{"id":1287,"date":"2026-05-31T23:35:43","date_gmt":"2026-05-31T21:35:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=1287"},"modified":"2026-06-04T10:12:38","modified_gmt":"2026-06-04T08:12:38","slug":"il-documento-delladi-e-la-discussione-che-manca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/il-documento-delladi-e-la-discussione-che-manca\/","title":{"rendered":"Il documento dell&#8217;ADI e la discussione che manca"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho letto con interesse il <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.italianisti.it\/news\/adi\/documento-adi-adi-sd-sulle-nuove-indicazioni-nazionali-per-i-licei2\" target=\"_blank\">documento<\/a> con cui l&#8217;Associazione degli Italianisti \u00e8 intervenuta nel dibattito sulle nuove Indicazioni nazionali per i licei.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molte osservazioni sono condivisibili. Il documento richiama opportunamente il ruolo della mediazione docente, mette in guardia da una concezione ingenuamente spontanea della lettura, insiste sulla necessit\u00e0 di storicizzare i testi, di costruire percorsi culturalmente fondati e di garantire agli studenti l\u2019accesso a una memoria culturale comune. In un dibattito pubblico spesso ridotto alla questione dei <em>Promessi sposi<\/em> o alla presenza di questo o quell\u2019autore nel canone, il richiamo alla complessit\u00e0 dell\u2019educazione letteraria rappresenta certamente un contributo utile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio per questo, per\u00f2, colpisce che anche una critica cos\u00ec autorevole finisca per accettare implicitamente il terreno di discussione scelto dalla Commissione Perla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il documento dell\u2019ADI discute soprattutto di letteratura: del canone, dei classici, della lettura, della mediazione didattica, della formazione culturale degli studenti. Molto meno della natura stessa delle nuove Indicazioni, del loro rapporto con il Pecup, con il sistema di certificazione delle competenze, con l\u2019autonomia curricolare delle scuole, con la libert\u00e0 di insegnamento e, pi\u00f9 in generale, con la funzione che un documento di questo tipo dovrebbe svolgere all\u2019interno dell\u2019ordinamento scolastico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure \u00e8 probabilmente qui che si colloca la novit\u00e0 pi\u00f9 rilevante delle nuove Indicazioni. Prima ancora di proporre una determinata idea di letteratura, esse intervengono sul significato stesso del liceo, sul rapporto tra scuola e cultura, sul ruolo delle discipline nella formazione del soggetto e sulla funzione della scuola nella costruzione di una determinata idea di cittadinanza e di appartenenza culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo punto di vista, una questione meriterebbe forse maggiore attenzione. Le nuove Indicazioni costruiscono fin dalle prime pagine un Profilo dello studente fortemente ancorato al lessico delle competenze, dell\u2019autonomia, della partecipazione responsabile e dell\u2019apprendimento permanente. Si tratta di un profilo che si presenta in continuit\u00e0 con il Pecup e con il quadro europeo delle competenze chiave.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando per\u00f2 si passa alle sezioni disciplinari, e in particolare a quella dedicata a <em>Lingua e letteratura italiana<\/em>, il rapporto con questo profilo appare meno lineare di quanto ci si potrebbe aspettare. Lo studente descritto nelle pagine iniziali \u00e8 un soggetto chiamato a interpretare criticamente la realt\u00e0, a mobilitare conoscenze e competenze in contesti differenti, a partecipare consapevolmente alla vita culturale. Nella sezione dedicata alla letteratura, invece, il suo ruolo tende progressivamente a spostarsi verso l\u2019acquisizione di una memoria culturale condivisa e l\u2019interiorizzazione di una tradizione gi\u00e0 definita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione non riguarda naturalmente il valore della tradizione o della cultura comune. Riguarda piuttosto il modo in cui questa cultura comune viene pensata e il ruolo attribuito agli studenti nella sua costruzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia le nuove Indicazioni sia il documento dell\u2019ADI sembrano condividere, pur da prospettive differenti, una medesima preoccupazione: la necessit\u00e0 di trasmettere un patrimonio culturale comune, la cui &#8220;consistenza&#8221; viene comunicata alle scuole attraverso liste di autori e di opere. Rimane invece meno sviluppata una riflessione su come tale patrimonio possa essere costruito oggi in una scuola attraversata da differenze sociali, linguistiche e culturali molto pi\u00f9 accentuate rispetto a quelle che caratterizzavano il sistema scolastico di quarant\u2019anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che avverto un secondo limite del documento dell\u2019ADI. Pur richiamando la ricerca didattica contemporanea, esso tende a identificare la didattica della letteratura soprattutto con la mediazione docente, la storicizzazione dei testi e il rapporto tra lettura e scrittura. Restano invece relativamente sullo sfondo altre linee di ricerca che negli ultimi decenni hanno contribuito a ridefinire il campo: il ruolo del lettore nella costruzione del significato, la discussione interpretativa, le comunit\u00e0 di lettura, la dimensione esperienziale della lettura, le pratiche collaborative e il rapporto tra educazione letteraria e cittadinanza democratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 poi un punto specifico del documento che merita attenzione perch\u00e9 illumina bene questa divergenza. Mi riferisco alla discussione sui <em>Promessi sposi<\/em>. Gli estensori contestano la scelta delle nuove Indicazioni di rinviarne la lettura al quarto anno perch\u00e9 ritenuti troppo complessi per il biennio. L\u2019obiezione \u00e8 convincente. Se la complessit\u00e0 diventasse un criterio per escludere un testo dal curricolo, sarebbe difficile giustificare la presenza, nello stesso elenco di letture consigliate, di autori come Flaubert, Stendhal, Tolstoj o Dostoevskij.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La questione, tuttavia, pu\u00f2 essere guardata anche da un\u2019altra prospettiva. Nel documento dell\u2019ADI la complessit\u00e0 sembra essere considerata soprattutto come una propriet\u00e0 del testo, che il docente ha il compito di rendere accessibile attraverso un\u2019adeguata mediazione culturale. \u00c8 una posizione comprensibile e in larga misura condivisibile. Eppure una parte importante della ricerca sulla lettura e sull\u2019educazione letteraria ha mostrato come la complessit\u00e0 non risieda soltanto nelle opere, ma si produca nell\u2019incontro tra un testo, dei lettori e una determinata situazione didattica. La domanda, allora, non \u00e8 semplicemente se i <em>Promessi sposi<\/em> siano troppo difficili per studenti di quattordici o quindici anni, ma quale esperienza di lettura si voglia costruire e quale funzione si attribuisca alla lettura letteraria nel percorso formativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo punto di vista, il dibattito appare ancora una volta prigioniero di un\u2019alternativa troppo semplice: difendere la complessit\u00e0 contro la semplificazione. Ma la vera questione \u00e8 un\u2019altra. Non si tratta di proteggere la complessit\u00e0 dei testi come un valore in s\u00e9, n\u00e9 di ridurla per renderli pi\u00f9 accessibili. Si tratta piuttosto di capire come la scuola possa trasformare quella complessit\u00e0 in una risorsa educativa, in un\u2019occasione di interpretazione, di confronto e di costruzione di significato. E forse \u00e8 significativo che, ancora una volta, la discussione finisca per concentrarsi sulla presenza o assenza di un autore nel canone, mentre restano sullo sfondo le pratiche di lettura, le modalit\u00e0 della mediazione didattica e i lettori reali ai quali quei testi sono destinati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la discussione sulla complessit\u00e0 rinvia, in ultima analisi, a una questione pi\u00f9 generale, che riguarda i modi in cui una cultura comune possa essere costruita oggi, ovvero se essa debba essere pensata principalmente come un\u2019eredit\u00e0 da trasmettere oppure come uno spazio pubblico da abitare e continuamente ricostruire attraverso le pratiche di lettura, di discussione e di interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questa ragione il confronto tra il documento dell\u2019ADI e le nuove Indicazioni appare particolarmente interessante. Non perch\u00e9 metta in scena uno scontro tra innovazione e conservazione, ma perch\u00e9 mostra una difficolt\u00e0 pi\u00f9 profonda che attraversa oggi il dibattito sull\u2019educazione letteraria: la fatica di pensare insieme tradizione e interpretazione, patrimonio culturale e partecipazione dei lettori, memoria comune e pluralit\u00e0 delle esperienze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse \u00e8 proprio qui che la discussione dovrebbe spostarsi. Non soltanto su quali autori leggere, su quali testi rendere obbligatori o su come difendere il canone nazionale, ma sul ruolo che ogni studente pu\u00f2 avere nella costruzione di una cultura comune a partire dalla classe e dalla comunit\u00e0 scolastica, e quindi sulle strategie e le tecniche didattiche che possano favorire la partecipazione attiva ai processi di lettura, interpretazione e discussione. Perch\u00e9 una cultura comune non \u00e8 semplicemente un patrimonio da trasmettere: \u00e8 uno spazio pubblico che prende forma attraverso le pratiche con cui i soggetti se ne appropriano, lo interrogano e lo trasformano. \u00c8 precisamente su questo terreno che la ricerca didattica avrebbe oggi qualcosa di importante da dire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho letto con interesse il documento con cui l&#8217;Associazione degli Italianisti \u00e8 intervenuta nel dibattito sulle nuove Indicazioni nazionali per i licei. 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