare la forza di un ragionamento, ma a riconoscersi in una comunit\u00e0 di appartenenza attraverso il riso, l&#8217;ironia o l&#8217;indignazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso il vero oggetto del discorso non \u00e8 l&#8217;interlocutore. \u00c8 il gruppo. Chi scrive non parla a chi viene criticato. Parla a coloro che sono gi\u00e0 d&#8217;accordo. La funzione dell&#8217;intervento non \u00e8 convincere, ma rafforzare un&#8217;identit\u00e0 collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo motivo spesso il contraddittorio diventa irrilevante. Talvolta si commentano post di persone che non possono intervenire. Talvolta si discute di qualcuno senza nominarlo, confidando nel fatto che il pubblico di riferimento ne riconosca comunque l&#8217;identit\u00e0. Talvolta si costruisce un personaggio pi\u00f9 facile da attaccare della persona reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 poi un aspetto che mi colpisce. In entrambi i casi si tratta di uomini che occupano posizioni riconosciute nel mondo universitario e culturale e che intervengono pubblicamente nei confronti di un altro uomo che occupa a sua volta una posizione istituzionale. Non siamo dunque di fronte a una dinamica verticale di denuncia del potere, n\u00e9 alla critica di un&#8217;istituzione da parte di soggetti marginalizzati. Assistiamo piuttosto a una forma di competizione simbolica interna al medesimo campo professionale, nella quale la delegittimazione personale prende il posto del confronto intellettuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia dell&#8217;universit\u00e0 e della vita intellettuale \u00e8 attraversata da forme di competizione maschile nelle quali il riconoscimento passa anche attraverso la svalutazione dell&#8217;avversario. Il sarcasmo, la caricatura, l&#8217;attribuzione di interessi nascosti e la costruzione di personaggi facilmente attaccabili possono essere letti come residui di questa cultura agonistica del prestigio. Una cultura che non scompare con l&#8217;avvento dei social network, ma che nei social trova spesso un ambiente favorevole per manifestarsi: il pubblico, la rapidit\u00e0 dello scambio, la ricerca di consenso immediato, la possibilit\u00e0 di ottenere approvazione senza assumersi davvero il rischio del confronto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 una questione di destra o di sinistra. I due episodi che ho richiamato provengono da persone che, su molte questioni, si collocano in un&#8217;area culturale non lontana dalla mia. E proprio per questo mi sembrano interessanti. Mostrano come certe pratiche non dipendano dalle idee sostenute, ma dalle forme che il dibattito assume.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La vita intellettuale non richiede cortesia permanente. Le idee devono poter essere criticate anche duramente. Le controversie sono una componente essenziale della ricerca e della democrazia. Ma c&#8217;\u00e8 una differenza tra criticare una posizione e delegittimare una persona. Tra discutere un argomento e attribuire all&#8217;interlocutore motivazioni che renderebbero inutile ogni discussione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando smettiamo di chiederci se un&#8217;idea sia giusta o sbagliata e cominciamo a chiederci quali interessi nascosti la producano, il dibattito si impoverisce. Non perch\u00e9 scompaia il conflitto, ma perch\u00e9 scompare la possibilit\u00e0 stessa di convincersi reciprocamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A quel punto non restano che le tifoserie. E le tifoserie, per definizione, non discutono: applaudono o fischiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse il problema non riguarda soltanto i social network. Forse riguarda anche un certo modo, ancora profondamente maschile, di abitare l&#8217;universit\u00e0 e il dibattito pubblico: un modo in cui il riconoscimento si conquista meno attraverso la forza degli argomenti che attraverso la capacit\u00e0 di ridurre l&#8217;altro a una caricatura. Quando questo accade, il conflitto continua a esistere, ma smette di essere una risorsa per la conoscenza. Diventa soltanto una lotta per il prestigio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni mi \u00e8 capitato pi\u00f9 volte di essere oggetto di interventi pubblici che non contestavano tanto le idee che sostengo quanto la persona [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-1330","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-discorsi"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1330","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1330"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1331,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1330\/revisions\/1331"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}