{"id":1144,"date":"2023-10-12T08:52:20","date_gmt":"2023-10-12T06:52:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=1144"},"modified":"2023-10-12T08:52:24","modified_gmt":"2023-10-12T06:52:24","slug":"per-merito-e-per-buona-condotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/per-merito-e-per-buona-condotta\/","title":{"rendered":"Per merito e per buona condotta"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripropongo una riflessione sul &#8220;voto-manganello&#8221; uscita sulla rivista \u00ab<a href=\"https:\/\/laricerca.loescher.it\/per-merito-e-per-buona-condotta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La ricerca<\/a>\u00bb il 21 settembre scorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una premessa: come cittadino e come esperto di didattica e di scuola sono profondamente scosso e preoccupato dal recente provvedimento sul voto di condotta. Il provvedimento, per\u00f2, ha perlomeno l\u2019utilit\u00e0 di smascherare ulteriormente l\u2019ipocrisia dell\u2019aver citato, in occasione dell\u2019aggiunta della parola \u201cmerito\u201d alla denominazione del ministero, quell\u2019articolo 34 della Costituzione secondo cui i \u00abcapaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi pi\u00f9 alti degli studi\u00bb: mi pare ormai evidente l\u2019intenzione di consegnare a docenti e scuole strumenti coercitivi in grado \u2013 almeno sulla carta \u2013 di garantire la funzione selettiva e segregazionista che la scuola italiana ha ereditato dall\u2019epoca predemocratica e di cui evidentemente non riesce a liberarsi (per un approfondimento di questo aspetto si rinvia a&nbsp;<a href=\"https:\/\/laricerca.loescher.it\/le-parole-e-i-dati-che-ci-servono-per-cambiare-la-scuola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">questo articolo<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cominciamo con il chiarire il senso della valutazione a scuola, provando a leggere le norme in relazione al dettato costituzionale e sempre tenendo a mente il secondo comma dell\u2019articolo 3, secondo cui \u00ab\u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u00bb.<br>La valutazione, si legge nel \u201cRegolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni\u201d (DPR 122\/2009), \u00ab\u00e8 espressione dell\u2019autonomia professionale propria della funzione docente, nella sua dimensione sia individuale che collegiale, nonch\u00e9 dell\u2019autonomia didattica delle istituzioni scolastiche\u00bb \u2013 \u00e8 evidente il richiamo all\u2019articolo 3 della Costituzione e alle riforme Bassanini \u2013 ed \u00e8 presentata come un diritto di ogni alunno:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Ogni alunno ha diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, secondo quanto previsto dall\u2019articolo 2, comma 4, terzo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni. 3. La valutazione ha per oggetto il processo di apprendimento, il comportamento e il rendimento scolastico complessivo degli alunni. La valutazione concorre, con la sua finalit\u00e0 anche formativa e attraverso l\u2019individuazione delle potenzialit\u00e0 e delle carenze di ciascun alunno, ai processi di autovalutazione degli alunni medesimi, al miglioramento dei livelli di conoscenza e al successo formativo, anche in coerenza con l\u2019obiettivo dell\u2019apprendimento permanente di cui alla \u00abStrategia di Lisbona nel settore dell\u2019istruzione e della formazione\u00bb, adottata dal Consiglio europeo con raccomandazione del 23 e 24 marzo 2000.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul sito dello stesso Ministero leggiamo che la valutazione \u00abaccompagna i processi di apprendimento e costituisce uno stimolo al miglioramento continuo, in modo da finalizzare i percorsi didattici all\u2019acquisizione di competenze disciplinari, personali e sociali\u00bb. Nella scuola del primo ciclo, come specificato nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell\u2019infanzia e del primo ciclo d\u2019istruzione del 2012, la valutazione \u00abassume una preminente funzione formativa, di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo\u00bb. Si rinvia per un approfondimento a uno dei testi pi\u00f9 alti che siano stati prodotti dal Ministero, le&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.miur.gov.it\/-\/linee-guida-certificazione-delle-competenze\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Linee guida per la certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione<\/a>&nbsp;(D.M. 742\/2017), dove si leggono tra l\u2019altro le seguenti considerazioni:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>La valutazione rappresenta, quindi, una dimensione importante dell\u2019insegnamento perch\u00e9 incide notevolmente sulla formazione della persona, contribuisce a determinare la costruzione dell\u2019identit\u00e0 nei ragazzi, pu\u00f2 far crescere la fiducia in s\u00e9 quale presupposto della realizzazione e della riuscita nella scuola e nella vita. Gestire bene la valutazione \u00e8 fattore di qualit\u00e0 dell\u2019insegnante e della sua stessa azione educativa e didattica. Per fare ci\u00f2 \u00e8 necessario prima di tutto avere presenti le diverse funzioni da assegnare alla valutazione e perseguirle in equilibrio senza sbilanciamenti verso l\u2019una o l\u2019altra.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per gestire bene la valutazione, dunque, si diceva appena cinque anni fa \u2013 coerentemente con una tradizione pedagogica e docimologica che si pu\u00f2 far risalire alle origini della scuola democratica \u2013 \u00e8 necessario avere presenti le diverse funzioni che \u00e8 possibile assegnarle: una cosa \u00e8 la valutazione sommativa, che si concentra sul prodotto finale dell\u2019insegnamento (e che si realizza con gli esami di Stato, che dovrebbero verificare il raggiungimento dei risultati di apprendimento previsti dai diversi profili in uscita), altra \u00e8 la valutazione con funzione formativa, che \u00absi concentra sul processo e raccoglie un ventaglio di informazioni che, offerte all\u2019alunno, contribuiscono a sviluppare in lui un\u2019azione di autoorientamento e di autovalutazione\u00bb e che assume anche una \u00abfunzione proattiva\u00bb, poich\u00e9 \u00abriconosce ed evidenzia i progressi, anche piccoli, compiuti dall\u2019alunno nel suo cammino, gratifica i passi effettuati, cerca di far crescere in lui le \u201cemozioni di riuscita\u201d che rappresentano il presupposto per le azioni successive\u00bb.<br>Ora, visto che la valutazione \u00e8 sempre anche una questione di potere \u2013 siamo sempre di fronte, nei sistemi di istruzione, a qualcuno che esprime una valutazione che incide sulla pelle di qualcun altro, generalmente posto in posizione subalterna \u2013, \u00e8 evidente che la questione della funzione che viene attribuita alla valutazione \u00e8 decisiva per capire il quadro di valori e le finalit\u00e0 ultime che guidano le scelte di chi legifera e di chi governa, e anche, ovviamente, di chi poi applica le norme nella scuola.<br>Stando a quanto letto finora, mi sento di affermare che chi ha legiferato fino a questo momento ha assegnato alla valutazione una funzione prevalentemente formativa, collocandosi opportunamente nell\u2019alveo della tradizione democratica, secondo cui la scuola dovrebbe essere uno strumento di liberazione e di emancipazione per gli individui e di garanzia per la convivenza civile. \u00c8 un argomento che si pu\u00f2 approfondire leggendo il volume&nbsp;<em><a href=\"https:\/\/laricerca.loescher.it\/dieci-libri-italiani-di-didattica-8\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La valutazione che educa<\/a><\/em>&nbsp;di Cristiano Corsini.<br>A questa funzione educativa e liberatoria della valutazione e, in generale, della scuola, si contrappone nettamente una visione autoritaria, selettiva e competitiva dell\u2019istruzione, che ha origini predemocratiche e che, pur non trovando accoglienza nelle norme, \u00e8 ancora radicata nella societ\u00e0 italiana e nelle scuole, al punto che ancora oggi sembra scandaloso parlare di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2022\/11\/28\/scuola-voti-roghi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">scuola senza voto<\/a>, mentre sono socialmente accettate le grottesche e assurde pratiche del voto in pagella come frutto di una media aritmetica o del voto come fine stesso dell\u2019apprendimento.<br>In un certo senso, possiamo dire che il disegno di legge presentato nei giorni scorsi dal ministro dell\u2019istruzione e del merito, in cui si manifesta l\u2019intenzione di revisionare \u00abla disciplina in materia di comportamento delle studentesse e degli studenti\u00bb, fa uscire allo scoperto un\u2019idea di scuola secondo cui la valutazione non sarebbe pi\u00f9 un diritto della persona, e neanche uno dei tanti strumenti di cui dispongono i nuovi cittadini e le nuove cittadine per compiere il loro percorso di sviluppo personale e di emancipazione, ma semplicemente, senza mezzi termini, uno strumento da consegnare nelle mani di quei docenti che \u2013 meno avvezzi o addirittura avversi ai principi della scuola democratica \u2013 sentono il bisogno di \u00abripristinare la cultura del rispetto\u00bb (proprio cos\u00ec), ovvero di disporre di un\u2019arma capace di tenere a bada quei nuovi cittadini e quelle nuove cittadine che con la loro presenza (obbligata) nelle classi sembrano minare la serenit\u00e0 di chi insegna con i loro comportamenti irresponsabili.<br>Ma si legga pure direttamente il testo, al terzo comma dell\u2019articolo 3:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Al fine di ripristinare la cultura del rispetto, di affermare l\u2019autorevolezza dei docenti delle istituzioni scolastiche\u00a0secondarie\u00a0di primo e secondo grado del\u00a0Sistema nazionale di istruzione,\u00a0e di rimettere al centro il principio della responsabilit\u00e0,\u00a0e restituire piena serenit\u00e0 al contesto lavorativo degli insegnanti e del personale scolastico, nonch\u00e9 al percorso formativo degli studenti, con uno o pi\u00f9 regolamenti\u00a0adottati ai sensi\u00a0dell\u2019articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400,\u00a0entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore\u00a0della presente legge,\u00a0si provvede alla revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento\u00a0delle studentesse e\u00a0degli studenti.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta, alla fine, di mettere l\u2019accento sul comportamento di studentesse e studenti come minaccia della serenit\u00e0 del contesto lavorativo degli insegnanti, che devono essere rispettati in virt\u00f9 della loro autorevolezza: un\u2019idea di scuola in cui non stonano predelle e \u201cumiliazioni\u201d (<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2022\/11\/24\/giuseppe-valditara-umiliazione-crescita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>sic<\/em><\/a>), in cui la verticalit\u00e0 dei rapporti e la disparit\u00e0 di valore attribuito alle persone coinvolte sono accentuate, e quindi a sua volta la democraticit\u00e0, ovvero la piena partecipazione come soggetti attivi degli e delle studenti alla messa a punto delle \u201cregole d\u2019ingaggio\u201d, molto compromessa.<br>Un ulteriore ragionamento, a questo proposito, sarebbe opportuno sul fatto che il \u00abvoto di comportamento\u00bb \u2013 questa \u00e8 la denominazione di quello che continuiamo a chiamare voto in condotta \u2013 era stato reintrodotto con intento evidentemente repressivo dalla ministra Gelmini nel 2008, che al tempo rilasci\u00f2 la seguente dichiarazione, mettendo il voto di condotta in relazione con alcuni episodi di bullismo: \u00abSi torna a una scuola del rigore che fa del comportamento un elemento significativo per formare la personalit\u00e0 dei ragazzi\u00bb (<a href=\"https:\/\/www.vita.it\/la-svolta-del-5-in-condotta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>&nbsp;si pu\u00f2 leggere una sintesi dei fatti). Va detto innanzitutto che, al di l\u00e0 del mio giudizio negativo su questa narrazione del declino della scuola e di un pericolo incombente per giustificare pratiche autoritarie, si tratta di uno strumento che davvero mette a repentaglio l\u2019intero impianto del sistema di istruzione come \u00e8 stato disegnato negli ultimi quindici anni, da quando \u2013 anche su iniziativa della stessa ministra Gelmini, ma evidentemente solo per rispondere ai richiami dell\u2019Unione Europea \u2013 si \u00e8 cominciato a definire i risultati di apprendimento in termini di competenze, e si \u00e8 scelto quindi di spingere la scuola verso un insegnamento e una valutazione che integrano quello che una volta si chiamava \u201crendimento\u201d con la \u201ccondotta\u201d, le conoscenze e le capacit\u00e0 con le attitudini e con i comportamenti.<br>Per fare un esempio concreto, l\u2019insegnante di Italiano della scuola secondaria di primo grado oggi dovrebbe far s\u00ec che alla fine del percorso triennale ogni studente abbia acquisito una serie di \u00abtraguardi per lo sviluppo delle competenze\u00bb, che sono prescrittivi e che dovrebbero quindi costituire il principale criterio per la valutazione. Riporto il primo, a titolo di esempio:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>L\u2019allievo interagisce in modo efficace in diverse situazioni comunicative, attraverso modalit\u00e0 dialogiche sempre rispettose delle idee degli altri; con ci\u00f2 matura la consapevolezza che il dialogo, oltre a essere uno strumento comunicativo, ha anche un grande valore civile e lo utilizza per apprendere informazioni ed elaborare opinioni su problemi riguardanti vari ambiti culturali e sociali.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si pu\u00f2 osservare, non \u00e8 possibile separare i contenuti dai comportamenti, le conoscenze dagli atteggiamenti: ogni studente, mess\u0259 in condizione di interagire, dovr\u00e0 mobilitare le sue risorse cognitive durante delle attivit\u00e0 in cui il o la docente sia in grado di valutare anche i comportamenti \u2013 o meglio, di osservare i comportamenti e di raccogliere informazioni utili a comprendere se i livelli raggiunti sono adeguati alle aspettative eccetera. Valutare il comportamento scorporandolo dal processo di apprendimento significa innanzitutto non considerare come tutte e tutti gli attori che partecipano alla scuola, che agiscono nella classe, adulti o meno, sono corresponsabili del clima e dell\u2019atmosfera che vi si respira, della sua cultura, e continuare ad avvalorare pratiche di assegnazione del voto basate di solito esclusivamente su verifiche puntuali delle conoscenze acquisite attraverso test e interrogazioni, nonch\u00e9 sulla rilevazione di comportamenti ritenuti scorretti e quindi da punire. E quindi vanificando gli sforzi di chi sta cercando di applicare quei principi, propugnati dalle diverse linee guida e indicazioni nazionali, che dovrebbero rendere la scuola un ambiente pi\u00f9 sensato, meno arbitrario e, s\u00ec, finalmente democratico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione, \u00e8 fin troppo evidente l\u2019analogia tra questo approccio alla valutazione \u2013 un voto di comportamento usato per aumentare il potere di chi insegna su chi apprende \u2013 e il concetto di buona condotta, usato in ambito carcerario per definire il comportamento corretto del detenuto o della detenuta durante l\u2019esecuzione della pena. D\u2019altronde, se la scuola \u00e8 un carcere, \u00e8 opportuno che le guardie siano dotate dell\u2019occorrente per evitare insubordinamento, evasioni o sommosse, ed \u00e8 proprio in questo contesto che trova una buona giustificazione il ricorso al voto-manganello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripropongo una riflessione sul &#8220;voto-manganello&#8221; uscita sulla rivista \u00abLa ricerca\u00bb il 21 settembre scorso. 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