{"id":1208,"date":"2025-09-19T09:39:11","date_gmt":"2025-09-19T07:39:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=1208"},"modified":"2025-09-19T09:39:15","modified_gmt":"2025-09-19T07:39:15","slug":"la-scuola-democratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/la-scuola-democratica\/","title":{"rendered":"La scuola democratica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La scuola democratica non piace<\/em> <em>a tutt\u0259<\/em>. <em>C&#8217;\u00e8 chi la disprezza apertamente, chi ci tiene a fare distinguo, chi preferisce far finta di niente. Nel mese di luglio la redazione di \u00abLeft\u00bb mi ha chiesto di intervenire sull&#8217;argomento e io ho scritto questo articolo<\/em> <em>potete trovare nel numero di agosto<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola, se intesa come istituzione separata dalla societ\u00e0, non ha bisogno della democrazia. Osservato dal punto di vista dell\u2019efficienza e dell\u2019efficacia, ovvero della capacit\u00e0 di utilizzare in modo ottimale le risorse disponibili per raggiungere gli obiettivi formativi previsti, un sistema di istruzione pu\u00f2 risultare di buona qualit\u00e0 indipendentemente dal suo grado di democraticit\u00e0 e, soprattutto, dalla sua capacit\u00e0 di realizzare e promuovere i principi della democrazia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Isolata dal corpo sociale, la scuola pu\u00f2 semmai giovarsi di alcuni accorgimenti tipicamente antidemocratici, che potrebbero consentirle di migliorare le prestazioni riducendo i costi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Selezionare e separare precocemente gli studenti offrendo loro opportunit\u00e0 educative diseguali, escludere studenti e personale scolastico dai processi decisionali, adottare una governance verticale, opaca e autoritaria, sono alcune delle azioni possibili per garantire gli apprendimenti desiderati a un numero limitato di studenti di alcune aree territoriali, le cui prestazioni, qualora venissero misurate con prove standardizzate, andrebbero a compensare i pessimi risultati di gran parte della restante popolazione scolastica. E anche volendo promuovere in queste scuole alcuni tra i pi\u00f9 avanzati principi democratici, incentivando per esempio la partecipazione attiva di studenti, famiglie, docenti e personale alle decisioni, oppure valorizzando il dialogo e il confronto come strumenti educativi e preparando ogni studente alla cittadinanza attiva e critica, non si aumenterebbe in modo significativo il coefficiente di democraticit\u00e0 del sistema di istruzione, ma si potrebbe semmai contribuire a renderlo pi\u00f9 presentabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La democrazia, a scuola, non \u00e8 necessaria, e anche quando \u00e8 auspicata e proclamata a gran voce \u2013 in una classe, in una scuola, in pi\u00f9 scuole contemporaneamente \u2013 corre il rischio di apparire come un innocuo imbellettamento di cui ci si pu\u00f2 facilmente liberare senza suscitare grande scandalo. Come spiegare altrimenti l\u2019adesione di gran parte del corpo insegnante \u2013 una volta dichiaratamente progressista e democratico \u2013 ai provvedimenti governativi sul voto in condotta (Legge&nbsp;150\/2024), che rappresentano la scuola come il mero \u00abcontesto lavorativo degli insegnanti e del personale scolastico\u00bb e tratta gli studenti come potenziali elementi di disturbo, da contenere e controllare attraverso misure punitive? E che dire del cosiddetto \u201cDecreto sicurezza\u201d (DL 48\/2025), che inasprisce le sanzioni per chi deturpa o imbratta edifici scolastici o strumenti didattici, e&nbsp;prevede specifiche misure per tutelare il personale scolastico da episodi di violenza e aggressioni, introducendo aggravanti per chi commette reati contro insegnanti, dirigenti scolastici o personale ATA, o del divieto totale di ricorrere ai propri dispositivi digitali tra le mura scolastiche, nonostante l\u2019urgenza di educarsi e educare a un uso consapevole degli stessi? Sarebbe un elemento di disturbo \u2013 perch\u00e9 foriero di democraticit\u00e0, ovvero di equit\u00e0 e inclusione \u2013 anche il prolungamento della <em>scuola media unica<\/em> fino a quindici o a sedici anni di et\u00e0, in modo da impedire la precoce segregazione degli studenti in scuole considerate pi\u00f9 o meno adeguate al loro livello di preparazione, andando cos\u00ec a rafforzare le disuguaglianze sociali di partenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto \u00e8 che la scuola democratica, specialmente se con questa espressione si intende una scuola equa, partecipativa, inclusiva e orientata alla formazione di cittadine e cittadini critici e consapevoli, non \u00e8 soltanto un lusso che molti pensano di non potersi permettere, \u00e8 anche un rischio insostenibile, da evitare accuratamente attraverso il progressivo isolamento della scuola dalla comunit\u00e0. La critica all\u2019autonomia e alle varie forme di rapporto tra scuola e organizzazioni locali non va disgiunta dal crescente desiderio di sorvegliare e punire coloro che vengono confinati tra le mura scolastiche: si tratta di due diverse manifestazioni della stessa volont\u00e0 di impedire un precoce accesso dei minori alla vita pubblica. Cosa accadrebbe, infatti, se fin dai primi giorni di scuola e per tutto il resto del percorso di istruzione ogni studente prendesse parte attivamente, in quanto detentore di una lingua e di una cultura, alla costruzione di una comunit\u00e0 scolastica continuamente rinnovata, capace di comunicare con le altre comunit\u00e0 in modo da produrre una trasformazione delle stesse? La legittima e opportuna critica al monolinguismo delle scuola italiana pre e antidemocratica, l\u2019invito a rispettare i diritti linguistici di ogni persona e a svilupparne le capacit\u00e0 verbali in stretto rapporto reciproco con un processo di socializzazione che sia altrettanto ricco e articolato, sono solo alcuni dei pilastri di quell\u2019educazione linguistica democratica che oggi \u00e8 stata spazzata via dalle <em>Indicazioni nazionali<\/em> della commissione Perla e che per decenni \u00e8 stata elusa, derisa o ignorata da generazioni di insegnanti, intellettuali e giornalisti di diversa provenienza politica ma accomunati dal disinteresse per l\u2019emancipazione dei minori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va riconosciuto che la lunga battaglia a favore dei diritti linguistici sostenuta da Tullio De Mauro e dal Giscel, analoga e parallela a quella combattuta dalle maestre e dai maestri del Movimento di Cooperazione Educativa e dai tanti e dalle tante insegnanti che hanno assimilato la lezione di Bruno Cari, di Mario Lodi e di Gianni Rodari, era ed \u00e8 ancora necessaria ma non poteva e non pu\u00f2 essere sufficiente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco il nodo centrale, a mio avviso: non basta, infatti, la didattica, per quanto possa essere attiva e inclusiva, a rendere pi\u00f9 democratica la scuola, soprattutto se il sistema continua a essere pensato e costruito in modo da separare per gruppi omogenei le persone minorenni, creando classi di serie A e di serie B, scuole di serie A, di serie B, C, D eccetera. La lettura di un recente numero speciale della rivista \u00ab<a href=\"https:\/\/www.rivisteweb.it\/issn\/1129-731X\/issue\/9750\">Scuola democratica<\/a>\u00bb, interamente dedicato alla segregazione scolastica in Italia, non lascia scampo a chi ancora voglia illudersi sul tasso di democraticit\u00e0 del nostro sistema di istruzione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si legge, nell\u2019articolo di apertura, firmato da Marta Cordini e Costanzo Ranci, che la segregazione scolastica \u00abcontribuisce a creare ambienti sociali separati, che non solo rischiano di non sostenere adeguatamente i pi\u00f9 svantaggiati, ma creano distanza sociale tra bambini e ragazzi che proprio nella scuola dovrebbero trovare l\u2019occasione per sviluppare relazioni sociali pi\u00f9 ampie di quelle sperimentate attraverso le cerchie familiari o nei contesti territoriali di residenza\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fenomeno, che ha radici antiche ma si \u00e8 straordinariamente aggravato con il rapido aumento della popolazione scolastica di origine straniera, non pu\u00f2 essere ignorato da chi voglia anche solo iniziare a parlare di scuola democratica, n\u00e9 pu\u00f2 essere affrontato e risolto senza mettere mano a un\u2019insieme di concause che contribuiscono a determinarlo \u2013 come, per esempio, la frammentazione delle competenze e l\u2019assenza di una regia territoriale efficace tra le istituzioni scolastiche e gli altri enti, la configurazione dell\u2019autonomia scolastica come una sorta di mercato aperto in cui le scuole agiscono in competizione tra di loro, la precoce canalizzazione degli studenti in percorsi fortemente differenziati in modo da garantire una riproduzione delle diseguaglianze sociali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Realizzare concretamente una scuola democratica (non la propria scuola, non una sola che aspiri ad essere pi\u00f9 democratica delle altre) \u00e8 un processo che impone di rivedere radicalmente le strutture e il senso stesso del sistema di istruzione: non bastano metodologie didattiche inclusive se il contesto sociale e istituzionale si oppone all\u2019equit\u00e0 e alla partecipazione reale. Un sistema scuola democratico deve essere progettato fin dalle fondamenta per promuovere cambiamento sociale, relazioni interpersonali autentiche e consapevolezza critica dei futuri cittadini e future cittadine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola democratica non piace a tutt\u0259. C&#8217;\u00e8 chi la disprezza apertamente, chi ci tiene a fare distinguo, chi preferisce far finta di niente. 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