{"id":1053,"date":"2022-11-14T21:52:09","date_gmt":"2022-11-14T20:52:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/?p=1053"},"modified":"2022-11-14T21:52:14","modified_gmt":"2022-11-14T20:52:14","slug":"il-passero-coraggioso-di-vanessa-roghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/il-passero-coraggioso-di-vanessa-roghi\/","title":{"rendered":"Il &#8220;passero coraggioso&#8221; di Vanessa Roghi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il libro di Roghi, ultimo di una trilogia dedicata al cammino della scuola democratica in Italia (per cui rinvio alle recensioni uscite su questa stessa testata,\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/laricerca.loescher.it\/una-storia-del-tempo-presente-la-lettera-sovversiva\/\" target=\"_blank\">La lettera sovversiva di don Milani<\/a>\u00a0e\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/laricerca.loescher.it\/finalmente-il-futuro\/\" target=\"_blank\">Finalmente il futuro<\/a>), affronta in modo diretto, dal punto di vista storiografico, il problema della didattica democratica in Italia.<br>Muovendo dalla premessa che la storia della scuola, \u00ablungi dall\u2019essere soltanto una storia politica, legislativa, o una storia culturale, \u00e8 anche, e soprattutto, la storia di quello che avviene in classe\u00bb (p. xiv), l\u2019autrice si propone di ricostruire il cammino intrapreso nell\u2019immediato dopoguerra da un gruppo di maestre e di maestri che presto si sarebbero riconosciuti nel Movimento di Cooperazione Educativa, e che, nell\u2019arco di alcuni decenni, avrebbero contribuito al cambiamento della scuola a partire dalla prassi didattica, ovvero dall\u2019applicazione, in classe, di tecniche didattiche coerenti con teorie pedagogiche e modelli didattici sviluppati e discussi \u2013 almeno in una prima fase \u2013 con alcuni tra i pi\u00f9 illustri intellettuali della loro epoca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conoscere la storia delle trasformazioni avvenute dentro la scuola e delle idee che le hanno messe in moto \u2013 e poi di quelle che sono nate come reazione a quei cambiamenti \u2013 fornisce un contributo fondamentale, oggi, per chi voglia praticare la scuola democratica e per chi intenda parlarne in modo fondato, senza lasciarsi attrarre dalle sirene dei luoghi comuni sul declino, sul \u201cdonmilanismo\u201d e sull\u2019impossibilit\u00e0 di attuare qualsiasi riforma nelle classi e negli istituti scolastici, prima ancora che nel sistema dell\u2019istruzione.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Questa \u2013 si legge a pagina xxi dell\u2019<em>Introduzione<\/em>\u00a0\u2013 \u00e8 la storia del tentativo di rendere concreto un principio astratto come quello dell\u2019uguaglianza, la storia di chi, dentro le aule scolastiche, ha cercato di rimuovere gli ostacoli, di inventare una pratica trasformando l\u2019ideologia democratica in pratica democratica.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso di Mario Lodi, di cui ricorre il centenario della nascita, \u00e8 l\u2019occasione non tanto per studiare un esempio eccezionale, dai tratti unici e non replicabili perch\u00e9 strettamente correlati alla biografia e alla personalit\u00e0 del maestro, quanto semmai per evidenziare come, in un\u2019epoca pionieristica, quando le norme e il contesto politico e culturale erano ancor meno favorevoli, sia stato possibile praticare collettivamente, da parte di un grande numero di docenti, strategie e tecniche didattiche laboratoriali come il testo libero, la scrittura collettiva, la corrispondenza interscolastica, il giornale scolastico, il \u201clibro di vita\u201d \u2013 una raccolta degli scritti della classe, a documentazione dell\u2019attivit\u00e0 svolta \u2013 e la libera espressione, che consiste nel drammatizzare, giocare a creare situazioni, a cambiare posizioni e ruoli, moltiplicare le rappresentazioni, sperimentarsi in personaggi diversi. Sono pratiche variamente documentate, che testimoniano che ci\u00f2 che \u00e8 stato autorevolmente sostenuto in sede scientifica sul valore educativo dell\u2019esperienza e della cooperazione ha conosciuto una grande variet\u00e0 di applicazioni pratiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come affermato ancora da Roghi, sulla scorta degli studi su Franco Basaglia di John Foot, ragionare sui cambiamenti effettivamente realizzati in passato all\u2019interno delle istituzioni \u00e8 fondamentale per capire che quelle trasformazioni sono possibili solo attraverso iniziative collettive (\u00abnessun carisma individuale o spinta ideologica, seppur potente, \u00e8 sufficiente a cambiare le istituzioni nella loro sostanza oltrech\u00e9 nella loro forma\u00bb), e che una volta che un\u2019istituzione \u00e8 stata trasformata, anche in profondit\u00e0, come \u00e8 stato il caso della chiusura dei manicomi, non \u00e8 detto che non si possa tornare indietro, ma quel che conta \u00e8 sapere che \u00e8 stato gi\u00e0 fatto e che quindi, \u00abfarlo, sar\u00e0 possibile ancora una volta, di nuovo, sempre\u00bb (p. xxii).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La presa di parola, l\u2019ascolto, la socialit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dell\u2019esperienza di Mario Lodi, ricostruita puntualmente da Roghi in tutta la sua complessit\u00e0, tenendo conto della fitta rete di connessioni con altri esponenti del MCE, con il contesto politico nazionale e locale e con le teorie pedagogiche novecentesche, \u00e8 utile ritenere almeno alcuni aspetti fondamentali, che mettono in luce la straordinaria coerenza tra teoria e prassi, tra una concezione democratica e ugualitaria della vita scolastica e uno stile di vita altrettanto democratico e ugualitario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Innanzitutto, all\u2019inizio del percorso si colloca la lezione di Mario Bosio, che dando importanza alla\u00a0\u201csoggettivit\u00e0 proletaria\u201d per la ricostruzione della storia delle classi popolari indicava a un\u2019intera generazione la strada da percorrere per allargare la partecipazione democratica alla cultura nazionale, e poi di Danilo Dolci, di Rocco Scotellaro e di tutti quegli intellettuali che, all\u2019inizio degli anni Cinquanta, si impegnano in una lettura originale della realt\u00e0 del loro tempo ricorrendo allo strumento dell\u2019inchiesta. \u00abNon dare la voce\u00bb, precisa Roghi, fedele interprete del pensiero di Bosio e anche di Lodi, ma \u00abraccogliere la voce\u00bb di coloro che finora sono stati esclusi dal dibattito culturale: i contadini del sud, certo, le prostitute, i minatori della Maremma e le maestre.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Lodi \u2013 si legge a pagina 63 \u2013 compie il gesto pi\u00f9 radicale quando, sollecitato dalla riflessione del MCE, applica questo metodo all\u2019infanzia. Il racconto dell\u2019esperienza in classe cos\u00ec non ha finalit\u00e0 solo didattiche, ma progressive.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un libro come&nbsp;<em>C\u2019\u00e8 speranza se questo accade al Vho<\/em>&nbsp;(1963), quindi, non solo offre una narrazione puntuale di tecniche didattiche e di esperienze di apprendimento che possono essere cos\u00ec diffuse a livello nazionale, ma \u00e8 anche \u2013 secondo la definizione di \u00abfolklore progressivo\u00bb elaborata da Ernesto De Martino nel 1951 \u2013 uno strumento di \u00abavanzamento culturale effettivo delle masse popolari\u00bb, che pu\u00f2 contribuire, raccogliendo la voce dei bambini, alla nascita di una \u00abcultura popolare progressivamente orientata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlare di centralit\u00e0 del fanciullo significa, dunque, partire dall\u2019ascolto e \u2013 come messo bene in evidenza da Bruno Ciari all\u2019inizio delle&nbsp;<em>Nuove tecniche didattiche&nbsp;<\/em>(1961) \u2013 accogliere la cultura e la lingua di ogni alunna e alunno, senza dimenticare che non si tratta di espedienti per preparare il terreno alla scolarizzazione o alla successiva acculturazione, ma di creare le condizioni affinch\u00e9, attraverso la socializzazione e il confronto critico con l\u2019ambiente, un gruppo di persone casualmente riunite in un\u2019aula diventi una comunit\u00e0 capace di cooperare per affrontare problemi comuni e di contribuire attivamente e concretamente allo sviluppo culturale con le proprie idee, con le proprie soluzioni e con le proprie visioni del mondo, che finalmente possono essere espresse indipendentemente dall\u2019et\u00e0, dalla classe sociale e dalla provenienza geografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La rottura tra didattica e politica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei meriti pi\u00f9 evidenti che si possono ascrivere alla ricostruzione di Roghi consiste, a mio avviso, nell\u2019aver fornito un\u2019interpretazione plausibile alla messa in discussione, nel dibattito pubblico e anche all\u2019interno dello stesso Movimento di Cooperazione Educativa, dell\u2019approccio didattico al problema della democraticit\u00e0 della scuola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le tecniche didattiche, fin qui ritenute un elemento necessario alla trasformazione rivoluzionaria della vita scolastica, a partire dal Sessantotto vengono percepite dalle nuove generazioni di insegnanti di area comunista come un residuo del riformismo, e pertanto respinte in nome di una pi\u00f9 radicale opera di abbattimento delle strutture, da realizzare agendo non pi\u00f9 al livello della classe, con il lavoro cooperativo, ma a un livello pi\u00f9 alto. Un livello inevitabilmente distante da quelle bambine e quei bambini, ragazze e ragazzi, che ancora negli anni Settanta sono al centro dell\u2019interesse del lavoro di Gianni Rodari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Grazie al lavoro di Roghi possiamo oggi considerare quest\u2019ultimo il pi\u00f9 fedele continuatore del pensiero e dell\u2019opera di Bruno Ciari, che muore gi\u00e0 nel 1970, e dello stesso Lodi, che trova in Rodari un fiancheggiatore e promotore instancabile, ma anche un interprete e critico acutissimo: nella&nbsp;<em>Grammatica della fantasia&nbsp;<\/em>(1973) Rodari promuove i testi prodotti dai bambini alla dignit\u00e0 di opere, da sottoporre a un\u2019analisi semiologica e a un\u2019interpretazione psicanalitica. Cos\u00ec facendo mostra a chi insegna la possibilit\u00e0 di arrivare a un\u2019adeguata conoscenza della cultura e dei processi cognitivi di chi apprende.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma sono proposte destinate a non fare breccia tra la massa degli insegnanti, e neanche tra gli intellettuali dell\u2019epoca, che preferiscono mettere da parte la riflessione sul lavoro in classe e la ricerca didattica \u2013 un fenomeno che Roghi fa risalire, all\u2019interno del MCE, gi\u00e0 al 1966 \u2013 per concentrarsi sulla ricerca di senso e sul ruolo dell\u2019insegnamento e della scuola in un momento di crisi che coinvolge soprattutto la cosiddetta scuola tradizionale, fondamentalmente autoritaria e antidemocratica, ma che finisce per travolgere coloro che fin dal primo dopoguerra avevano cercato di praticare la democrazia a scuola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lotta contro quella che viene definita la \u201cscuola prigione\u201d, un\u2019istituzione totale considerata irriformabile e quindi da abbattere, non contempla la possibilit\u00e0 di trasformare il rapporto tra insegnanti e studenti attraverso la didattica e mettendo in relazione la scuola e il mondo, come proposto e praticato dall\u2019inesauribile Lodi per tutta la sua esistenza. Accusato di collateralismo al sistema, il riformismo di Lodi \u2013 secondo una dinamica che, spiega Roghi, \u00e8 ancora oggi ben presente nel discorso pubblico sulla scuola \u2013 finisce per saldare antiche diffidenze di stampo idealistico con la vulgata marxista, e per oscurare il lavoro didattico di Lodi, pur esaltandone le straordinarie qualit\u00e0 personali di scrittore e di insegnante. A poco valgono i ripetuti richiami di Lodi alla centralit\u00e0 delle tecniche e alla condivisione delle esperienze: pur aumentando il numero degli iscritti al Movimento di Cooperazione Educativa, e proprio nel momento in cui prende forma il dibattito sull\u2019educazione linguistica democratica, si legge nel&nbsp;<em>Passero coraggioso<\/em>,<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>la questione del lavoro cooperativo, della riproducibilit\u00e0 dell\u2019esperienza, delle tecniche, insomma, diventa sempre meno importante nelle discussioni fra insegnanti, in favore di una discussione politica pi\u00f9 generale.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Convinto fautore di una scuola nuova, da rinnovare attraverso l\u2019azione didattica, Lodi \u2013 e con lui una generazione di insegnanti \u2013 si trova in minoranza rispetto a chi si \u00e8 impegna con analoga convinzione nella chiacchiera pedagogica o antipedagogica, preferendo all\u2019azione qui e ora la ricerca delle parole giuste per parlare di scuola o per annunciarne l\u2019imminente palingenesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[Riproduco qui una parte di una recensione uscita sulla rivista online \u00abLa ricerca\u00bb il 10 novembre 2022 con il titolo <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/laricerca.loescher.it\/dieci-libri-italiani-di-didattica-7\/\" target=\"_blank\">Dieci libri italiani di didattica #7<\/a>].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il libro di Roghi, ultimo di una trilogia dedicata al cammino della scuola democratica in Italia (per cui rinvio alle recensioni uscite su questa stessa [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[29,33,34,179,95],"class_list":["post-1053","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-discorsi","tag-didattica-della-letteratura","tag-la-ricerca","tag-loescher","tag-mario-lodi","tag-vanessa-roghi"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1053","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1053"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1053\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1054,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1053\/revisions\/1054"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1053"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1053"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.simonegiusti.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1053"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}