{"id":1124,"date":"2023-08-28T10:39:35","date_gmt":"2023-08-28T08:39:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=1124"},"modified":"2023-08-28T10:50:15","modified_gmt":"2023-08-28T08:50:15","slug":"la-lettura-ad-alta-voce-a-scuola-sei-giustificazioni-per-non-farla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/la-lettura-ad-alta-voce-a-scuola-sei-giustificazioni-per-non-farla\/","title":{"rendered":"La lettura ad alta voce a scuola (sei giustificazioni per non farla)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi \u00e8 capitato di sostenere pubblicamente \u2013 e perfino di scriverlo  \u2013 che la didattica della letteratura inizia con la lettura ad alta voce di storie praticata durante l&#8217;infanzia. Ho scritto manuali sull&#8217;argomento, ho partecipato a corsi di formazione interamente dedicati alla pratica della lettura ad alta voce nei servizi educativi e nelle scuole. Mai una protesta, mai un&#8217;obiezione di rilievo contro questo metodo: solo alcune osservazioni puntuali, giusto per notare che ci sono delle difficolt\u00e0 apparentemente trascurabili che potrebbero impedirne l&#8217;uso intensivo. Per esempio: &#8220;non c&#8217;\u00e8 tempo, devo finire il programma&#8221;, &#8220;non abbiamo libri a scuola&#8221;, &#8220;non stanno mai fermi&#8221;, oppure, ancora pi\u00f9 diffuso, &#8220;e se si muovono cosa devo fare?&#8221;. Per fornire argomenti pi\u00f9 solidi a chi ritiene che la lettura ad alta voce NON VADA PRATICATA A SCUOLA se non sporadicamente, come riempitivo o come momento di distrazione dai pi\u00f9 seri impegni scolastici, ho scritto alcune note che riporto di seguito, sperando di essere utile a individuare giustificazioni valide.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><em><strong>A quell\u2019et\u00e0 non possono capire<\/strong><\/em><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I bambini e le bambine, come poi pi\u00f9 avanti i ragazzi e le ragazze, non sono abbastanza colti da poter capire <em>direttamente <\/em>quanto leggono. C\u2019\u00e8 bisogno della mediazione di un adulto di riferimento, che deve assumersi il compito di guidare le interpretazioni e di difendere cos\u00ec le deboli menti di coloro che \u2013 essendo culturalmente indifesi \u2013 possono lasciarsi fuorviare dalla lettura di storie romanzesche. L\u2019accesso ai romanzi, ai racconti e, in generale, alle opere della letteratura, dovrebbe essere riservato a coloro che sono in grado di difendersi dal potere manipolatorio e trasformatore delle storie ben raccontate, le quali, passando attraverso la porta del piacere, eludono il controllo della ragione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come scrive gi\u00e0 nel 1582 Carlo Borromeo, i \u00abdigiuni di latino\u00bb hanno bisogno di protezione, poich\u00e9 una volta esposti all\u2019influsso dei libri potrebbero \u00abfacilmente implicarsi in vari errori\u00bb (citato in Siti, 2001, p. 129): meglio evitare che ignoranti di ogni et\u00e0 e classe sociale entrino il contatto con dei dispositivi in grado di eludere il controllo sociale attraverso l\u2019ascolto di libri che \u2013 grazie alla pratica della lettura ad alta voce condivisa \u2013 possono essere compresi anche quando non si \u00e8 pronti a gestirne le conseguenze etiche e cognitive. Se la condivisione di storie deve somigliare a un gioco o all\u2019ascolto di una canzone, allora tanto vale non creare confusione e scegliere pratiche didattiche pi\u00f9 consone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>2. Devono imparare a studiare<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quante volte abbiamo sentito dire, specialmente nei contesti universitari, che la scuola non prepara in modo adeguato i giovani, i quali non saprebbero leggere e scrivere in modo sufficientemente corretto e, soprattutto, non sarebbero abbastanza abituati allo studio, ovvero alla lettura approfondita finalizzata all\u2019acquisizione e all\u2019elaborazione critica di informazioni e concetti selezionati da chi insegna.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante, come scriveva il poeta e docente universitario Edoardo Sanguineti (1997), \u00abla grande, tenace e vittoriosa raccomandazione della scuola italiana\u00bb sia da sempre \u00absiamo qui per studiare mica per leggere\u00bb \u2013 \u00abdue cose radicalmente eterogenee e incompatibili, pare, e l\u2019una nuoce sommamente all\u2019altra\u00bb \u2013, sembra che il numero di ore dedicate allo studio individuale non sia ancora sufficiente, e che debba essere incrementato o almeno reso pi\u00f9 efficace. Non \u00e8 dunque il caso di dedicare ulteriore tempo a un\u2019attivit\u00e0 che espone ogni studente a dei testi andando a migliorare le capacit\u00e0 cognitive di base e i livelli di comprensione in modo implicito, favorendo in questo modo l\u2019apprendimento non dichiarativo. La lettura ad alta voce, esattamente come l\u2019apprendistato, lo stage e tutte le varie forme di apprendimento da esperienza, pu\u00f2 sottrarre del tempo prezioso al pur necessario allenamento allo studio, sottraendo gli studenti al controllo che \u00e8 invece possibile effettuare grazie al sempre valido sistema della lezione, accompagnata dall\u2019assegnazione delle pagine da studiare e dalle successive verifiche scritte o interrogazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>3. Prenditi cura della loro mente<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La natura della voce \u2013 ha scritto Corrado Bologna (2022, p. 35) \u2013 \u00ab\u00e8 essenzialmente fisica, corporea; ha relazione con la vita e con la morte, con il respiro e con il suono; \u00e8 emanata dagli stessi organi che presiedono all\u2019alimentazione e alla sopravvivenza\u00bb. La lettura in comune di storie pronunciate ad alta voce ed ascoltate \u2013 con le parole che vengono <em>bevute<\/em> dalle orecchie, passando attraverso l\u2019aria da un corpo a un altro \u2013 tende a confondere e mescolare funzioni che attribuiamo all\u2019intelletto, come il comprendere e il pensare, con funzioni tipicamente corporali, come il respiro e la digestione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo sicuri che non sia preferibile tenere separate queste funzioni, concentrandoci, almeno a scuola, sullo mente e sull\u2019intelletto, come abbiamo imparato da tutta la tradizione della filosofia metafisica? Come si legge nel fondamentale studio sulla <em>Filosofia dell\u2019espressione vocale <\/em>di Adriana Cavarero (2003), il processo di devocalizzazione del <em>logos<\/em> trova una delle sue massime espressioni nel pensiero platonico:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Mentre prima il pensiero era un co-prodotto delle funzioni vitali della respirazione e dell\u2019alimentazione, esso viene ora per primo e non \u00e8 prodotto dal corpo. Per dirla con Platone, sta nel cervello \u2013 nel midollo dell&#8217;encefalo \u2013 ma non \u00e8 un <em>effetto<\/em> del cervello, perch\u00e9 la materia grigia non \u00e8 affatto la sua <em>causa<\/em>. Spostandosi dai polmoni alla testa, il pensare, ossia l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019anima noetica, si autonomizza da ogni causa corporea e guadagna il suo statuto metafisico.&nbsp;<br>In tutta coerenza con la liquidazione della <em>phon\u00e8<\/em>, ridotta a un ruolo ancillare, sostanzialmente superfluo e in ogni caso inadeguato rispetto al regime della verit\u00e0, questo statuto metafisico del pensiero \u00e8 appunto quello che caratterizza il pensiero stesso come attivit\u00e0 insonora (ivi, p. 77).<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lettura ad alta voce, in quanto pratica vocale, \u00e8 corporea e corporale, e richiede infatti, per essere realizzata, una certa confidenza con la propria e altrui fisicit\u00e0, con la propria respirazione e con il fiato \u2013 pi\u00f9 o meno odoroso \u2013 di chi sta ascoltando, e proprio mentre sta facendo i conti con il dispositivo testuale e con il senso della storia narrata \u00e8 esposto al contatto con quel suono specifico, poi con gli sguardi, la prossemica, la mimica, e i colpi di tosse, i sospiri e tutti quegli elementi di disturbo che distraggono dall\u2019autentico scopo dell\u2019istruzione: il rendimento scolastico misurato con il voto (per un approccio critico al problema si rinvia a Corsini, 2023).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordiamoci inoltre che fin dall\u2019antichit\u00e0 la potenza sonora della parola \u00e8 affidata alla voce femminile \u2013 della Musa o delle Sirene, \u2013 in quanto fonte primaria di ogni godimento, poich\u00e9, si legge ancora in Cavarero (2003, p. 118), \u00abCome succede per ogni essere umano che un giorno \u00e8 venuto al mondo, la prima voce \u00e8 una voce di donna\u00bb. E non deve forse l\u2019essere umano, grazie al processo di civilizzazione e, anche, affinch\u00e9 quel processo possa avvenire, rinunciare a quel godimento primigenio e primordiale, e trascorrere dai piaceri del canto \u2013 tradizionalmente femminile e asemantico \u2013 ad attivit\u00e0 pi\u00f9 razionali come la narrazione e il ragionamento? La scrittura e lettura individuale, soprattutto se praticate con le mani e gli occhi sulla pagina, possono garantire un maggiore distacco tra mente e corpo, e facilitare quella cura della mente che sempre pi\u00f9 sembra necessaria ad assicurare il controllo della ragione sulla vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>4. I classici non possono essere sostituiti da libri per ragazzi o riscritture<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lettura ad alta voce condivisa, si legge nella manualistica pi\u00f9 aggiornata, deve favorire l\u2019esposizione a storie che possano attingere al sostrato esperienziale di chi ascolta, sollecitando la memoria a lungo termine del soggetto e mettendo in moto il suo processo immaginativo (Giusti, 2020). I libri scelti per la lettura dovrebbero essere connessi all\u2019esperienza della comunit\u00e0 delle ascoltatrici e degli ascoltatori, e dovrebbero inoltre rispondere al criterio della bibliovariet\u00e0 o bibliodiversit\u00e0 (Batini e Giusti, a cura di, 2022, pp. 99-103 e 55-62).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei consigli contenuti nel manuale intitolato <em>Strategie e tecniche per leggere ad alta voce a scuola<\/em>, frutto di una ricerca condotta sul campo e indagando la letteratura internazionale, recita cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>La selezione dei testi dev\u2019essere adeguata al livello di comprensione degli alunni, naturalmente, ma dev\u2019essere sempre anche un passo avanti, in modo da rappresentare una sfida. Vai alla ricerca di voci, esperienze, generi e forme sempre le pi\u00f9 varie possibile (ivi, p. 25).<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quali potrebbero essere le conseguenze di un simile atteggiamento sul canone delle letture scolastiche, e quanto spazio rimarrebbe, dunque, per lo studio dei classici della letteratura e del pensiero che ogni adulto colto ha immagazzinato nella memoria? E in una scuola povera di mezzi, possiamo davvero permetterci di acquistare romanzi per ragazzi o per giovani adulti, albi illustrati e graphic novel, come richiesto da questo tipo di approccio didattico? E che fine far\u00e0 il libro di testo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come ha scritto Antonio Faeti (2001, p. 112), l\u2019esito attuale del complesso rapporto con la lettura, che vede l\u2019Italia ultima o quasi tra i paesi industrializzati dell\u2019Occidente, \u00ab\u00e8 stato conseguito soprattutto dalla scuola, secondo una secolare strategia che trova il proprio fondamento pi\u00f9 efficace nel piacere del testo, in una opposizione profonda, radicata, ma strategicamente mutevole, contro chi offriva quanto la scuola non intendeva far entrare nelle proprie aule\u00bb. Siamo sicuri di voler cambiare strada? E se perdessimo davvero il controllo, non saremmo poi costretti ad ammettere che perfino docenti e studenti hanno voce in capitolo e possono, con i loro corpi, manifestare gusti e preferenze, portare in classe la loro cultura e creare, infine, una nuova cultura democratica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>5. Impedirai loro di diventare persone autonome<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per sviluppare una piena padronanza della lettura e poter godere in autonomia di un romanzo o di un saggio di media difficolt\u00e0, un essere umano ha bisogno di un lungo processo di addestramento, che solitamente non pu\u00f2 iniziare prima dei cinque, sei anni di et\u00e0 e si protrae per un numero di anni che pu\u00f2 variare da cinque a otto e che sarebbe preferibile non interrompere mai. Al contrario dell\u2019apprendimento della lingua materna, che viene acquisita attraverso l\u2019esperienza, per imitazione, senza che la persona abbia la percezione di subire una trasformazione profonda, l\u2019apprendimento della lettura \u00e8 un processo faticoso e impegnativo, che tradizionalmente \u00e8 stato accompagnato da punizioni corporali, coercizioni di vario tipo e, quando \u00e8 il caso, premi adeguati al merito dell\u2019apprendente. Leggere ad alta voce a bambine e bambini pre-alfabeti, che ancora sono immersi nella lingua d\u2019origine e sono in grado di attribuire un significato alle frasi semplicemente immergendosi nella storia ascoltata e cooperando alla costruzione del mondo narrato, \u00e8 un\u2019opera meritoria, che facilita la successiva acquisizione della capacit\u00e0 di lettura e crea una certa familiarit\u00e0 con il libro e con la parola scritta. Ma che fare poi, quando viene il momento di faticare sulla pagina per anni e anni, e la lettura ad alta voce potrebbe \u2013 al pari di un videogioco \u2013 rappresentare una fonte di distrazione e di divertimento? Come le riscritture dei classici realizzate per la letteratura per l\u2019infanzia (Cantatore, 2019), la lettura ad alta voce non dovrebbe essere considerata una forma deteriore di letteratura, tesa a favorire il mero consumo di opere, a tutto vantaggio del mercato editoriale e con il rischio di mantenere bambine e bambini in uno stato di minorit\u00e0?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>6. Se leggi per gli altri, perderai la tua credibilit\u00e0 e autorevolezza di docente<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invitato dalla rivista \u00abPedagogia pi\u00f9 didattica\u00bb a riflettere sulla formazione dei docenti di scuola secondaria, Massimo Baldacci (2022) ha messo in evidenza la necessit\u00e0 di definire preliminarmente quale idea di insegnante debba essere assunta come riferimento, su cui far convergere i vari aspetti del percorso formativo, un \u00abprincipio-guida\u00bb capace di orientare le scelte politiche e culturali di fondo. In pedagogia \u2013 si legge nell\u2019editoriale \u2013 sono state proposte varie soluzioni per caratterizzare l\u2019immagine del docente, spesso attraverso metafore (ivi, p. 2):&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>l\u2019<em>insegnante come artista<\/em>, che sottolinea il ruolo dell\u2019intuizione e della creativit\u00e0 nel lavoro in classe; l\u2019<em>insegnante come ingegnere<\/em>, che enfatizza l\u2019esigenza di una pianificazione didattica tecnicamente adeguata; l\u2019<em>insegnante come ricercatore<\/em> (di matrice deweyana), che evidenzia la capacit\u00e0 di far fronte in modo riflessivo ai problemi della pratica didattica; l\u2019<em>insegnante come intellettuale<\/em> (di estrazione gramsciana), che mette in primo piano il ruolo della consapevolezza storico-culturale della problematica formativa e la figura del docente come dirigente del processo formativo. E altre.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E che insegnante sono io? Con quale di queste metafore posso o vorrei riconoscermi? E chi \u00e8 l\u2019insegnante che legge ad alta voce? Dovendo scegliere tra una delle metafore elencate, sarei orientato verso l\u2019insegnante come ricercatore e ricercatrice, \u00abaperto alla sperimentazione di ipotesi rispetto ai problemi della pratica didattica\u00bb e pronto a \u00abimparare ad apprendere in modo intelligente dalla propria esperienza\u00bb (ivi, p. 3), come auspicato dall\u2019applicazione pi\u00f9 rigorosa della metodologia della letteratura ad alta voce condivisa (Batini, a cura di, 2022), che si basa appunto sulla formulazione dell\u2019ipotesi \u2013 derivata dalla letteratura scientifica basata sull\u2019evidenza \u2013 che l\u2019esposizione intensiva e prolungata alla lettura ad alta voce di storie produca determinati effetti sugli apprendimenti, e quindi sull\u2019adozione da parte di chi insegna di procedure, tecniche e strumenti su cui svolgere un periodo di formazione e poi da provare direttamente in classe (Batini, a cura di, 2021). Completa il ciclo la riflessione sull\u2019esperienza, condotta con il supporto di un diario di bordo e poi condivisa con colleghe, colleghi e consulenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, leggere per gli altri \u00e8 anche una pratica di cura, che per alcuni aspetti ha a che fare con la cultura del dono e \u2013 soprattutto se si pensa che trova la sua massima espressione nei servizi educativi per l\u2019infanzia, o, anche, in ospedali e altri contesti di cura \u2013 con il servizio alla persona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla metafora dell\u2019insegnante come addetto o addetta alla cura e al servizio ricorre ampiamente bell books (2022) nel suo <em>Insegnare comunit\u00e0<\/em>, dove si legge che insegnare, nella sua massima espressione \u00ab\u00e8 un lavoro di cura\u00bb (ivi, p. 122), ma dato che \u00abnella nostra societ\u00e0 i lavori di cura sono fortemente svalutati, \u00abNon c\u2019\u00e8 da stupirsi, quindi, che chi insegna, specialmente nelle istituzioni pi\u00f9 prestigiose, rifugga la nozione di servizio come dimensione vitale del lavoro con gli studenti, dentro e fuori dalla classe\u00bb (ibidem).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cercare e scegliere dei libri adatti a ogni studente e alla comunit\u00e0 della classe, leggerlo con attenzione e annotarlo come se fosse un copione, e poi creare le condizioni migliori affinch\u00e9 ogni studente ascolti, guardare e ascoltare con attenzione ogni minima reazione, in modo da usare ogni strategia e tecnica possibile per migliorare la comprensione e garantire una piacevole sessione di lettura, e poi cambiare libro, ascoltare le richieste, reagire alle domande: ogni azione rimanda all\u2019idea che in effetti leggere per gli altri sia un lavoro di cura ancor prima che una ricerca, e che poco abbia da spartire con il ruolo dell\u2019artista, dell\u2019ingegnere o dell\u2019intellettuale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siete sicuri di voler affrontare questo cambiamento, e di mettervi davvero al servizio degli e delle studenti? Prima di fare il grande passo, pu\u00f2 essere utile rileggere questa pagina di bell hooks (ed \u00e8 bene tenere a mente che \u00e8 difficile tornare indietro):<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Gli insegnanti che si pongono al servizio degli studenti e se ne prendono cura di solito sono in aperto contrasto con gli ambienti in cui insegnano. Il pi\u00f9 delle volte, ci troviamo a lavorare nell\u2019ambito di istituzioni in cui la conoscenza \u00e8 strutturata per rafforzare la cultura dominante. Il servizio si rivela vitale, dunque, come forma di resistenza politica, perch\u00e9 \u00e8 una pratica del dare scollegata dall\u2019idea di una ricompensa. La soddisfazione sta nell\u2019atto di donarsi, di creare un contesto nel quale gli studenti possano imparare liberamente. Quando noi insegnanti ci impegniamo a servire, diventiamo capaci di resistere alla tentazione di prendere parte a quelle forme di controllo che rafforzano il dominio autocratico. L\u2019insegnante capace di servire afferma senza sosta, con la pratica, che educare gli studenti \u00e8 davvero ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, non l\u2019autoesaltazione o l\u2019affermazione del proprio potere personale. La pedagogia convenzionale spesso crea un contesto in cui chi studia si trova in classe per servire la volont\u00e0 di chi insegna e soddisfarne i bisogni \u2013 che si tratti del bisogno di una platea, di nutrire il proprio lavoro sfruttando le idee innovative degli studenti o di affermare su di essi il proprio dominio, come se fossero semplici subordinati. Insegnare con sollecitudine significa, al contrario, sforzarsi di sfidare e riformare questa tradizione di abuso, e impegnarsi nel servizio aiuta chi insegna a sentirsi responsabile di portare contenuti etici in classe. Cura e servizio interferiscono con la gestione aziendale della classe. Tali atti di cura intenzionali trasmettono agli studenti l\u2019idea fondamentale che lo scopo dell\u2019istruzione non \u00e8 dominarli o prepararli a diventare dominatori, ma piuttosto creare le condizioni per la libert\u00e0. Educatrici e educatori premurosi aprono le menti di chi studia, consentendogli di abbracciare un mondo di conoscenza costantemente soggetto a cambiamenti e nuove sfide. (Ivi, pp. 128-129).<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Baldacci. M. (2022), \u201cUn principio-guida per la formazione dei docenti\u201d, in <em>Pedagogia pi\u00f9 <\/em>Didattica, 8(2), pp. 1-3.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Batini, F., a cura di (2022),<em> Il futuro della lettura ad alta voce. Alcuni risultati della ricerca educativa internazionale<\/em>, Milano, Franco Angeli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Batini, F., a cura di (2023), <em>La lettura ad alta voce condivisa. Un metodo in direzione dell\u2019equit\u00e0<\/em>, Il Mulino, Bologna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Batini, F., Giusti, S. a cura di (2022), <em>Strategie e tecniche per leggere ad alta voce a scuola. 16 suggerimenti per insegnanti del primo e del secondo ciclo<\/em>, Franco Angeli, Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cantatore, L. (2019), \u201cLe riscritture dei classici nella letteratura per l\u2019infanzia\u201d, in <em>Letteratura per l\u2019infanzia. Forme, temi e simboli del contemporaneo<\/em>, a c. di S. Barsotti e L. Cantatore, Carocci, Roma, pp. 247-265.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cavarero, A. (2003), <em>A pi\u00f9 voci. Filosofia dell\u2019espressione vocale<\/em>, Feltrinelli, Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Corsini, C. (2023), <em>La valutazione che educa. Liberare insegnamento e apprendimento dalla tirannia del voto<\/em>, Franco Angeli, Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Faeti, A. (2001), \u201cUn tenebroso affare. Scuola e romanzo in Italia\u201d, in <em>Il romanzo. La cultura del romanzo<\/em>, a cura di F. Moretti, Einaudi, Torino, pp. 107-128.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giusti, S. (2020), \u201cL\u2019esperienza dei mondi narrati\u201d, in <em>Le parole e le storie. Lessico e lettura<\/em>, a cura di F. Batini, Giunti Scuola, Firenze, pp. 51-68.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">hooks b. (2022), <em>Insegnare comunit\u00e0. Una pedagogia della speranza<\/em>, trad. it. di feminoska, Meltemi, Milano&nbsp; (tit. or. Teaching Community: A Pedagogy of Hope, Routledge, New York, 2003).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sanguineti, E. (1997), \u201cCi sono altri modi per insegnare letteratura che non siano il manuale di storia letteraria e l\u2019antologia?\u201d, in <em>Il testo fa scuola. Libri di testo, linguaggi ed educazione linguistica<\/em>, a cura di R. Cal\u00f2, S. Ferreri, La Nuova Italia, Firenze, pp. 33-40.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siti, W. (2001), \u201cIl romanzo sotto accusa\u201d, in <em>Il romanzo. La cultura del romanzo<\/em>, a cura di F. 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